(AGENPARL) - Roma, 10 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – gio 10 ottobre 2024 ENI FA CAUSA PER DIFFAMAZIONE A GREENPEACE ITALIA E RECOMMON. LE
ORGANIZZAZIONI: «NON CI FAREMO INTIMIDIRE, CONTINUEREMO A DENUNCIARE LE
RESPONSABILITÀ DI ENI NELLA CRISI CLIMATICA»
l’atto di citazione per presunta diffamazione che l’azienda del gas e del
petrolio aveva prospettato in due occasioni, avviando nei mesi scorsi degli
iter di mediazione, nei confronti di Greenpeace Italia e ReCommon. ENI ha
citato in giudizio le due organizzazioni perché, a suo dire, avrebbero
messo in piedi “una campagna d’odio” nei confronti dell’azienda. Le due
organizzazioni stigmatizzano l’attacco giudiziario di ENI come un tentativo
per spostare l’attenzione dalla Giusta Causa da loro intentata contro
l’azienda nel maggio 2023 ed ora pendente davanti alle Sezioni Unite civili
della Corte di Cassazione.
Mentre gli eventi climatici estremi diventano sempre più violenti e
frequenti, in Italia assistiamo dunque a un paradosso: lottare contro la
crisi climatica sta diventando sempre più pericoloso per chiunque –
comunità scientifica, associazioni ambientaliste e singoli cittadini –
provi a mettere in luce le responsabilità dell’industria dei combustibili
fossili. Gli spazi democratici per questo genere di denunce si restringono
sempre più: dai decreti governativi contro le proteste nonviolente, alle
censure mediatiche nei confronti di scienziati o esponenti della società
civile. A questo si sommano le cause intimidatorie promosse dalle compagnie
dell’oil&gas, con ENI in prima linea: una delle tattiche legali più comuni
utilizzate dalle aziende fossili per silenziare ogni critica verso il loro
operato che contribuisce gravemente al degrado ambientale e alla crisi
climatica.
«Le aziende fossili come ENI, cercando di zittire ogni voce che si leva in
difesa del clima, non solo aggravano la crisi ambientale, ma minacciano
alcuni pilastri fondamentali per la nostra società: la libertà di
espressione e il diritto a un ambiente integro e vivibile», dichiarano
Greenpeace Italia e ReCommon. «Nonostante questi tentativi intimidatori, la
nostra determinazione nel difendere il pianeta resta incrollabile. Non ci
fermeranno, continueremo a smascherare verità scomode per le aziende come
ENI, informando e mobilitando la cittadinanza su ciò che loro cercano di
nascondere», concludono le organizzazioni.
Cause analoghe a quelle che ENI sta muovendo contro Greenpeace Italia e
ReCommon vengono denominate SLAPP (*Strategic Lawsuit Against Public
Participation*, o cause strategiche contro la pubblica partecipazione). Si
tratta di cause civili – conosciute anche come querele temerarie – che
sebbene siano spesso basate su accuse infondate, sono intentate da grandi
gruppi di potere per disincentivare la protesta pubblica, sottraendo tempo
o risorse economiche alle parti chiamate in causa, impedendogli di
continuare la loro azione di denuncia perché costrette a difendersi da
accuse strumentali. In altre parole, si tratta di uno stratagemma ormai ben
collaudato per soffocare sul nascere ogni critica e ogni forma di protesta,
ma che Greenpeace e ReCommon conoscono bene e che non fermerà la richiesta
di abbandonare il gas e il petrolio, per dare un reale contributo alla
transizione energetica di cui il nostro Paese e l’intero pianeta hanno
urgente bisogno.
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