(AGENPARL) - Roma, 20 Agosto 2026 - La ricostruzione della Libia non può essere ridotta alla ricerca di un nuovo compromesso politico, alla riunificazione formale delle istituzioni o all’organizzazione delle elezioni. Dopo anni di transizioni, divisioni e instabilità, la questione decisiva è un’altra: riportare lo Stato nella vita quotidiana dei cittadini e trasformare l’unità politica in servizi, opportunità, sviluppo e istituzioni capaci di rispondere delle proprie decisioni.
È questo il filo conduttore della visione delineata da Mohamed Al-Mazoughi. Al centro non c’è soltanto il superamento della frammentazione politica, ma la costruzione di un modello di Stato nel quale l’efficienza dell’azione pubblica possa essere concretamente misurata. Elettricità, acqua, sanità, istruzione, trasporti, pubblica amministrazione, occupazione giovanile e gestione delle risorse diventano così parti di una stessa questione: quale Stato vuole costruire la Libia dopo la lunga stagione della transizione?
Lo Stato torna credibile quando funziona
La prima sfida riguarda i servizi pubblici. Per Al-Mazoughi, il successo di un governo non dovrebbe essere valutato sulla base del numero di riunioni organizzate, delle decisioni annunciate o dei programmi presentati, ma attraverso ciò che cambia concretamente nella vita delle persone.
È un cambio di prospettiva importante. La legittimità dello Stato non deriverebbe soltanto dall’architettura istituzionale, ma dalla sua capacità di garantire continuità dell’elettricità e dell’acqua, ospedali funzionanti, medicinali disponibili, scuole efficienti, trasporti e procedure amministrative accessibili.
Da qui nasce la proposta di rendere misurabile l’azione di governo. Disponibilità di acqua ed energia, tempi di attesa negli ospedali, presenza dei farmaci, frequenza scolastica, velocità delle procedure amministrative, avanzamento delle opere pubbliche e utilizzo delle risorse dovrebbero diventare indicatori pubblici.
La conseguenza politica di questo modello è evidente: il cittadino non sarebbe più chiamato semplicemente a credere alle promesse del governo, ma avrebbe gli strumenti per verificarne i risultati. La trasparenza diventerebbe così una forma di responsabilità politica.
Giovani libici protagonisti, non semplici destinatari delle politiche
Un secondo pilastro riguarda le nuove generazioni. Una parte significativa dei giovani libici è cresciuta in un Paese segnato dall’instabilità, dalla frammentazione istituzionale e da una transizione politica apparentemente permanente.
Per Al-Mazoughi, le priorità sono chiare: occupazione, istruzione e competenze, indipendenza economica, accesso alla casa e possibilità di fare impresa. Ma il punto politicamente più significativo della sua proposta riguarda il metodo.
Una strategia nazionale per la gioventù, nella sua impostazione, non dovrebbe essere costruita nei ministeri per essere successivamente presentata ai giovani come un programma già definito. Dovrebbe essere elaborata con i giovani, riconoscendo loro una presenza effettiva nei processi decisionali, nelle istituzioni, nei programmi economici e nella definizione delle politiche che riguardano il futuro del Paese.
Il principio è quello di superare una concezione assistenziale del rapporto tra Stato e nuove generazioni. Non uno Stato dal quale attendere esclusivamente un impiego pubblico, ma istituzioni capaci di creare le condizioni affinché i giovani possano formarsi, produrre, innovare, investire e costruire imprese.
La questione giovanile diventa quindi parte integrante della trasformazione del modello economico libico.
Sanità digitale: sapere dove viene speso ogni dinaro
La stessa filosofia viene applicata alla sanità. Al-Mazoughi propone la costruzione di un sistema sanitario digitale nazionale unificato, capace di collegare ospedali e centri sanitari e permettere allo Stato di conoscere in tempo reale la situazione delle diverse strutture.
L’obiettivo è poter rispondere ad alcune domande essenziali: dove vengono spese le risorse? Che cosa viene acquistato? Quali medicinali sono effettivamente disponibili? Quanto personale è operativo? Quali prestazioni vengono erogate ai cittadini?
Digitalizzare, in questa prospettiva, non significa semplicemente sostituire documenti cartacei con sistemi informatici. Significa creare una nuova infrastruttura di controllo, trasparenza e responsabilità.
