(AGENPARL) - Roma, 13 Agosto 2026 - Gli algerini rappresentano il gruppo più numeroso sulla rotta del Mediterraneo occidentale. In forte calo gli sbarchi alle Canarie, mentre le partenze si spostano verso aree più lontane e pericolose dell’Africa occidentale
I flussi migratori verso la Spagna stanno cambiando rapidamente, con un forte aumento degli attraversamenti terrestri diretti a Ceuta e Melilla e, contemporaneamente, una drastica diminuzione degli arrivi lungo la rotta atlantica verso le Isole Canarie. È quanto emerge dai dati relativi ai primi quattro mesi del 2026 diffusi dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).
Tra gennaio e aprile 2026 sono state registrate 2.164 persone arrivate via terra a Ceuta e Melilla, un incremento del 300% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato rappresenta uno degli elementi più significativi nell’evoluzione delle rotte migratorie che collegano il Nord Africa alla Spagna.
Gli algerini costituiscono la componente più numerosa degli arrivi lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, seguiti dai cittadini marocchini e dai migranti provenienti dal Sudan.
Mediterraneo occidentale: 5.647 arrivi in quattro mesi
L’incremento registrato a Ceuta e Melilla si inserisce in una crescita più generale della pressione migratoria lungo la rotta del Mediterraneo occidentale.
Secondo i dati riportati, tra gennaio e aprile 5.647 persone hanno raggiunto la Spagna attraverso questa rotta, con un aumento del 66% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Accanto agli arrivi terrestri nelle due città, altre 3.483 persone hanno raggiunto via mare la Spagna continentale e le Isole Baleari. Anche in questo caso si registra una crescita significativa, pari al 22% su base annua.
La combinazione dei due fenomeni indica quindi un rafforzamento della rotta occidentale in una fase in cui altri corridoi migratori verso l’Europa stanno invece registrando una consistente diminuzione degli arrivi.
Algerini primo gruppo sulla rotta
Particolarmente significativa è la composizione per nazionalità.
Gli algerini rappresentano il 42% degli arrivi registrati sulla rotta del Mediterraneo occidentale, risultando il gruppo più numeroso.
Seguono i marocchini, con il 22%, mentre i cittadini sudanesi costituiscono circa l’11%.
I dati evidenziano così il peso crescente dei movimenti provenienti dall’Algeria e, più in generale, dal Nord Africa, ma mostrano anche la presenza di persone originarie dell’Africa subsahariana che attraversano diversi Paesi prima di raggiungere le frontiere meridionali dell’Europa.
Secondo l’OIM, l’incremento degli arrivi riflette una crescente pressione sui punti di partenza e di ingresso del Nord Africa. Una parte dei migranti starebbe inoltre modificando i propri itinerari nel tentativo di evitare i pattugliamenti e i controlli costieri.
Ceuta e Melilla tornano al centro delle rotte migratorie
Il forte aumento degli attraversamenti terrestri riporta Ceuta e Melilla al centro della questione migratoria nel Mediterraneo occidentale.
Le due città, situate sulla costa nordafricana e appartenenti alla Spagna, rappresentano gli unici confini terrestri tra l’Unione Europea e il continente africano e costituiscono da anni punti particolarmente sensibili per la gestione dei flussi migratori.
Il balzo del 300% registrato nei primi quattro mesi del 2026 mostra quanto rapidamente le rotte possano adattarsi alle misure di controllo introdotte lungo altri percorsi.
Il rafforzamento della sorveglianza marittima, infatti, non determina necessariamente la scomparsa dei movimenti migratori. In alcuni casi può contribuire a modificarne la geografia, indirizzando le persone verso itinerari differenti e potenzialmente più rischiosi.
Crollano invece gli arrivi alle Isole Canarie
La situazione appare molto diversa lungo la rotta atlantica verso le Isole Canarie.
