(AGENPARL) - Roma, 10 Ottobre 2026 - "Abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Padova per chiedere di verificare la legittimità delle attività della Camera Arbitrale Islamica Italiana e la loro piena conformità all'ordinamento giuridico italiano. Il rispetto della libertà religiosa non può tradursi nell'introduzione di sistemi normativi alternativi ai principi e alle leggi della Repubblica. Lo Stato italiano non riconosce la Shari'a come ordinamento giuridico applicabile in quanto tale. Si tratta di un insieme di interpretazioni precettive e confessionali della legge coranica che non costituisce un sistema normativo codificato e omogeneo. Il richiamo a tali precetti in un organismo arbitrale operante sul territorio nazionale solleva quindi interrogativi sulla compatibilità con i limiti previsti dal codice di procedura civile e sul rischio di introdurre una forma di giurisdizione confessionale parallela, priva di autonoma legittimazione nell'ordinamento italiano. Prendiamo atto delle dichiarazioni diffuse ieri dal presidente Omar Vanin, secondo cui la Camera arbitrale non sarebbe un tribunale e non eserciterebbe una giustizia alternativa. Proprio per questo chiediamo che siano esaminati il regolamento e l'attività concretamente svolta, verificando che siano sempre garantiti i diritti indisponibili, il principio di uguaglianza e i diritti fondamentali della persona. In Italia la legge è uguale per tutti: nessuna appartenenza religiosa può giustificare deroghe ai principi della nostra Costituzione".
Lo dichiarano i deputati di Fratelli d'Italia Sara Kelany, responsabile del Dipartimento Immigrazione del partito, ed Elisabetta Gardini, vicecapogruppo alla Camera.
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