(AGENPARL) - Roma, 15 Ottobre 2026 - Caro carburanti, costi di produzione e redditi agricoli al centro delle iniziative. Cia davanti a Montecitorio, mentre in Calabria e sul Gargano vengono annunciati nuovi appuntamenti.
ROMA — Costi in aumento e ricavi insufficienti: è la denuncia che accomuna le proteste degli agricoltori in diverse aree d’Italia. Dalla mobilitazione nazionale di Cia-Agricoltori Italiani davanti a Montecitorio alle iniziative territoriali nel Mezzogiorno, le richieste riguardano la sostenibilità economica delle aziende e il riconoscimento del lavoro agricolo lungo la filiera.
Cia a Montecitorio: la protesta riprende il 20 ottobre
La mobilitazione di Cia è iniziata il 13 ottobre con lo slogan «I conti non tornano». L’organizzazione denuncia una distanza crescente tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli pagati dai consumatori, aggravata dai rincari di energia e carburanti.
Dopo gli appuntamenti del 13 e 14 ottobre, il calendario diffuso prevede altri presidi il 20, 21 e 22 ottobre. Tra i temi sollevati figurano anche il futuro della Politica agricola comune e la tutela delle aree interne.
In Calabria annunciati quattro presidi fissi
In Calabria, il Comitato Promotore–Movimento Popolare Nazionale ha annunciato dal 16 ottobre quattro postazioni: porto di Gioia Tauro, area aeroportuale di Lamezia Terme, scalo di San Marco Argentano e depositi di carburante di Vibo Marina.
I promotori indicano inoltre un’azione con gli autotrasportatori dal 21 ottobre e una manifestazione a Roma il 27. Si tratta di iniziative annunciate, le cui modalità operative dovranno essere definite sul territorio.
La protesta coinvolge anche la pesca. A Corigliano-Rossano, un sit-in ha riunito pescatori, agricoltori e allevatori contro l’aumento delle spese. Le testimonianze raccolte descrivono difficoltà nel sostenere il costo del gasolio e nel proseguire le attività.
Sul Gargano si mobilitano gli olivicoltori
Per venerdì 16 ottobre, il Comitato spontaneo olivicolo della Piana di Macchia ha annunciato una protesta dalle 6 alle 18. Al centro figurano il rincaro del carburante agricolo e la diminuzione del prezzo dell’olio, che i promotori affermano essersi dimezzato.
Il timore espresso è che la riduzione dei ricavi, unita alle maggiori spese, comprometta la continuità delle imprese, soprattutto di quelle familiari.
Le mobilitazioni hanno promotori e calendari differenti, ma condividono una richiesta: riportare il reddito agricolo al centro delle decisioni pubbliche. Per le aziende coinvolte, la questione riguarda la possibilità di continuare a produrre senza accumulare perdite.
