(AGENPARL) - Roma, 26 Luglio 2026 - Mentre i leader civili cercano disperatamente di mantenere aperta la via del dialogo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e il parlamento spingono per lo scontro aperto. Senza le apparizioni pubbliche del leader supremo Mojtaba Khamenei, il futuro del Paese si decide in una feroce guerra intestina che alimenta la tensione globale e le minacce contro Gran Bretagna e Stati Uniti
La frattura all’interno del vertice iraniano è ormai palese e rischia di pesare sul futuro del conflitto più della stessa pressione di Washington. Da un lato vi è l’ala civile – composta dal presidente Masoud Pezeshkian, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf – che tenta in ogni modo di preservare una fragile sponda diplomatica e di evitare una guerra regionale su vasta scala. Dall’altro si muove il potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e i falchi del parlamento, determinati a imporre una linea di duro confronto.
Come evidenziato dalle fonti regionali, la strategia dei militari intransigenti punta a creare “fatti sul campo” attraverso l’azione armata, costringendo successivamente i legislatori a ratificare le decisioni per via legale. Una dinamica confermata anche dal blocco del Memorandum of Understanding di Islamabad e dall’avanzamento di nuove misure legislative aggressive per il controllo dello Stretto di Hormuz.
Il vuoto di potere e l’assenza del leader supremo
A rendere incontrollabile questa spaccatura è l’assenza pubblica del nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, non più visto in pubblico dall’attentato dello scorso 28 febbraio che ha ucciso suo padre. La sua latitanza mediatica – saltando persino le cerimonie funebri e affidandosi solo a comunicati scritti – ha tolto alla Repubblica Islamica la figura di arbitraggio tradizionalmente capace di rimettere in riga le fazioni rivali.
Secondo gli esperti, questo vuoto di potere permette all’establishment della sicurezza di dettare l’agenda strategica del Paese, scommettendo sul fatto che l’escalation militare possa garantire la sopravvivenza del regime, mentre i leader civili continuano a cercare disperatamente la sponda di mediatori internazionali come il Pakistan per mantenere aperto il canale del dialogo.
L’escalation nello Stretto di Hormuz e l’avvertimento a Londra
La crisi tra Iran e Stati Uniti compie intanto un pericoloso salto di qualità operativo. Il portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il generale di brigata Hossein Mohebi, ha dichiarato che il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz avrebbe dovuto regolarsi in base a un’intesa specifica con Teheran, accusando Washington di aver violato gli accordi imponendo un canale di transito alternativo.
La reazione iraniana ha portato al blocco delle imbarcazioni in violazione e all’avvio dell’Operazione Nasr 2, in risposta alle azioni statunitensi che hanno preso di mira le coste, le isole e alcune stazioni radar iraniane. Nel corso della sua dichiarazione, l’IRGC ha esteso il raggio della minaccia: qualsiasi nazione, inclusa la Gran Bretagna e i paesi del Golfo, che deciderà di sostenere gli Stati Uniti nel conflitto diventerà un obiettivo legittimo. In particolare, l’utilizzo dei bombardieri strategici americani B-1 rischia di trasformare le strutture e gli aeroporti britannici in bersagli certi e provati se questa cooperazione dovesse continuare.
Il fattore Israele e lo scenario di un confronto totale
Nel quadro tracciato dai vertici militari iraniani, l’attenzione si chiude sulle dinamiche regionali e sul ruolo di Israele. Secondo Teheran, lo Stato ebraico cercherebbe di spingere il presidente degli Stati Uniti all’escalation attraverso pressioni e informazioni fuorvianti, con l’obiettivo di mantenere permanentemente le forze americane nella regione.
Il fallimento dei precedenti canali diplomatici e il coinvolgimento diretto di infrastrutture logistiche europee aprono a scenari di sicurezza ad alto rischio. In questo contesto, ogni nazione che fornisce supporto logistico o militare agli Stati Uniti entra formalmente nel mirino della strategia di deterrenza iraniana, delineando un quadro di instabilità totale guidato dai falchi interni all’apparato di sicurezza.
