(AGENPARL) - Roma, 22 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – mar 22 ottobre 2024 COMUNICATO STAMPA
Se le sfide ambientali della Preistoria
ci aiutano a capire il climate change oggi
A Firenze una mostra e tre giornate di studi per riflettere sul momento presente
guardando alle origini dell’umanità, tra nuove scoperte e reperti inediti
nell’ambito delle celebrazioni per i 70 anni dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria
Dal 24 ottobre 2024 al 12 gennaio 2025 un’esposizione diffusa tra il Museo Archeologico
Nazionale e il Museo di Antropologia e Etnologia racconterà, per la prima volta, il ritrovamento
di uno straordinario sito preistorico che, per 170.000 anni, ha custodito traccia
di come i nostri antenati hanno fronteggiato un ambiente in mutamento
In programma inoltre, dal 24 al 26 ottobre presso il Dipartimento di Biologia dell’Università degli
Studi di Firenze, un convegno per approfondire il modo in cui le società del più antico passato
hanno affrontato rischi e opportunità dai grandi cambiamenti climatici, tra nuove tecnologie
e modelli di sostenibilità
Firenze, 22 ottobre 2024 – In che modo i nostri antenati, già migliaia di anni fa, fronteggiavano i
mutamenti climatici e i fenomeni atmosferici estremi? Quali strategie di adattamento sono risultate
vincenti, e quanto le condizioni avverse contribuirono all’evoluzione tecnologica, alla creazione di nuovi
modelli di sostenibilità e, più in generale, all’avanzamento economico e culturale?
Saranno occasioni per leggere il presente guardando alle origini dell’umanità – attraverso nuove scoperte
e reperti inediti, mai esposti al pubblico prima d’ora – le iniziative promosse a Firenze dall’ Istituto Italiano
di Preistoria e Protostoria: polo d’eccellenza per lo studio del più remoto passato dell’umanità riconosciuto
dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che conta tra i circa 400 associati
66 musei, 47 tra soprintendenze e parchi archeologici e 32 dipartimenti universitari, con la direzione del
prof. Andrea Cardarelli, ordinario di preistoria e protostoria presso l’Università degli Studi di Roma “La
Sapienza”.
In programma una mostra, in apertura giovedì 24 ottobre tra il Museo di Antropologia e Etnologia e il
Museo Archeologico Nazionale di Firenze, con protagonista la scoperta di un eccezionale sito preistorico
nella Toscana meridionale, Poggetti Vecchi, che per oltre 170.000 anni ha custodito i resti monumentali di
una fauna estinta oltre ai più antichi strumenti in legno fabbricati dall’uomo mai rinvenuti in Italia e qui
esposti per la prima volta. Un esempio emblematico di come l’essere umano si sia adattato a un ambiente
in mutamento, alle soglie della penultima glaciazione, che sarà presentato in un allestimento dal titolo
“170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. I Neanderthal e la sfida del clima” a cura di Biancamaria Aranguren,
Silvia Florindi, Daniele Federico Maras, Daniela Puzio e Anna Revedin, col contributo di Regione Toscana e
Fondazione CR Firenze, in collaborazione con Museo Archeologico Nazionale di Firenze e Sistema Museale
d’Ateneo dell’Università di Firenze, in accordo con la Direzione regionale Musei nazionali Toscana
(vernissage ore 18.00 presso Museo di Antropologia e Etnologia dell’Università di Firenze, Palazzo
Nonfinito sala 18, visitabile fino al 12 gennaio 2025). Non solo: l’interazione uomo-ambiente sarà anche al
centro di “Rischio e risorsa. La risposta delle comunità preistoriche alle sfide ambientali”: tre giornate di
studi che dal 24 al 26 ottobre vedranno convergere da tutta Italia al Dipartimento di Biologia
dell’Università degli Studi di Firenze oltre 200 tra studiosi, docenti ed esperti di preistoria e protostoria –
quella fase dell’umanità che occupa il 99% della storia dell’uomo, la più lunga in assoluto, che precede la
nascita della scrittura. Più di 50 gli interventi in programma – su punti tra cui l’impatto delle popolazioni
sull’ambiente, sulle risorse e sul paesaggio; l’evoluzione delle tattiche di adattamento; la mobilità dei popoli
e l’importanza strategica di aree geografiche comunemente considerate estreme o marginali; i cambiamenti
nella dieta, nei valori e nell’identità in base alla situazione ambientale; elementi di vulnerabilità e modelli di
resilienza – per esplorare come i fattori ambientali e climatici, anche critici, possano da un lato aver
determinato conseguenze drammatiche, ma dall’altro aver innescato risposte innovative (info:
www.iipp.it).
