(AGENPARL) - Roma, 30 Luglio 2026 - Mentre il Sudan affronta il quarto anno di una devastante guerra civile, una nuova e insidiosa minaccia economica rischia di assestare il colpo di grazia alla sicurezza alimentare del Paese: le ripercussioni del conflitto in Iran e le interruzioni commerciali nello Stretto di Hormuz.
L’impatto a catena sul settore agricolo sudanese
A migliaia di chilometri di distanza dai teatri di scontro mediorientali, gli agricoltori sudanesi subiscono le conseguenze geopolitiche globali. Nel distretto agricolo di Al-Jereif West, alla periferia di Khartoum, i coltivatori denunciano un’impennata insostenibile dei prezzi del diesel e dei fertilizzanti, che rende proibitivo portare avanti le coltivazioni.
Il fattore scatenante risiede nei blocchi e nelle difficoltà logistiche lungo lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima fondamentale attraverso la quale transita oltre la metà dei fertilizzanti importati in Sudan dal Golfo. Questa strozzatura delle catene di approvvigionamento si somma ai collegamenti di trasporto già compromessi nelle regioni periferiche del Paese — come Kordofan, Nilo Bianco, Darfur e Nilo Azzurro — facendo impennare ulteriormente i costi e isolando i produttori locali.
Carenze alimentari e lo spettro della carestia
Gli esperti del settore lanciano l’allarme: se la crisi delle forniture dovesse prolungarsi, il Sudan andrà incontro a gravi carenze alimentari, compromettendo drasticamente i raccolti di colture fondamentali come mais, grano e legumi. Uno scenario che avrebbe risvolti catastrofici per milioni di persone già allo stremo.
La situazione si inserisce in un contesto umanitario disperato. Secondo i dati del Programma alimentare mondiale (PAM) delle Nazioni Unite, 19 milioni di persone affrontano una condizione di fame acuta e numerose famiglie si trovano pericolosamente sull’orlo della carestia, uno stato d’emergenza già formalmente dichiarato in alcune aree del Darfur e del Kordofan.
