(AGENPARL) - Roma, 15 Luglio 2026 - "Definire semplicemente "romanzati" i passaggi dell'autobiografia di Sigfrido Ranucci è una linea difensiva che convince poco. Il conduttore di Report vi descrive con estrema minuzia di dettagli relazioni sentimentali e sessuali vissute prima con una stagista della redazione e poi con una fonte del programma. Trattandosi di un'autobiografia – e non di un romanzo d'invenzione – la quantità di particolari offerti rende difficile credere a una pura licenza narrativa. Se davvero alcuni elementi non corrispondono al vero, Ranucci ha il dovere di fare chiarezza: separi la realtà dalla finzione letteraria. Continuare su questa strada rischia solo di peggiorare la situazione, trasformando la toppa in un danno peggiore del buco. La questione di fondo, però, rimane una sola e attiene all'etica professionale: il giornalista ha intrattenuto o no rapporti intimi con persone con cui condivideva un legame di lavoro e di potere? Su questo fronte è auspicabile che la Rai intervenga con la massima trasparenza per fare piena luce sulla vicenda e accertare i fatti. Resta infine un interrogativo aperto: dove sono finite le giornaliste e le associazioni femministe, solitamente pronte a intervenire con tempestività in casi analoghi? Viene da chiedersi se ci si trovi di fronte a un episodio isolato o all'ennesimo doppio standard del dibattito pubblico".
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