LA MOSTRA
La mostra giunge a coronamento di un lungo processo di ricerca. Poggetti Vecchi, in provincia di Grosseto,
sorge ai piedi di una collina da cui sgorga una sorgente termale già frequentata, 170.000 anni fa, da
neanderthal ed elefanti antichi – alti fino a 4 metri e con zanne lunghe fino a 3 metri –, oggi estinti. A partire
dagli scavi del 2012, un’equipe composta da studiosi della Soprintendenza, dell’Istituto Italiano di Preistoria
e Protostoria e di varie università, è stata in grado di determinare non solo le condizioni climatiche
dell’epoca, in un periodo in cui le temperature si stavano progressivamente irrigidendo, ma anche il
paesaggio del sito, che grazie ai vapori tiepidi e alla presenza animale attrasse un gruppo umano, come
documentato non solo da numerose schegge di pietra, ma anche da bastoni di legno di bosso con tracce di
lavorazione a fuoco conservati straordinariamente quasi intatti. Strumenti da scavo che mostrano per la
prima volta l’avanzare di nuova tecnologia: l’utilizzo del fuoco per la lavorazione del legno che diverrà
essenziale per l’evoluzione umana. La proposta espositiva è organizzata in due sezioni: quella a Palazzo
Nonfinito intende valorizzare lo scavo di Poggetti Vecchi tramite ricostruzioni ambientali, tecnologie
digitali e copie 3D per immergersi in quel mondo lontano e rendere possibile ai visitatori toccare con mano
le riproduzioni fedeli degli straordinari ritrovamenti lignei. La sezione al Museo Archeologico Nazionale di
Firenze presenterà alcuni dei manufatti originali in legno, finora mai esposti a causa dell’estrema fragilità.
Un’occasione unica per scoprire lo stile di vita dei primi abitanti della Toscana, prima che i reperti vengano
rimessi in sicurezza in attesa di una musealizzazione definitiva.
IL CONVEGNO
Ci si può legittimamente chiedere se, e fino a che punto, si possa ricostruire una storia del rapporto fra
comunità umane e ambiente per un periodo così lungo e privo di fonti scritte. L’archeologia della preistoria
e protostoria è oggi divenuta materia multidisciplinare, e oltre al consolidato studio dei contesti di scavo e
dei manufatti prodotti dall’uomo dispone di una pluralità di approcci scientifici: dalla geoarcheologia
all’archeobotanica, dall’archeozoologia alla archeologia dei resti umani, dall’archeologia biomolecolare
all’archeogenetica. Il risultato è un amplissimo spettro di informazioni che consente di ricostruire il mondo
delle nostre origini e riportare alla luce – con lo studio di reperti e contesti archeologici, ma anche
attraverso analisi di laboratorio su pollini conservatisi per millenni, sui resti di fauna e microfauna e su DNA
antico – l’aspetto e lo sviluppo di ecosistemi antichi, della flora e della fauna che li caratterizzavano e di
come l’umanità li abbia attraversati, trasformandoli e trasformandosi. Da qui prenderanno le mosse gli
interventi del convegno: tra i casi studio, oltre a quello di Poggetti Vecchi, ampio spazio sarà dedicato alle
società di cacciatori raccoglitori del Paleolitico e Mesolitico, ma anche alle prime società agricole del
Neolitico, che dopo la fine delle glaciazioni furono capaci di produrre cibo oltre che in grado di sostentare
comunità di villaggio demograficamente più ampie. Accanto a situazioni di adattamento, resilienza e
innovazione vi furono casi di collassi di interi sistemi culturali. Emblematico è quello della società delle
Terramare, al centro della Pianura Padana nei secoli centrali del II millennio a.C. L’area, ricca di risorse e
dall’economia fiorente, subì nella tarda età del Bronzo, tra il 1200 e il 1150 a.C., una crisi produttiva
probabilmente causata da un clima più arido e dall’eccessivo sfruttamento dei suoli. Il cambiamento sfociò
nel crollo del sistema economico e sociale, provocando un sostanziale abbandono della pianura. Un impatto
drammatico che ebbe conseguenze meno impattanti nelle aree marginali sulle montagne limitrofe, dove
l’economia e la consistenza demografica non avevano raggiunto i livelli della pianura. Il caso delle Terramare
dimostra che le conseguenze delle modificazioni climatiche sono profondamente correlate ai modelli
economici adottati e all’uso del territorio, una lezione che dovremmo tenere presente anche per l’oggi.