Tra gennaio e aprile 2026 soltanto 2.276 persone hanno raggiunto l’arcipelago spagnolo, facendo registrare un crollo del 78% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Secondo l’OIM, la diminuzione sarebbe legata anche al rafforzamento della cooperazione tra Spagna, Unione Europea e Paesi di origine e transito, accompagnato da controlli più rigorosi alle frontiere e nelle tradizionali aree di partenza.
Il calo degli arrivi, tuttavia, non significa necessariamente una riduzione proporzionale dei tentativi di raggiungere l’Europa.
Uno degli effetti osservati è infatti il progressivo spostamento delle partenze verso località situate più a sud e più lontane dalle Canarie.
Le partenze si spostano verso Gambia, Guinea e Guinea-Bissau
Le imbarcazioni dirette verso l’arcipelago spagnolo partirebbero sempre più frequentemente dal Gambia, dalla Guinea e dalla Guinea-Bissau, oltre che da aree remote come l’isola di Jinack, in Gambia.
Lo spostamento verso sud comporta traversate oceaniche più lunghe e potenzialmente più pericolose.
Gambia e Senegal hanno rappresentato ciascuno il 27% degli arrivi registrati sulla rotta atlantica nei primi quattro mesi dell’anno.
Il cambiamento conferma un fenomeno osservato frequentemente nelle dinamiche migratorie: quando aumentano i controlli lungo una determinata area, le reti e le persone in movimento possono cercare itinerari alternativi, spesso affrontando distanze maggiori e rischi più elevati.
Almeno 155 morti o dispersi sulla rotta atlantica
Nonostante la forte diminuzione degli arrivi alle Canarie, il costo umano continua a essere elevato.
L’OIM ha registrato 155 persone morte o disperse lungo la rotta atlantica nel periodo preso in esame.
Il dato evidenzia come il numero degli arrivi sulle coste europee non possa essere utilizzato da solo per misurare la pericolosità di una rotta migratoria. Traversate più lunghe, condizioni meteorologiche difficili, imbarcazioni inadeguate e difficoltà nelle operazioni di soccorso possono trasformare il viaggio nell’Atlantico in una delle rotte più rischiose verso l’Europa.
Mediterraneo centrale: 8.577 arrivi in Italia e Malta
Un andamento differente emerge anche sulla rotta del Mediterraneo centrale, che collega soprattutto il Nord Africa all’Italia e a Malta.
Nei primi quattro mesi del 2026 sono stati registrati 8.577 arrivi, con una diminuzione del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Secondo i dati riportati dall’OIM, tra i fattori che hanno contribuito al calo figurano anche condizioni meteorologiche particolarmente avverse.
La Libia rimane nettamente il principale Paese di partenza, rappresentando circa l’87% degli arrivi registrati lungo la rotta centrale.
Nonostante la diminuzione complessiva delle partenze e degli sbarchi, il numero delle vittime rimane estremamente elevato: i casi di persone morte o disperse avrebbero raggiunto quota 821.
Rotte in continua trasformazione
I dati dei primi quattro mesi del 2026 restituiscono quindi un quadro migratorio profondamente diversificato.
Da una parte aumentano gli arrivi lungo il Mediterraneo occidentale e soprattutto gli attraversamenti terrestri verso Ceuta e Melilla; dall’altra diminuiscono drasticamente quelli verso le Canarie e si riducono gli arrivi lungo il Mediterraneo centrale.
La pressione migratoria non sembra però seguire una traiettoria uniforme. Piuttosto, le rotte cambiano in funzione dei controlli alle frontiere, degli accordi tra Stati, delle condizioni meteorologiche, dell’instabilità nei Paesi di origine e transito e delle strategie adottate dalle reti di traffico.
Il +300% degli arrivi terrestri a Ceuta e Melilla rappresenta in questo senso uno dei segnali più evidenti della trasformazione in corso. Allo stesso tempo, il numero di morti e dispersi sulle rotte atlantica e mediterranea continua a mostrare il pesante costo umano dei viaggi irregolari verso l’Europa.