Spesa, approvvigionamenti, farmaci, personale, inventari e qualità delle prestazioni potrebbero essere sottoposti a monitoraggio continuo, permettendo di individuare inefficienze e anomalie prima che si trasformino in emergenze.
La tecnologia diventerebbe quindi anche uno strumento contro sprechi e corruzione.
Una riforma economica che non faccia pagare il conto ai cittadini
Il passaggio più delicato riguarda inevitabilmente l’economia. La Libia deve mantenere la stabilità finanziaria e contemporaneamente affrontare alcune delle debolezze strutturali del proprio modello: dipendenza dagli idrocarburi, peso dell’occupazione pubblica, sistema dei sussidi, frammentazione della spesa e necessità di rendere più trasparente la gestione delle entrate petrolifere.
La linea indicata da Al-Mazoughi parte da un principio: riformare lo Stato prima di chiedere ai cittadini di sostenere il costo delle sue inefficienze.
Tre sono le direttrici principali.
La prima è l’unificazione del bilancio nazionale, delle istituzioni finanziarie e della spesa pubblica sotto regole comuni e trasparenti. La seconda riguarda una riforma graduale dei sussidi, con il passaggio verso forme di sostegno diretto e mirato, evitando che la trasformazione produca uno shock sociale. La terza consiste nella progressiva riduzione della dipendenza dal petrolio e dall’occupazione pubblica attraverso lo sviluppo del settore privato, della produzione e degli investimenti.
Il nodo delle risorse petrolifere resta centrale. Il principio sostenuto è che il petrolio appartenga a tutti i libici e che, di conseguenza, entrate e spesa debbano essere sottoposte a regole trasparenti e a controlli effettivi.
Tripolitania, Cirenaica e Fezzan dentro un unico progetto nazionale
In una Libia ancora attraversata da profonde divisioni territoriali e istituzionali, la distribuzione delle risorse assume inevitabilmente anche un significato politico.
La proposta di Al-Mazoughi è di considerare Tripolitania, Cirenaica e Fezzan come componenti di un unico Stato, garantendo però a ciascuna regione un diritto concreto allo sviluppo e ai servizi essenziali.
L’equità territoriale, in questa prospettiva, non dovrebbe trasformarsi in una spartizione politica del Paese. Al contrario, dovrebbe diventare uno degli strumenti attraverso cui rafforzarne l’unità.
È un passaggio fondamentale: l’unificazione dello Stato rischierebbe di restare un concetto astratto se non producesse conseguenze percepibili nelle diverse aree del territorio. Strade, ospedali, scuole, energia, investimenti e opportunità economiche diventano quindi anche strumenti di coesione nazionale.
Una soluzione “libica-libica” senza isolamento internazionale
Sul piano politico, Al-Mazoughi torna sulla formula che caratterizza la sua proposta: una “soluzione libica-libica”.
Il concetto non viene presentato come un rifiuto delle Nazioni Unite o della cooperazione internazionale. Il punto è stabilire con chiarezza dove debba risiedere la decisione finale.
Il sostegno internazionale può accompagnare il processo, favorire il dialogo e contribuire alla costruzione delle condizioni necessarie alla stabilizzazione. Ma il futuro istituzionale e politico della Libia, secondo questa impostazione, non può essere deciso al di fuori del Paese.
La sovranità della decisione deve appartenere ai libici.
È anche una risposta alla crescente stanchezza per anni di conferenze, roadmap, mediazioni e briefing internazionali che non sono riusciti a concludere definitivamente la transizione.
Governo unificato, istituzioni riunificate, poi il voto
La proposta politica segue una sequenza precisa: formazione di un governo unificato con ampia legittimità nazionale, riunificazione delle istituzioni dello Stato e successivo passaggio a elezioni libere e trasparenti.
L’elemento determinante è il tempo. Una nuova fase politica avrebbe senso soltanto se avesse un mandato definito e una conclusione identificabile. Il rischio da evitare è la nascita dell’ennesimo governo transitorio destinato a trasformare la propria provvisorietà in permanenza.
Da questo punto di vista, l’obiettivo di un governo di transizione dovrebbe essere paradossalmente quello di rendere se stesso non più necessario, costruendo le condizioni affinché siano i cittadini a scegliere le istituzioni permanenti del Paese.
