(AGENPARL) - Roma, 30 Luglio 2026 - Il dipartimento delle pubbliche relazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha espresso una dura condanna per la recente e improvvisa rimozione del proprio account Telegram ufficiale.
Secondo Teheran, la misura rappresenta una palese dimostrazione di debolezza da parte del “fronte dell’arroganza”, spaventato dalla precisione delle informazioni raccolte grazie al supporto dei cittadini della regione.
Il flusso di dati e il coinvolgimento popolare
Nel comunicato diffuso mercoledì, l’IRGC ha sottolineato che la stretta sulla piattaforma è arrivata in seguito a una massiccia condivisione di dati da parte della popolazione locale.
- Il contributo dei residenti: Cittadini di diversi Paesi dell’area, con un riferimento particolare a Giordania e Kuwait, avrebbero inviato segnalazioni dettagliate e preziose riguardanti i movimenti e le postazioni delle truppe americane.
- La reazione dei nemici: Per i vertici dell’IRGC, i governi occidentali non avrebbero tollerato la crescente trasparenza e la sinergia informativa tra i popoli della regione, decidendo di intervenire con la censura digitale.
Le accuse di “mossa codarda” e il futuro della comunicazione
Definendo la chiusura dell’account un provvedimento “improprio e codardo”, l’IRGC ha ribadito che simili azioni non basteranno a frenare la circolazione delle notizie.
Nella nota ufficiale vengono evidenziati punti chiave:
- L’impotenza della censura: Mettere a tacere un profilo non potrà spegnere la voce della verità né fermare la volontà delle nazioni locali.
- Un nuovo portale: L’organizzazione ha annunciato che a breve verrà lanciato un canale di comunicazione alternativo, sicuro e protetto, per mantenere aperto il dialogo con i cittadini e proseguire lo scambio di informazioni.
La strategia di intelligence e la resistenza
Questo sviluppo si inserisce in un quadro di crescenti tensioni, alimentato dai precedenti appelli lanciati dall’IRGC alla popolazione dei Paesi vicini affinché segnalasse la presenza e le residenze delle forze d’occupazione statunitensi.
La strategia punta a consolidare un fronte comune tra i difensori della rivoluzione islamica e la più ampia comunità musulmana, contrastando quella che definiscono l’aggressione imperialista nella regione.
