(AGENPARL) - Roma, 4 Ottobre 2026 - Dal Forum sulla modernizzazione del Sud globale al Cairo, esperti di quasi 30 Paesi discutono di accesso alla tecnologia, open source e governance dell’intelligenza artificiale
Il futuro dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto la competizione tra le grandi potenze tecnologiche. Per i Paesi del Sud globale, la questione sempre più centrale è capire se l’IA potrà diventare uno strumento per accelerare lo sviluppo oppure se finirà per creare una nuova forma di dipendenza tecnologica.
È questo uno dei temi emersi al 2026 Global South Modernization Forum, svoltosi il 30 settembre al Cairo con la partecipazione di oltre 100 esperti e studiosi provenienti da quasi 30 Paesi e regioni. Il forum era dedicato al tema “The Rise of Artificial Intelligence: Opportunities and Challenges for Modernization in the Global South”.
Al centro del confronto sono finite le opportunità offerte dall’IA per lo sviluppo economico e sociale, ma anche le difficoltà che molti Paesi devono affrontare: infrastrutture insufficienti, carenza di competenze, accesso limitato alla potenza di calcolo e dipendenza da tecnologie sviluppate all’estero.
Il rischio di un nuovo divario tecnologico
L’elemento più delicato riguarda proprio il possibile ampliamento del divario tra Paesi che possiedono le tecnologie avanzate e quelli che possono soltanto utilizzarle.
Durante il forum, gli esperti hanno sottolineato la necessità che il Sud globale non rimanga soltanto un mercato per tecnologie sviluppate altrove, ma sviluppi proprie capacità di ricerca, formazione e applicazione dell’intelligenza artificiale.
Il tema è stato espresso con particolare chiarezza da Ezzat Saad, presidente dell’Egyptian Council for Foreign Affairs. Se le capacità avanzate di IA dovessero concentrarsi in un numero ristretto di Paesi e aziende, ha osservato, la tecnologia potrebbe trasformarsi da strumento di sviluppo in una nuova fonte di egemonia.
È una questione che va oltre la tecnologia. Chi controlla modelli avanzati, dati, infrastrutture e competenze può infatti acquisire un vantaggio economico e strategico che rischia di riflettersi sui rapporti di potere internazionali.
La proposta cinese: open source e cooperazione
È in questo spazio che Pechino cerca di rafforzare la propria posizione come partner tecnologico dei Paesi del Sud globale.
Durante il forum è stata sottolineata l’importanza dell’open source, dell’apertura, della cooperazione e della condivisione delle conoscenze. La posizione cinese punta a presentare l’IA come una tecnologia che dovrebbe essere più accessibile e utilizzabile anche dai Paesi che non dispongono delle stesse risorse delle principali economie avanzate.
La linea si collega alle iniziative sostenute dalla leadership cinese sull’utilizzo dell’IA per rafforzare la modernizzazione industriale e promuovere uno sviluppo più inclusivo della tecnologia. Xinhua ha sottolineato in particolare l’obiettivo di colmare il cosiddetto “AI divide” e di migliorare la partecipazione dei Paesi del Sud globale alla governance internazionale dell’intelligenza artificiale.
Il messaggio è quindi duplice: maggiore accesso alle tecnologie esistenti, ma anche sviluppo di capacità locali che consentano ai Paesi emergenti di adattarle alle proprie esigenze.
Il Cairo come punto d’incontro
La scelta dell’Egitto non è secondaria. Il forum è stato organizzato congiuntamente da istituzioni cinesi e da Cairo University, tra cui lo State Council Information Office, la National Academy of Governance, la Chinese Academy of Social Sciences, Peking University e Renmin University of China.
La presenza di istituzioni accademiche egiziane ha inoltre dato al confronto una dimensione concreta. Ain Shams University ha sottolineato il ruolo delle università nella formazione, nella ricerca e nella definizione di criteri per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. A margine del forum, il rettore dell’ateneo egiziano ha anche discusso con rappresentanti della Renmin University la possibile creazione di un centro di ricerca sino-egiziano.
Il Cairo si trova quindi al centro di un dialogo che unisce Cina, Africa e più in generale Paesi del Sud globale intorno alla questione delle capacità tecnologiche necessarie per affrontare la nuova fase dell’economia digitale.
Dalla tecnologia alle applicazioni concrete
Il confronto non si è limitato alla governance.
Tra gli esempi discussi figura la collaborazione tra la Fudan University e l’African Disaster Mitigation Research Center, con sede in Egitto, per lo sviluppo di tecnologie di telerilevamento e sistemi di monitoraggio e allerta precoce per la gestione dei disastri.
Altri settori indicati come potenziali aree di cooperazione sono agricoltura, sanità e servizi pubblici.
La logica è quella di adattare l’intelligenza artificiale alle condizioni locali invece di limitarsi a trasferire modelli sviluppati per mercati e società con infrastrutture differenti.
È proprio questa capacità di adattamento che potrebbe determinare l’effettivo impatto dell’IA sullo sviluppo dei Paesi emergenti.
La questione delle regole
Il secondo grande tema emerso dal Cairo riguarda la governance.
Gli esperti hanno chiesto una maggiore partecipazione dei Paesi del Sud globale alla discussione internazionale su sicurezza dell’IA, etica, dati e definizione degli standard. L’obiettivo è evitare che le regole vengano stabilite esclusivamente dalle grandi potenze tecnologiche e successivamente applicate al resto del mondo.
La questione non è soltanto teorica. Negli stessi giorni, anche alle Nazioni Unite, diversi Paesi in via di sviluppo hanno chiesto un ruolo maggiore nella definizione delle regole internazionali sull’intelligenza artificiale, sottolineando il rischio che una governance dominata dalle economie più ricche possa ampliare le disuguaglianze globali.
Il tema discusso al Cairo si inserisce quindi in una discussione internazionale molto più ampia.
La nuova partita geopolitica dell’intelligenza artificiale
Il punto centrale è che la competizione sull’IA non riguarda più soltanto Stati Uniti e Cina o le grandi aziende tecnologiche.
Per Africa, Asia e America Latina si apre infatti una partita parallela: ottenere accesso alle tecnologie, formare competenze locali, sviluppare applicazioni proprie e partecipare alla definizione delle regole internazionali.
La Cina sta cercando di occupare uno spazio preciso in questa trasformazione, proponendosi come partner del Sud globale attraverso cooperazione tecnologica, formazione, open source e trasferimento di conoscenze.
Ma proprio il dibattito emerso al Cairo mostra anche il limite di una simile strategia: per evitare un nuovo divario tecnologico non sarà sufficiente avere accesso agli strumenti dell’IA. I Paesi emergenti dovranno sviluppare la capacità di produrre tecnologia, controllare i propri dati e partecipare alla definizione degli standard.
La vera partita dell’intelligenza artificiale nel Sud globale potrebbe quindi essere meno legata alla domanda su chi utilizzerà per primo i nuovi strumenti e molto più a quella su chi avrà la capacità di svilupparli, adattarli e stabilire le regole del loro utilizzo.
