(AGENPARL) - Roma, 28 Settembre 2026 - Voglio partire da una premessa molto chiara: non intendo criminalizzare i ragazzi e tantomeno generalizzare. Se tanti giovani scelgono quell'area per ritrovarsi, esiste evidentemente anche un tema di spazi, luoghi di aggregazione e occasioni che una città deve essere capace di offrire loro.
Ma comprendere il fenomeno non significa far finta che non esista un limite.
Non stiamo parlando della normale presenza di ragazzi in una piazza. Stiamo parlando di comportamenti che, quando diventano sistematici e si protraggono fino a notte fonda, finiscono inevitabilmente per incidere sulla vita di chi abita lì.
E c'è anche un altro aspetto che non va sottovalutato. Quando alcuni residenti provano a chiedere maggiore attenzione e rispetto, non sempre trovano dall'altra parte disponibilità al confronto: vengono segnalati atteggiamenti di sfida, riprese con i telefoni e reazioni che certamente non contribuiscono a rasserenare una situazione già esasperata.
Lo stesso problema può presentarsi quando intervengono le forze dell'ordine e alcuni ragazzi si rifiutano di fornire documenti o generalità. È evidente che anche questo rende più complesso qualsiasi intervento e dimostra quanto sia necessario affrontare la questione in maniera coordinata.
Per questo occorre smettere di affrontare il problema con piccoli aggiustamenti logistici. Spostare la sosta dei motorini da un punto a un altro a poche decine di metri di distanza non significa averlo risolto.
Il Comune dispone di strumenti propri e deve utilizzarli: organizzazione e regolamentazione degli spazi, illuminazione, videosorveglianza dove necessaria, controllo della Polizia municipale, interventi sul disturbo della quiete pubblica e, soprattutto, una presenza visibile nelle fasce orarie nelle quali il fenomeno si manifesta.
Ci sono poi aspetti che evidentemente non possono essere affrontati dal Comune da solo e richiedono il coordinamento con Prefettura e forze dell'ordine.
È proprio per questo che ho già interessato il Prefetto, chiedendo che la situazione venga affrontata in modo coordinato e che si individui una risposta realmente efficace.
Non si tratta di scegliere tra i giovani e i residenti.
Una città deve saper garantire entrambe le cose: ai ragazzi luoghi nei quali incontrarsi e vivere la propria socialità, e a chi abita in quella zona il diritto elementare alla tranquillità e al riposo.
Perché la libertà di stare insieme è sacrosanta. Ma dopo una certa ora non può significare che decine di famiglie siano costrette a non dormire dentro casa propria.
Dopo anni di segnalazioni, siamo arrivati al punto in cui non servono più interventi cosmetici. Serve che l'amministrazione affronti il problema, utilizzi fino in fondo gli strumenti che ha e lavori insieme alle altre istituzioni per quelli che richiedono un livello diverso di intervento.
I residenti non stanno chiedendo l'impossibile. Stanno chiedendo semplicemente che le regole valgano anche di notte».
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