(AGENPARL) - Roma, 31 Luglio 2026 - La possibilità di un incontro trilaterale tra i presidenti di Russia, Cina e Stati Uniti in occasione del prossimo vertice APEC, le nuove tensioni tra Ucraina e Polonia e il maxi contratto del Pentagono per la produzione di missili intercettori Patriot sono tra i principali temi affrontati venerdì dalla stampa russa.
A questi dossier si aggiungono il deterioramento dei rapporti tra Mosca e l’Armenia e il calo della domanda globale di oro, accompagnato da nuove strategie di diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali.
Ipotesi incontro tra Putin, Xi e Trump al vertice APEC
Secondo il quotidiano Izvestia, il prossimo vertice della Cooperazione economica Asia-Pacifico potrebbe offrire l’occasione per un incontro trilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin, il leader cinese Xi Jinping e il presidente statunitense Donald Trump.
L’ipotesi viene considerata possibile in quanto i tre leader dovrebbero partecipare al vertice previsto in Cina nel mese di novembre. Al momento, tuttavia, non risultano annunci ufficiali né conferme sull’organizzazione di un colloquio a tre.
Marat Berdyev, alto funzionario russo presso l’APEC, ha osservato che sarebbe ancora prematuro parlare di riunioni specifiche, ma ha definito un eventuale confronto trilaterale utile e concretamente realizzabile.
Tra i temi che potrebbero essere affrontati figurano la stabilità strategica, il controllo degli armamenti nucleari, la non proliferazione, la sicurezza energetica e alimentare e le principali crisi internazionali.
Secondo gli analisti interpellati dal giornale, un accordo immediato sul controllo degli arsenali nucleari appare comunque poco probabile. Un incontro di alto livello potrebbe invece avviare colloqui tecnici su meccanismi multilaterali di comunicazione, notifiche reciproche e misure volte a ridurre il rischio di incidenti.
Potrebbero inoltre entrare nell’agenda la situazione nella penisola coreana, la crisi in Medio Oriente, le tensioni nel Mar Rosso e il conflitto in Ucraina. Su quest’ultimo punto, tuttavia, alcuni osservatori ritengono improbabile il raggiungimento di intese concrete nel corso di un singolo vertice.
Kiev e Varsavia, la memoria storica continua a pesare
Un altro articolo di Izvestia si concentra sulle relazioni tra Ucraina e Polonia, sostenendo che Kiev stia tentando di ricostruire il rapporto con Varsavia dopo le polemiche legate alla memoria dei movimenti nazionalisti ucraini del Novecento.
Secondo la lettura proposta dal quotidiano russo, la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Polonia sarebbe stata finalizzata anche a ridurre le tensioni politiche emerse negli ultimi mesi.
Le divergenze tra i due Paesi riguardano però diversi dossier. Oltre alle controversie storiche sulla Volinia e sull’Esercito insurrezionale ucraino, restano aperte le questioni economiche legate alle esportazioni agricole ucraine, alla concorrenza sul mercato del lavoro e alla presenza di un elevato numero di rifugiati e lavoratori ucraini in Polonia.
Gli esperti citati da Izvestia ritengono che il confronto sulla memoria storica difficilmente verrà risolto in tempi brevi, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari polacche del 2027. Il tema potrebbe infatti assumere un peso crescente nella campagna elettorale dei principali partiti.
Le accuse secondo cui Kiev intenderebbe coinvolgere direttamente la NATO in uno scontro con la Russia riflettono la posizione delle autorità e degli analisti russi citati dal giornale e non vengono accompagnate, nel testo, da prove indipendenti.
Il Pentagono firma un contratto record per i missili Patriot
Il quotidiano economico Vedomosti dedica ampio spazio al contratto tra il Pentagono e Lockheed Martin per la produzione di missili intercettori PAC-3 MSE, utilizzati dal sistema di difesa aerea e antimissile Patriot.
