(AGENPARL) - Roma, 2 Agosto 2026 - Washington prepara nuove opzioni militari, Israele resta in stato di massima allerta e le ambasciate statunitensi invitano i cittadini a lasciare la regione. Sullo sfondo il fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e il crescente rischio di un conflitto regionale.
Il Medio Oriente attraversa una delle fasi di maggiore tensione degli ultimi anni. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche statunitensi, l’amministrazione del presidente Donald Trump starebbe valutando una nuova operazione militare contro l’Iran, mentre Teheran risponde con minacce di una rappresaglia su vasta scala che potrebbe coinvolgere non solo Israele, ma anche installazioni e interessi statunitensi in tutta la regione del Golfo.
Le indiscrezioni, pubblicate da diversi media americani, arrivano in un contesto già fortemente deteriorato dopo il fallimento del memorandum d’intesa raggiunto il mese precedente tra Washington e Teheran e il successivo ritorno delle ostilità nel Golfo Persico.
L’eventualità di una nuova campagna militare ha spinto numerose ambasciate statunitensi in Medio Oriente a invitare i propri cittadini a valutare la possibilità di lasciare i Paesi della regione o a prepararsi a un’eventuale evacuazione in caso di rapido deterioramento della situazione.
Trump valuta nuove operazioni militari
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Trump avrebbe approvato, nel corso di una riunione a Camp David, un piano operativo predisposto dal Pentagono, pur senza firmare un ordine definitivo di esecuzione.
Altre fonti, tra cui CBS News e Axios, riferiscono che la Casa Bianca starebbe ancora valutando tempi, modalità e intensità dell’operazione, lasciando aperta la possibilità di una soluzione diplomatica qualora si verificassero sviluppi positivi nei prossimi giorni.
Le opzioni prese in considerazione comprenderebbero una serie di attacchi mirati contro infrastrutture energetiche, impianti industriali e altri obiettivi strategici iraniani, con una campagna che potrebbe protrarsi per diversi giorni.
Secondo precedenti indiscrezioni, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) avrebbe elaborato anche piani per un’offensiva aerea della durata compresa tra dieci e quattordici giorni, finalizzata a ridurre significativamente le capacità missilistiche residue dell’Iran.
Le dichiarazioni del presidente americano
Nel corso di un incontro con i giornalisti, Trump ha lasciato intendere che la sua fiducia nella possibilità di raggiungere un nuovo accordo con Teheran si sia ormai notevolmente ridotta.
Il presidente ha accusato la leadership iraniana di aver violato gli impegni assunti durante i negoziati e di aver ripreso attacchi contro interessi statunitensi nella regione.
Secondo la Casa Bianca, l’Iran avrebbe inoltre continuato ad attaccare navi mercantili e avrebbe provocato la morte di militari americani, circostanze che Washington considera incompatibili con qualsiasi prosecuzione dei colloqui.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha affermato che l’amministrazione non intende tollerare ulteriori azioni ostili e che l’Iran continuerà a subire conseguenze finché non tornerà a negoziare in modo ritenuto credibile dagli Stati Uniti.
Gli obiettivi della possibile offensiva
Secondo diverse fonti citate dai media americani, i nuovi attacchi potrebbero concentrarsi su infrastrutture considerate strategiche per l’economia iraniana.
Tra gli obiettivi figurerebbero:
- centrali elettriche;
- raffinerie;
- impianti energetici;
- infrastrutture logistiche;
- installazioni militari.
Durante alcune riunioni ad alto livello sarebbe stata persino discussa l’ipotesi di colpire il sistema elettrico della capitale Teheran, anche se non esistono conferme ufficiali sull’eventuale approvazione di un simile scenario.
Israele resta in stato di massima allerta
Parallelamente cresce il livello di attenzione in Israele.
Secondo fonti riportate dal Jerusalem Post e da Ynet News, le autorità israeliane ritengono che una decisione americana possa essere imminente e hanno posto le proprie strutture di sicurezza in stato di elevata prontezza.
L’ipotesi prevalente tra gli analisti israeliani è che Teheran possa reagire lanciando missili balistici contro il territorio israeliano anche nel caso in cui le Forze di Difesa Israeliane (IDF) non prendessero parte direttamente all’operazione militare statunitense.
Nonostante il clima di forte tensione, al momento non risultano nuove restrizioni per la popolazione civile e l’aeroporto internazionale Ben Gurion continua a operare regolarmente.
Le ambasciate americane invitano alla prudenza
Uno dei segnali più significativi dell’attuale livello di allerta è rappresentato dagli avvisi emessi dal Dipartimento di Stato americano.
