(AGENPARL) - Roma, 4 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Wed 04 March 2026 https://www.aduc.it/articolo/sanremo+chi+volete+voi+sal+vinci+tonypitony_40724.php
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Sanremo: chi volete voi, Sal Da Vinci o TonyPitony?
Nel linguaggio del sociologo francese Pierre Bourdieu, la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo non è solo un fatto musicale, ma un evento che mette in scena i meccanismi sociali del “gusto”. In “La distinzione. Critica sociale del gusto” (1979), Bourdieu mostra come le preferenze estetiche – anche quelle musicali – si distribuiscano nello stesso modo del capitale economico e culturale. Agli strati dotati di molto capitale scolastico e culturale corrisponde di norma un “gusto” che il sociologo definisce “legittimo”, orientato verso musica colta, difficile, distante dall’intrattenimento. Alle classi popolari e a parte dei ceti medi viene invece associato un gusto “popolare”, che privilegia melodia, immediatezza, utilità affettiva e sociale della musica. Il punto decisivo è che il gusto non è una pura scelta individuale, ma l’effetto di un habitus, cioè di un insieme di disposizioni incorporate, prodotto della storia sociale dei gruppi, che ci fa
percepire come “naturale” proprio ciò che è in realtà socialmente appreso.
Dentro questo quadro, il Festival di Sanremo funziona come un grande rito nazionale del gusto popolare. La vittoria di Sal Da Vinci con “Per sempre sì” – ballata melodica che porta all’Ariston una storia d’amore culminante nel matrimonio – segnala il trionfo di una certa idea di canzone italiana “classica”, sentimentale, fortemente radicata nella tradizione napoletana e nella forma della romanza d’amore.
Le cronache sottolineano il mix di romanticismo, tradizione e autenticità, e il ritorno al centro della “grande canzone melodica italiana”. Esattamente il tipo di musica che, nella griglia bourdieusiana, tende a essere associato al gusto popolare e medio, più che alle élite intellettuali. Questa canzone parla a un pubblico vasto, attraversa generazioni, si presta a essere canticchiata, dedicata, usata nei rituali familiari (matrimoni, feste). Tutte funzioni che Bourdieu riconduce alla dimensione pratica e relazionale del gusto musicale popolare, dove contano il ritmo, la riconoscibilità, la capacità di “fare compagnia”.
Ma l’Italia del dopo-Bourdieu non coincide più con uno schema rigido in cui ogni classe resta confinata al “suo” genere. Una parte delle classi superiori ha adottato, in anni recenti, un gusto più onnivoro, combinando musica colta, jazz, rock d’autore, canzone d’autore e persino forme selezionate di musica leggera. Apprezzare (o dichiarare di apprezzare) Sanremo, il neomelodico, il pop nazional-popolare può diventare allora per i ceti colti un nuovo stile di distinzione. Non più rifiutare il popolare in blocco, ma saperlo usare con ironia, distanza, competenza, distinguendo il “buon” melodico dall’usa e getta.
Nella prospettiva bourdieusiana, anche questa apertura resta una forma di investimento di capitale culturale. Per apprezzare davvero “Per sempre sì” “come élite” occorre collocarla in una storia (della canzone napoletana, del festival stesso, dell’italianità sentimentale), citarla, problematizzarla.
La vittoria di Sal Da Vinci, così, mette allo scoperto tre movimenti simultanei. Il consolidarsi di un gusto melodico popolare che trova in Sanremo il proprio luogo di consacrazione, l’uso mediatico di quel gusto come collante nazionale, capace di unire pubblico televisivo, social e stampa. E la possibilità, per i ceti culturalmente dotati, di riappropriarsi di questa musica trasformandola in oggetto di commento, ironia, curatela, playlist. In termini bourdieusiani, non è un semplice plebiscito estetico, ma un momento in cui si ridefiniscono temporaneamente le gerarchie simboliche. Una forma musicale che le élite tendono a classificare come minore viene consacrata da un’istituzione forte, accumulando capitale simbolico presso i ceti popolari e medi e offrendo alle classi alte un nuovo materiale da selezionare e rigerarchizzare.
Carlo Conti è un genio del nazional-popolare (tale e quale Pippo Baudo) perché nel suo Festival riesce a far convivere la vittoria di un neomelodico con l’esplosione mediatica di un personaggio trasgressivo come TonyPitony, che buca lo schermo mascherato in modo grottesco da Elvis Presley. TonyPitony è infatti l’esempio perfetto di come oggi un certo pop “demenziale” possa piacere allo stesso tempo alle élite culturali e ai giovanissimi, ma per ragioni profondamente diverse.
Gian Luigi Corinto, docente di Geografia e marketing agroalimentare Università Macerata, collaboratore Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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