(AGENPARL) - Roma, 19 Settembre 2026 - Formare competenze non basta. La vera sfida è trasformarle in lavoro, innovazione e capacità del territorio di trattenere — e possibilmente richiamare — capitale umano. È su questo terreno che la Basilicata prova a costruire una politica di sviluppo capace di mettere in relazione giovani, imprese, tecnologie e sistema della formazione.
MT Academy nasce dentro questa prospettiva. Non semplicemente corsi di specializzazione, ma un modello nel quale i percorsi vengono costruiti partendo dai fabbisogni reali delle imprese, con partner industriali e tecnologici coinvolti direttamente nella formazione, nei project work e nel confronto con i partecipanti.
I primi risultati delineano una sperimentazione ancora circoscritta, ma significativa. Nelle prime tre edizioni sono state coinvolte 48 persone: 18 risultano oggi occupate e la quasi totalità lavora in Basilicata, prevalentemente in imprese lucane; altre 15 stanno proseguendo gli studi o percorsi di specializzazione.
Ora, con la nuova Academy dedicata alla cybersecurity, il modello affronta uno dei settori tecnologici più strategici. Ma dietro la formazione dei nuovi Cybersecurity Analyst si intravede una questione molto più ampia: può una regione come la Basilicata costruire un ecosistema fortemente connesso tra imprese, Università, ITS, ricerca, startup, Casa delle Tecnologie Emergenti e grandi operatori tecnologici?
È qui che la formazione incrocia la politica industriale. Perché il tema non riguarda soltanto quanti giovani vengono formati, ma quanti trovano lavoro, quante competenze restano sul territorio, quanto crescono le imprese lucane e quanto la disponibilità di professionalità specialistiche può contribuire ad attrarre nuovi investimenti.
La questione assume ancora maggiore rilevanza in una fase nella quale la Basilicata deve confrontarsi con trasformazioni profonde del proprio apparato produttivo, a partire dalla transizione della filiera automotive di Melfi. Nella prospettiva delineata da Sviluppo Basilicata, cybersecurity, intelligenza artificiale, digitalizzazione, automazione e transizione energetica possono rappresentare non soltanto nuovi ambiti economici, ma tecnologie trasversali attraverso le quali aumentare la competitività delle imprese già presenti nella regione.
Ne abbiamo parlato con Gabriella Megale, amministratore unico di Sviluppo Basilicata, partendo da una domanda decisiva: quando un’Academy smette di essere soltanto formazione e diventa uno strumento di politica industriale?
Domanda. Uno dei problemi strutturali della Basilicata è trasformare la formazione dei giovani in opportunità professionali capaci di trattenerli sul territorio. Quali risultati concreti dovrà produrre MT Academy perché possa essere considerata non soltanto un progetto formativo, ma uno strumento efficace di politica industriale e occupazionale regionale?
Gabriella Megale. «Il modello di MT Academy, che stiamo sperimentando da poco più di un anno, è sicuramente innovativo. Non soltanto percorsi di specializzazione, ma competenze costruite insieme alle imprese e pensate per il lavoro che verrà.
È dunque uno strumento di politica industriale e occupazionale che prova ad agire contemporaneamente su due esigenze: offrire ai giovani competenze realmente spendibili e aiutare le imprese a trovare professionalità sempre più difficili da reperire.
È una direzione che oggi ritroviamo anche nel dibattito nazionale. Il recente Quaderno del Comitato Nazionale per la Produttività del CNEL, realizzato con Assoknowledge, indica proprio le Academy d’impresa come una leva per la produttività del Paese. E non è un fenomeno marginale: in Italia le Academy d’impresa sono passate da 25 nel 2010 a oltre 230 nel 2024.
In Basilicata stiamo sperimentando una formula in parte diversa, perché costruiamo un luogo di incontro tra partner industriali, imprese del territorio, giovani e istituzioni.
I primi risultati ci incoraggiano a proseguire, senza facili entusiasmi. Nelle prime tre edizioni abbiamo coinvolto 48 persone: 18 risultano oggi occupate e la quasi totalità lavora in Basilicata, prevalentemente in imprese lucane; altri 15 stanno proseguendo gli studi o percorsi di specializzazione e molti frequentano Informatica all’Università della Basilicata.
Sono ancora numeri contenuti, ma ci interessa soprattutto la direzione: creare qui competenze che possano essere utilizzate qui.