E se la mediazione politica e internazionale dovesse continuare senza risultati? Al-Mazoughi apre a una soluzione ancora più netta: restituire direttamente la decisione ai cittadini attraverso un meccanismo nazionale di voto.
Dalla politica delle roadmap alla politica dei risultati
Il significato complessivo della proposta va quindi oltre le singole riforme.
La questione centrale è il passaggio da una Libia che amministra la propria crisi a una Libia che tenta finalmente di costruire lo Stato. Significa sostituire progressivamente la logica dell’emergenza con quella della programmazione, la frammentazione con istituzioni unificate, l’opacità con indicatori pubblici, la dipendenza economica con produzione e iniziativa privata e una transizione politica senza scadenza con un percorso verso la legittimazione elettorale.
In questa visione, servizi pubblici, giovani, sanità digitale, bilancio, petrolio, sviluppo regionale ed elezioni non sono dossier separati. Sono differenti dimensioni dello stesso progetto.
Perché l’unità nazionale possa durare, deve produrre risultati visibili. Perché lo Stato recuperi credibilità, deve essere presente quando il cittadino ne ha bisogno. E perché la transizione possa realmente terminare, la decisione finale deve tornare nelle mani dei libici.
Il messaggio che emerge dalla visione di Al-Mazoughi può essere sintetizzato in una distinzione decisiva: la Libia non ha bisogno soltanto di una nuova roadmap politica. Ha bisogno di trasformare l’accordo politico in uno Stato funzionante e la sovranità formale in risultati concretamente percepibili dai cittadini.

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Libya: From Managing the Crisis to Building the State — Mohamed Al-Mazoughi’s Vision
Libya’s reconstruction cannot be reduced simply to finding a new political compromise, formally reunifying its institutions, or holding elections. After years of transition, division and instability, the decisive issue is different: bringing the state back into the daily lives of its citizens and transforming political unity into public services, opportunities, development and institutions capable of being held accountable for their decisions.
This is the central theme of the vision outlined by Mohamed Al-Mazoughi. At its core lies not only the need to overcome political fragmentation, but also the construction of a model of state in which the effectiveness of public action can be concretely measured. Electricity, water, healthcare, education, transport, public administration, youth employment and resource management thus become part of the same fundamental question: what kind of state does Libya want to build after its long season of transition?
The State regains credibility when it works
The first challenge concerns public services. For Al-Mazoughi, the success of a government should not be assessed by the number of meetings it holds, decisions it announces or programmes it presents, but by what actually changes in people’s daily lives.
This represents an important shift in perspective. The legitimacy of the state should derive not only from its institutional architecture, but also from its ability to guarantee reliable electricity and water supplies, functioning hospitals, available medicines, efficient schools, transport and accessible administrative services.
This is the basis of his proposal to make government action measurable. The availability of water and electricity, hospital waiting times, medicine supplies, school attendance, the speed of administrative procedures, progress on public works and the use of state resources should all become publicly accessible indicators.
The political consequence of this model is clear: citizens would no longer simply be asked to believe government promises; they would have the tools to verify results. Transparency would therefore become a form of political accountability.
Young libyans as protagonists, not merely recipients of policy
A second pillar concerns the younger generations. A significant proportion of Libya’s youth has grown up in a country marked by instability, institutional fragmentation and an apparently permanent political transition.
For Al-Mazoughi, the priorities are clear: employment, education and skills, economic independence, access to housing and opportunities to start businesses. But the most politically significant element of his proposal concerns the method itself.
A national youth strategy, in his view, should not be drafted inside ministries and subsequently presented to young people as a finished programme. It should be developed with young people themselves, giving them an effective role in decision-making processes, institutions, economic programmes and the formulation of policies concerning the country’s future.
The principle is to move beyond a welfare-based relationship between the state and younger generations. Rather than a state from which young people simply wait for public-sector employment, Libya needs institutions capable of creating the conditions for them to acquire skills, produce, innovate, invest and build businesses.
The youth question therefore becomes an integral part of the transformation of Libya’s economic model.
Digital healthcare: Knowing where every dinar is spent
The same philosophy applies to healthcare. Al-Mazoughi proposes the creation of a unified national digital healthcare system, capable of connecting hospitals and healthcare centres and enabling the state to monitor the situation of individual facilities in real time.
