(AGENPARL) - Roma, 26 Luglio 2026 - Nel mirino le strutture nucleari fortificate. Esperti ed ex funzionari definiscono l’operazione come la più complessa e sofisticata della storia militare.
Gli Stati Uniti stanno valutando l’opzione militare definitiva per fermare il programma atomico di Teheran: un massiccio intervento delle forze speciali per sequestrare l’uranio arricchito direttamente all’interno delle installazioni nucleari iraniane fortificate.
Con i negoziati diplomatici in fase di stallo e considerati non più efficaci per bloccare l’escalation atomica, Washington guarda con crescente attenzione alle opzioni tattiche sul campo. Secondo Joseph Rodgers, vice direttore del Center for Strategic and International Studies, un’azione militare rappresenta ormai il modo più probabile per rimuovere il materiale fissile attualmente in possesso della Repubblica Islamica.
“Credo che questo sarebbe uno degli interventi, se non il più sofisticato, nella storia militare mondiale,” ha dichiarato un’alta fonte vicina alla pianificazione strategica della Difesa statunitense.
Una complessa operazione logistica sul campo
La missione ipotizzata dagli strateghi militari richiederebbe uno sforzo senza precedenti. Secondo le indiscrezioni raccolte, il piano prevede il dispiegamento di migliaia di truppe di terra incaricate di penetrare in territorio iraniano, neutralizzare trappole esplosive, rimuovere detriti e mantenere un robusto perimetro difensivo intorno ai siti chiave.
Le unità d’élite coinvolte potrebbero includere reparti di altissimo livello operativo:
- SEAL Team 6 (Silver Squadron): per le incursioni ad alto rischio nei complessi sotterranei.
- 2nd Ranger Battalion: per la messa in sicurezza delle aree perimetrali e delle vie d’accesso.
- 21st Ordnance Company: reparto specializzato dell’US Army incaricato del maneggio e del trasporto in sicurezza del materiale radioattivo.
I siti strategici nel mirino: Fordo, Isfahan e Natanz
Le operazioni si concentrerebbero su siti già pesantemente compromessi o attenzionati dai rapporti dell’AIEA, che nel 2025 stimava la presenza di circa 20.000 libbre di uranio arricchito in Iran. Tra questi figurano il sito quasi distrutto di Fordo e l’impianto gravemente danneggiato di Isfahan, quest’ultimo recentemente fortificato con trappole esplosive e mine nei tunnel sotterranei per scoraggiare qualsiasi tentativo di incursione.
A queste posizioni si aggiunge il complesso di Pickaxe Mountain, nei pressi di Natanz, dove recenti movimenti satellitari hanno confermato il trasferimento di centinaia di centrifughe nucleari. Secondo gli esperti, la scelta di operare via terra in questi siti nasce dalla consapevolezza che i bombardamenti aerei tradizionali potrebbero non essere sufficienti a distruggere i laboratori protetti nella roccia.
Le sfide critiche dell’esfiltrazione
Le principali preoccupazioni dei pianificatori militari riguardano la sostenibilità della testa di ponte e la fase di esfiltrazione. Richard Goldberg, ex direttore per la contrapposizione alle armi di distruzione di massa presso il Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, ha sottolineato come la mancanza del fattore sorpresa renda l’impresa estremamente rischiosa.
I bersagli sono fissi e ben noti, e Teheran ha già predisposto contromisure difensive. Per avere successo, l’operazione richiederebbe il controllo totale dei corridoi aerei e la capacità di proteggere i convogli di trasporto lungo il tragitto verso le piste di decollo in un ambiente altamente ostile.