È questa, nel tempo, la misura con cui dovremo valutare MT Academy: non soltanto quante persone formiamo, ma quante opportunità professionali e quanta capacità di innovazione riusciamo a generare per il territorio».
Domanda. La cybersecurity richiede professionalità molto specializzate e le imprese segnalano una crescente necessità di competenze digitali. Come individuate, insieme alle aziende, i profili sui quali costruire le Academy e quali meccanismi utilizzate per evitare una distanza tra ciò che viene insegnato e le reali esigenze del mercato del lavoro?
Gabriella Megale. «Il punto di partenza sono i fabbisogni delle imprese. In molti settori, e in particolare in quelli tecnologici, esiste una difficoltà crescente nel trovare professionalità con competenze adeguate.
Per questo con MT Academy cerchiamo di partire dalla domanda: ascoltiamo le imprese e i partner industriali, individuiamo le competenze richieste e su queste costruiamo i percorsi.
C’è però un altro elemento che l’esperienza di questi due anni ci ha fatto comprendere. Molti dei giovani che siamo riusciti ad attrarre sono lucani, diplomati o laureati in Basilicata, spesso ancora impegnati negli studi universitari. Abbiamo avuto anche persone che hanno scelto di rientrare dopo esperienze di studio o di lavoro in altre regioni italiane o all’estero.
Questo ci dice che sul territorio esiste un capitale umano sul quale vale la pena investire e che possiamo anche provare a recuperare competenze che nel tempo si sono spostate altrove.
Un altro aspetto che consideriamo importante è la scelta di svolgere l’Academy prevalentemente in presenza. Potrebbe sembrare quasi una scelta in controtendenza per una formazione dedicata al digitale, ma il riscontro dei partecipanti ci dice che rappresenta un valore aggiunto.
Per diverse settimane i giovani studiano e lavorano insieme, incontrano docenti, professionisti e imprese, sviluppano project work e costruiscono relazioni tra loro. Non acquisiscono quindi soltanto competenze tecniche: entrano in una comunità professionale.
Da questo punto di vista la partnership con la Casa delle Tecnologie Emergenti di Matera si è dimostrata particolarmente funzionale. La CTE non è semplicemente la sede fisica dell’Academy: è un luogo dedicato alla sperimentazione e alle nuove tecnologie, nel quale formazione, imprese, innovatori e progetti possono incontrarsi. È esattamente l’ambiente di cui un’iniziativa come questa ha bisogno.
Infine, le imprese non intervengono soltanto alla conclusione del percorso. Entrano nell’Academy con casi d’uso, project work e problemi concreti sui quali i partecipanti possono lavorare.
È questo insieme di elementi — fabbisogni delle imprese, formazione specialistica, presenza, tecnologie e relazione diretta con il sistema produttivo — che cerchiamo di utilizzare per ridurre la distanza tra ciò che si impara e ciò che il mercato del lavoro effettivamente richiede.
La nuova Academy sulla cybersecurity prosegue esattamente in questa direzione: cambiano le competenze tecnologiche, ma resta il metodo».
Domanda. Se l’obiettivo è attrarre investimenti e, contemporaneamente, ridurre la fuoriuscita di capitale umano, quale modello vuole costruire Sviluppo Basilicata dopo questa Academy? Possiamo immaginare una rete stabile tra imprese tecnologiche, formazione, Casa delle Tecnologie Emergenti e sistema produttivo regionale capace di generare nel tempo nuovi posti di lavoro ad alta qualificazione?
Gabriella Megale. «MT Academy è stata ed è un’operazione complessa, perché ha richiesto di mettere insieme formazione, imprese, grandi partner tecnologici, istituzioni e infrastrutture per l’innovazione. Ma proprio questa complessità rappresenta uno degli aspetti più interessanti del modello e i risultati ottenuti finora ci dicono che è una strada sulla quale vale la pena continuare a investire.
È un modello che guarda anche al futuro della formazione. I paradigmi tradizionali, da soli, non riescono più a rispondere alla velocità con cui cambiano tecnologie, professioni e fabbisogni delle imprese. Dobbiamo quindi costruire percorsi più flessibili, nei quali formazione, sperimentazione e lavoro dialoghino continuamente.
Il passo successivo non è superare MT Academy, ma rafforzarla e allargare progressivamente questa cooperazione.