The objective is to answer essential questions: Where are resources being spent? What is being purchased? Which medicines are actually available? How many staff members are effectively working? What level of service is being provided to citizens?
In this perspective, digitalisation does not simply mean replacing paper documents with computer systems. It means creating a new infrastructure of oversight, transparency and accountability.
Expenditure, procurement, medicines, staffing, inventories and quality of care could be continuously monitored, allowing inefficiencies and anomalies to be identified before they develop into emergencies.
Technology would therefore also become an instrument for combating waste and corruption.
Economic reform without making citizens pay the price
The most delicate transition inevitably concerns the economy. Libya must preserve financial stability while simultaneously addressing some of the structural weaknesses of its economic model: dependence on hydrocarbons, the weight of public-sector employment, the subsidy system, fragmented public spending and the need for greater transparency in the management of oil revenues.
Al-Mazoughi’s approach begins with a principle: reform the state before asking citizens to bear the cost of its inefficiencies.
There are three main directions.
The first is the unification of the national budget, financial institutions and public expenditure under common and transparent rules. The second is the gradual reform of subsidies, moving towards more targeted forms of direct support while avoiding social shock. The third is the progressive reduction of dependence on oil and public-sector employment through the development of the private sector, domestic production and investment.
Oil resources remain central to the debate. The principle is that oil belongs to all Libyans and, consequently, both revenues and the expenditure financed by them must be subject to transparent rules and effective oversight.
Tripolitania, Cyrenaica and Fezzan within a single national project
In a Libya still marked by profound territorial and institutional divisions, the distribution of resources inevitably carries political significance.
Al-Mazoughi’s proposal is to regard Tripolitania, Cyrenaica and Fezzan as components of a single state, while guaranteeing each region a tangible right to development and essential public services.
Territorial equity, from this perspective, should not become a political partition of the country. On the contrary, it should become one of the instruments through which national unity is strengthened.
This is a crucial point: the reunification of the state risks remaining an abstract concept unless it produces visible consequences across the country. Roads, hospitals, schools, energy, investment and economic opportunities therefore become instruments of national cohesion as well.
A “Libyan-Libyan” solution without international isolation
At the political level, Al-Mazoughi returns to the formula that characterises his proposal: a “Libyan-Libyan solution.”
The concept is not presented as a rejection of the United Nations or international cooperation. The fundamental issue is to establish clearly where final decision-making authority should reside.
International support can accompany the process, facilitate dialogue and help create the conditions necessary for stabilisation. But Libya’s institutional and political future, according to this approach, cannot be decided outside the country.
The sovereignty of decision-making must belong to the Libyans.
This position also responds to growing fatigue after years of conferences, roadmaps, mediation efforts and international briefings that have failed to bring the transition to a definitive conclusion.
Unified government, reunified institutions, then elections
The political proposal follows a precise sequence: the formation of a unified government with broad national legitimacy, the reunification of state institutions and, subsequently, free and transparent elections.
Time is the determining factor. A new political phase would make sense only if it had a clearly defined mandate and an identifiable conclusion. The risk to be avoided is the creation of yet another transitional government whose temporary nature gradually becomes permanent.
From this perspective, the objective of a transitional government should, paradoxically, be to make itself unnecessary, creating the conditions for citizens to choose the country’s permanent institutions.
And what if political and international mediation continues without producing results? Al-Mazoughi opens the door to an even more decisive solution: returning the decision directly to citizens through a national voting mechanism.
From the politics of roadmaps to the politics of results
The broader significance of the proposal therefore extends beyond individual reforms.
The central issue is the transition from a Libya that manages its crisis to a Libya that finally attempts to build the state. This means progressively replacing emergency politics with long-term planning, fragmentation with unified institutions, opacity with public indicators, economic dependence with production and private initiative, and an open-ended political transition with a path towards electoral legitimacy.
In this vision, public services, young people, digital healthcare, the national budget, oil, regional development and elections are not separate policy files. They are different dimensions of the same national project.
For national unity to endure, it must produce visible results. For the state to regain credibility, it must be present when citizens need it. And for the transition to truly end, the final decision must return to the hands of the Libyan people.
The message emerging from Al-Mazoughi’s vision can therefore be summarised in one decisive distinction: Libya does not simply need another political roadmap. It needs to transform political agreement into a functioning state and formal sovereignty into tangible results that citizens can experience in their everyday lives.