(AGENPARL) - Roma, 15 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Thu 15 January 2026 Comune di Rimini
Ufficio Stampa
Rimini 15 gennaio 2026
comunicato stampa
La bellezza e l’incanto del male: al Teatro Galli il “Riccardo III” di Antonio Latella
affidato a Vinicio Marchioni
Il male non è un uomo zoppo, gobbo o malvagio, il male è vita, natura, divinità e si trova nella bellezza. Ribalta la visione della deformità del corpo quale metafora dell’oscurità del mondo il Riccardo III firmato da Antonio Latella, in scena per la Stagione di prosa del Teatro Galli di Rimini da venerdì 16 a domenica 18 gennaio (ore 21, domenica ore 16).
Latella affida a Vinicio Marchioni il celebre personaggio del sovrano disposto a tutto pur di conquistare il trono di Inghilterra, rovesciando però il tradizionale paradigma usato da Shakespeare dell’uomo tanto malvagio nell’animo, quanto difforme nell’aspetto fisico. Lontano dal cliché del gobbo assetato di potere, Riccardo infatti è un essere ‘opulento e ingannatore’, capace di incantare con le parole.
È la parola, infatti, il vero strumento con cui il protagonista soggioga e distrugge.
In questa visione il male non è disarmonia, ma bellezza accecante, seduzione, incanto: una forza vitale e naturale che affascina prima di distruggere. Una bellezza “fatta di relazioni pericolose, di giochi di seduzione continui – spiega Latella nelle note di regia – E, in questo, Riccardo III è il maggiore dei maestri. La sua battaglia non è per la corona, non è per l’ascesa al trono, ma è per la sottomissione del femminile, quando è proprio il femminile che gli darà scacco matto” sancita nel testo del Bardo dalla maledizione della Regina madre.
Lo spettacolo, con il testo adattato con la traduzione di Federico Bellini, mette al centro il potere performativo della parola shakespeariana, affidata a un cast che lo stesso Latella dice essere stato “ponderato in modo maniacale”, per restituire “a ogni personaggio letterario qualcosa di fortemente artistico. A tutti i miei collaboratori ho chiesto di dare bellezza al male e non bruttezza, perché́ chi tradì̀ il paradiso fu l’Angelo più bello”.
Le scene di Annelisa Zaccheria creano un giardino rigoglioso che ricorda l’Eden, ed è lì che fiorisce l’inganno. L’invito e intento di Latella è quindi di guardare “oltre l’esteriorità del male, cercando di percepirne l’incanto”.
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