Ci auguriamo, ad esempio, di costruire un rapporto sempre più strutturato con l’Università della Basilicata, con gli ITS e con gli altri soggetti della formazione e della ricerca, insieme ai cluster, alle imprese, alle startup, alla Casa delle Tecnologie Emergenti e ai grandi operatori tecnologici.
In questo senso MT Academy può diventare uno degli strumenti attraverso cui continuare a rafforzare il sistema regionale dell’innovazione e integrare con strumenti innovativi la Strategia di Specializzazione Intelligente della Basilicata. La S3 ci indica infatti gli ambiti nei quali concentrare competenze, ricerca, innovazione e investimenti, partendo dalle vocazioni produttive e tecnologiche della regione.
Dobbiamo farlo anche guardando alle trasformazioni che stanno attraversando alcuni dei nostri settori più importanti. La crisi dell’automotive, e in particolare la transizione della filiera di Melfi, ci ricorda quanto sia rischioso per un territorio dipendere eccessivamente da poche grandi specializzazioni. Ma una fase di trasformazione può anche diventare un’occasione per accompagnare le imprese verso nuove tecnologie, nuovi mercati e una maggiore diversificazione.
Digitalizzazione, intelligenza artificiale, cybersecurity, automazione e transizione energetica possono essere, da questo punto di vista, non soltanto nuovi settori economici, ma tecnologie trasversali attraverso le quali rendere più competitive anche le imprese che già operano in Basilicata.
Parallelamente dobbiamo accompagnare la nascita di nuove imprese e soprattutto sostenere la crescita di quelle realtà lucane che hanno già dimostrato capacità di innovazione e potenzialità di mercato. Spesso abbiamo piccole imprese molto interessanti che hanno bisogno di competenze, capitali, tecnologie e relazioni per compiere un salto dimensionale.
Ed è qui che immagino possano nascere vere comunità dell’innovazione: non nuove strutture burocratiche, ma reti operative tra imprese, cluster, università, ITS, ricerca, istituzioni e competenze professionali, costruite intorno a problemi e opportunità concrete.
Questo modello può avere un valore particolare anche nelle aree interne. L’innovazione non deve concentrarsi soltanto nei principali centri urbani. Digitale, nuovi modelli di lavoro e servizi tecnologici possono consentire anche a territori più piccoli di ospitare attività economiche, nuove imprese e professionalità qualificate.
È questa la prospettiva nella quale vedo MT Academy: non semplicemente un programma di formazione, ma un laboratorio nel quale stiamo già sperimentando un modo diverso di mettere insieme persone, imprese, tecnologie e territorio.
Se riusciremo progressivamente ad allargare questa rete, potremo utilizzarla non soltanto per formare e trattenere competenze, ma anche per far crescere le nostre imprese, generarne di nuove e presentarci a chi vuole investire in Basilicata con qualcosa di più di un incentivo: un sistema territoriale capace di accompagnare concretamente un progetto di innovazione e di investimento».
«Un modello aperto che può collegare la Basilicata ad altri territori»
Gabriella Megale. «C’è infine un’ulteriore prospettiva sulla quale credo valga la pena lavorare. Se il modello continuerà a dimostrare la propria efficacia, MT Academy può diventare anche un’esperienza da condividere con altri territori.
Non penso semplicemente alla replica dello stesso progetto, ma alla possibilità di costruire collaborazioni tra Regioni che abbiano specializzazioni produttive e tecnologiche complementari, mettendo in comune imprese, competenze, tecnologie e casi d’uso.
È una direzione coerente anche con ciò che sta avvenendo a livello europeo, dove si stanno rafforzando le reti tra ecosistemi regionali dell’innovazione e le Academy dedicate alle competenze strategiche, dall’intelligenza artificiale alla cybersecurity.
E dovremo progressivamente ampliare anche i destinatari. La transizione digitale non riguarda soltanto chi deve entrare nel mercato del lavoro: riguarda lavoratori che devono aggiornare le proprie competenze, imprenditori, management e piccole e medie imprese che devono comprendere e adottare nuove tecnologie.
Per questo vedo MT Academy non come un format chiuso, ma come un modello aperto, che può evolvere, collegarsi all’Università e agli ITS, raggiungere maggiormente le aree interne e cooperare con altre Regioni.
La Basilicata può mettere a disposizione l’esperienza che sta maturando e, allo stesso tempo, aprirsi alle competenze e alle esperienze degli altri territori. Per una regione piccola, essere fortemente connessa può diventare una parte importante della propria capacità di innovare».