Le ambasciate statunitensi presenti in:
- Israele;
- Bahrein;
- Iraq;
- Giordania;
- Kuwait;
- Libano;
- Oman;
- Qatar;
- Arabia Saudita;
- Emirati Arabi Uniti;
- Egitto;
hanno invitato i cittadini americani a valutare la possibilità di lasciare la regione o a predisporre piani di evacuazione qualora la situazione dovesse peggiorare.
Washington ha inoltre raccomandato ai cittadini statunitensi di evitare, se non strettamente necessario, viaggi verso il Medio Oriente, avvertendo della possibilità di improvvise chiusure dello spazio aereo, cancellazioni di voli e ulteriori interruzioni dei collegamenti internazionali.
Secondo il Dipartimento di Stato, sedi diplomatiche, aziende e interessi americani potrebbero diventare obiettivi di eventuali ritorsioni iraniane.
Teheran promette una risposta su vasta scala
Dal canto suo, il governo iraniano ha ribadito che reagirà con tutti i mezzi disponibili qualora venisse attaccato.
Il Ministero degli Esteri ha dichiarato che la Repubblica Islamica difenderà i propri interessi e la propria sicurezza nazionale contro qualsiasi azione militare di Stati Uniti e Israele.
Secondo dichiarazioni attribuite a un alto funzionario della sicurezza iraniana e diffuse dall’agenzia Tasnim, il Paese avrebbe predisposto un piano di rappresaglia che prenderebbe di mira:
- infrastrutture critiche israeliane;
- basi militari statunitensi;
- installazioni energetiche americane presenti nella regione.
Lo stesso funzionario ha sostenuto che l’Iran sarebbe “pienamente pronto” a mettere in atto tale risposta.
Le minacce ai Paesi del Golfo
Anche diversi esponenti politici e militari iraniani hanno lanciato messaggi particolarmente duri nei confronti dei Paesi del Golfo.
Il parlamentare Ebrahim Rezaei ha affermato che l’Iran colpirà qualsiasi base utilizzata per condurre attacchi contro il territorio iraniano, indipendentemente dalla sua posizione geografica.
L’analista e professore Seyed Mohammad Marandi, considerato vicino agli ambienti governativi di Teheran, ha dichiarato che eventuali attacchi contro infrastrutture civili iraniane potrebbero provocare la distruzione di infrastrutture essenziali in Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e, potenzialmente, anche in Oman e Giordania.
Analoghe dichiarazioni sono arrivate dal comandante militare iraniano Ali Abdollahi, che ha avvertito i governi regionali dal fornire supporto operativo agli Stati Uniti.
Continuano gli incidenti nello Stretto di Hormuz
Nel frattempo resta alta la tensione nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto del petrolio.
Le autorità del Kuwait hanno riferito di aver intercettato droni diretti contro infrastrutture considerate strategiche, mentre la Maritime Trade Operations Agency del Regno Unito ha segnalato nuovi incidenti che hanno coinvolto petroliere in transito nella zona.
Una nave cisterna avrebbe riportato gravi danni alla sala macchine dopo essere stata colpita da un proiettile non identificato, mentre un’altra ha segnalato un’esplosione nelle immediate vicinanze.
Il CENTCOM ha confermato che lo Stretto di Hormuz rimane aperto al traffico marittimo, precisando tuttavia che le forze americane continuano a monitorare strettamente la situazione e ad assistere il traffico commerciale.
Il fallimento della diplomazia
L’attuale escalation arriva dopo il deterioramento del memorandum d’intesa che aveva temporaneamente riaperto il dialogo tra Washington e Teheran.
L’accordo avrebbe dovuto creare le condizioni per nuovi negoziati sul programma nucleare iraniano e garantire una maggiore sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Secondo l’amministrazione americana, tuttavia, l’Iran avrebbe successivamente ripreso gli attacchi contro navi mercantili e personale militare statunitense, culminati con un attacco missilistico contro truppe americane in Giordania.
Washington ha risposto con nuove operazioni militari, mentre Trump ha ribadito che ulteriori azioni iraniane provocherebbero una risposta ancora più severa.
Una regione in attesa della decisione finale
L’intera regione resta ora in attesa della decisione definitiva della Casa Bianca.
Le indiscrezioni parlano di un possibile intervento entro pochi giorni, ma al momento non risulta alcun ordine esecutivo ufficialmente confermato. Allo stesso tempo, le dichiarazioni provenienti da Washington, Teheran e dai principali attori regionali mostrano un clima di forte tensione, con il rischio che un’ulteriore escalation possa coinvolgere direttamente numerosi Paesi del Medio Oriente e avere ripercussioni sulla sicurezza internazionale, sui mercati energetici e sulla stabilità della navigazione nello Stretto di Hormuz.
