(AGENPARL) - Roma, 20 Settembre 2026 - La Repubblica Islamica dell’Iran ha ufficialmente trasmesso le proprie condizioni strategiche agli Stati Uniti tramite canali diplomatici intermediari. A ribadirlo con fermezza è stato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, durante una sessione parlamentare domenicale, ponendo l’accento sulla fermezza della linea di Teheran in merito alla gestione delle rotte marittime strategiche e ai rapporti con Washington.
La posizione sullo Stretto di Hormuz e le richieste a Washington
Nel suo intervento, Qalibaf ha definito le posizioni diplomatiche iraniane “chiare, razionali e non negoziabili”, avvertendo che l’interruzione della navigazione e la chiusura dello Stretto di Hormuz rimarranno tali fino a quando non saranno soddisfatte richieste precise.
In particolare, Teheran subordina la normalizzazione dei passaggi e l’eventuale ripresa dei negoziati al pieno riconoscimento dei diritti legittimi della nazione iraniana e all’effettivo rispetto degli impegni assunti dalla controparte statunitense. “Il percorso dell’inganno e dell’imposizione unilaterale è chiuso” – ha dichiarato il capo del Parlamento, sottolineando che ogni apertura è vincolata al rispetto di tali parametri.
La dottrina della “resistenza attiva” e il rifiuto della dicotomia guerra-negoziati
Analizzando il quadro strategico e militare, Qalibaf ha respinto la narrazione secondo cui l’Iran sarebbe costretto a scegliere tra il conflitto armato e il tavolo negoziale. Secondo la visione dell’apparato politico-militare iraniano, le due dimensioni non sono alternative esclusive: l’approccio corretto prevede la capacità di “combattere e negoziare” contestualmente.
Ciò si traduce nell’impiego della forza e delle capacità militari nazionali quando la difesa del Paese lo richiede, affiancato dall’uso della diplomazia per consolidare i risultati geopolitici ottenuti sul campo una volta che l’avversario si trova in una posizione di debolezza.
Verso un nuovo ordine regionale in Asia occidentale
Le dichiarazioni di Qalibaf si inseriscono in un disegno geopolitico più ampio che mira a ridefinire gli equilibri dell’area. Secondo Teheran, il sistema di influenza guidato dagli Stati Uniti in Asia occidentale avrebbe ormai esaurito la sua spinta, registrando un progressivo collasso strutturale. Di conseguenza, l’invito rivolto alle nazioni musulmane della regione è quello di attivarsi per gettare le basi di un nuovo ordine geopolitico ed economico autonomo, sganciato dalle logiche unipolari del passato.