LE DICHIARAZIONI
”Salutiamo con grande emozione – dichiara Bernabò Bocca, Presidente di Fondazione CR Firenze – il
compleanno di una delle eccellenze che fanno onore alla nostra città. Le ricerche compiute in questi
decenni e la straordinarietà della mostra certificano, ancora una volta, l’importanza di questa Istituzione
riconosciuta e stimata a livello nazionale. I temi trattati ci aiutano a comprendere quanto gli studi del nostro
passato più remoto possano essere utili e preziosi per affrontare le grandi emergenze del nostro tempo. A
cominciare dai drammatici cambiamenti climatici degli ultimi anni. Siamo certi che i contributi che
emergeranno in queste giornate saranno preziosi per tutta la comunità scientifica mondiale”.
“Questa iniziativa è una splendida occasione – commenta Daniele Federico Maras, direttore del Museo
Archeologico Nazionale di Firenze – per dare un segnale concreto del gemellaggio che ci unisce ormai da
diversi anni all’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e per offrire al pubblico l’opportunità sensazionale
di entrare in contatto diretto con oggetti provenienti da un passato antichissimo. È un vero onore per noi
partecipare a un’esperienza di incontro con quelli che amo definire i ‘primi Toscani’, che riescono ancora
oggi a insegnare a noi come trasformare una dura sfida ambientale in un’occasione per introdurre una
nuova tecnologia sostenibile in grado di salvare il futuro dell’umanità. Non a caso, la traccia della portata
rivoluzionaria di quel primo avanzamento tecnologico è rimasta scolpita nella memoria collettiva dei nostri
antenati, attraverso la mitologia, come viene raccontato nel percorso espositivo. Gli eventi di questi giorni
sono inoltre di ottimo auspicio per il Museo, che parte proprio dalla mostra per rilanciare la propria attività
nella fase di grandi lavori di rinnovamento che lo vedrà impegnato per tutto il 2025 e oltre, con la
ristrutturazione e il riallestimento di gran parte delle sale espositive”.
“Questa iniziativa – dice Marco Benvenuti, presidente del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino –
rappresenta un esempio di collaborazione virtuosa fra grandi istituzioni culturali della nostra città. Sono
molto contento che, per celebrare il settantesimo anniversario dell’Istituto Italiano di Preistoria e
Protostoria, nell’ambito del Centenario dell’Università di Firenze, il Sistema Museale dell’Ateneo ospiti in
una sala del Museo di Antropologia e Etnologia di Palazzo Nonfinito ricostruzioni digitali e copie degli
eccezionali manufatti degli scavi di Poggetti Vecchi. Con questa bella iniziativa si rinsalda altresì l’antico e
storico legame tra il Museo e l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, nel solco delle vicende storiche
che, fin dagli inizi del Novecento, hanno segnato lo sviluppo proprio a Firenze delle discipline di
Paleontologia Umana”.
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