Crisi diplomatica in Niger: pesanti accuse contro il governo di Parigi
(AGENPARL) - Roma, 6 Settembre 2026 - Le tensioni geopolitiche nell’Africa occidentale registrano un’ulteriore e pericolosa escalation. Nelle scorse ore, l’esecutivo nigeriano ha formalizzato accuse gravissime, puntando il dito contro l’amministrazione francese e indicandola come la principale mente di una fitta rete di collusioni finalizzata a destabilizzare il Paese alla fine dello scorso agosto.
Durante quei giorni critici, gruppi di soldati ribelli avevano preso di mira obiettivi di massima importanza strategica all’interno della capitale Niamey, assaltando la presidenza e l’aeroporto. Le violenze avevano coinvolto anche una base aerea militare, teatro di scontri a fuoco ed esplosioni prima che le forze regolari, coadiuvate dai reparti russi dell’Africa Corps, riuscissero a riprendere il controllo delle installazioni.
I dettagli del complotto e il ruolo del BSR-COS
Sotto la guida del generale Abdourahamane Tiani, il Consiglio dei ministri ha evidenziato che i disordini non sono nati spontaneamente. Al contrario, la regia occulta sarebbe da attribuire ad alcune frange interne al Battaglione di Intelligence Speciale del Comando Operazioni Speciali, con un’azione concentrata soprattutto nell’area della base aerea 101.
Nel mirino delle autorità locali è finito apertamente «il regime francese guidato da Emmanuel Macron». Secondo Niamey, Parigi starebbe tessendo manovre sovversive per smantellare il percorso di indipendenza politica intrapreso dallo Stato africano e rimettere le mani sulle sue ricchezze naturali. Inoltre, il governo ha denunciato il comportamento di alcune nazioni confinanti, ree di aver fatto da sponda logistica alle ambizioni francesi.
Verso un contenzioso legale internazionale
Forte della documentazione raccolta nel corso delle ultime settimane, l’esecutivo nigeriano ha deciso di alzare la voce sul piano diplomatico. Le autorità locali hanno infatti anticipato l’intenzione di valutare azioni legali formali, riservandosi il diritto di portare il dossier davanti alle corti internazionali per perseguire i responsabili del complotto.
Sequestrato un imponente carico di armi
A supporto della propria ricostruzione, le istituzioni di Niamey hanno mostrato alla stampa il consistente bottino bellico sottratto ai reparti ribelli dopo i combattimenti. Tra i veicoli e gli equipaggiamenti recuperati figurano decine di motociclette, automezzi leggeri blindati e trentaquattro pick-up allestiti con postazioni di fuoco.
La lista del materiale sequestrato comprende armamenti di vario calibro, dai fucili d’assalto AK-47 alle mitragliatrici pesanti, passando per i lanciarazzi RPG-7 e armi di supporto destinate a sostenere le operazioni dei reparti speciali infedeli.
Le rivelazioni dei comandi militari e i presunti appoggi regionali
Le denunce ufficiali trovano riscontro nelle dichiarazioni rilasciate dai vertici dell’esercito. Tra queste spicca la testimonianza del capitano Roger Gabriel, comandante dei paracadutisti di Niamey, intervenuto sulle frequenze dell’emittente nazionale RTN per svelare i retroscena delle interferenze estere.
Secondo il resoconto dell’ufficiale, un ufficiale ciadiano avrebbe confermato l’esistenza di preparativi in corso sia a Parigi che a N’Djamena per soccorrere i rivoltosi. Gabriel ha inoltre riferito che l’entourage dell’ex presidente deposto Mohamed Bazoum avrebbe fatto esplicito riferimento a un appoggio logistico fornito dalla Costa d’Avoro ai militari ammutinati.