Il valore complessivo dell’accordo settennale viene indicato in circa 58,6 miliardi di dollari, una cifra che lo renderebbe uno dei più importanti contratti mai sottoscritti nel settore missilistico statunitense.
L’obiettivo sarebbe aumentare sensibilmente la capacità produttiva annuale, portandola dagli attuali livelli a un massimo di circa duemila missili all’anno.
La decisione si inserisce nella strategia americana di ricostituzione delle scorte, ridotte dall’intensificarsi delle operazioni militari e dalle forniture destinate agli alleati.
Gli analisti russi interpretano la dimensione dell’ordine come il segnale di un crescente fabbisogno di sistemi di difesa aerea, soprattutto nei teatri europeo e mediorientale.
Secondo questa lettura, una parte della nuova produzione servirà inizialmente a ricostruire le riserve statunitensi, per essere successivamente distribuita tra le diverse aree operative e i Paesi partner.
Armenia e Russia, nuovo confronto sulle ferrovie
Nezavisimaya Gazeta riferisce intanto di un ulteriore deterioramento nei rapporti tra Armenia e Russia.
Secondo il quotidiano, le autorità armene starebbero valutando la possibilità di chiedere a Mosca un pagamento di circa due miliardi di dollari per l’utilizzo della rete ferroviaria gestita dalla società Ferrovia del Caucaso Meridionale.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio di tensioni politiche ed economiche, legate anche all’avvicinamento di Yerevan all’Unione Europea e al futuro della sua partecipazione all’Unione Economica Eurasiatica.
Mosca considera incompatibile un pieno percorso di adesione europea con la permanenza dell’Armenia nell’organizzazione economica eurasiatica. Le autorità armene, invece, rivendicano il diritto di ridefinire il proprio orientamento strategico.
Gli analisti citati dal giornale ritengono che la Russia stia esercitando una pressione economica mirata per ottenere maggiore chiarezza da parte del governo armeno. Allo stesso tempo, viene escluso che un’eventuale uscita dell’Armenia possa mettere in pericolo la sopravvivenza dell’Unione Economica Eurasiatica, considerate le dimensioni limitate dell’economia armena rispetto all’intero blocco.
Domanda di oro ai minimi dal 2021
Infine, Kommersant segnala un calo della domanda globale di oro nel secondo trimestre del 2026.
Secondo i dati attribuiti al World Gold Council, la domanda sarebbe scesa a 942 tonnellate, il livello più basso dal terzo trimestre del 2021. La flessione sarebbe stata determinata soprattutto dalla riduzione degli acquisti nel settore della gioielleria e dai disinvestimenti nei fondi negoziati in Borsa legati al metallo prezioso.
Le banche centrali di numerosi Paesi emergenti continuano tuttavia ad aumentare le riserve auree. Tra gli acquirenti più attivi vengono indicate Polonia e Cina, entrambe impegnate a diversificare gli attivi e ridurre la dipendenza dalle riserve denominate in dollari.
Polonia e Cina avrebbero incrementato le proprie disponibilità, mentre le banche centrali di Russia e Turchia avrebbero effettuato vendite nette nel corso del primo semestre.
Secondo gli analisti, queste operazioni non indicano necessariamente un cambiamento strutturale: le banche centrali alternano infatti periodi di acquisto e vendita in funzione delle esigenze di liquidità, dell’andamento dei prezzi e delle strategie complessive di gestione delle riserve.
Un quadro internazionale sempre più frammentato
Le principali notizie analizzate dalla stampa russa descrivono un contesto internazionale segnato da competizione strategica, riarmo e crescente instabilità.
L’eventuale confronto tra Putin, Xi e Trump potrebbe rappresentare un’occasione per riaprire il dialogo sulle grandi questioni globali, ma al momento resta soltanto un’ipotesi. Parallelamente, il rafforzamento della produzione missilistica statunitense, le tensioni nell’Europa orientale e le nuove strategie delle banche centrali mostrano come sicurezza, economia e geopolitica siano sempre più strettamente connesse.