(AGENPARL) - Roma, 14 Luglio 2026 - Direttore Responsabile: Laura Sutto
"Ci sono momenti in cui amministrare significa fare scelte difficili, scelte che nessuno vorrebbe compiere ma che diventano necessarie quando dall'altra parte ci sono persone in carne e ossa. Ci sono pazienti che aspettano una visita, medici e infermieri che ogni giorno tengono aperti i nostri ospedali, famiglie che chiedono semplicemente di potersi curare. È a loro che abbiamo pensato. Perché quando si parla di sanità bisogna avere il coraggio di dire la verità ai cittadini. I problemi esistono, nessuno li nega, ma affrontarli significa partire dai dati reali e dalle loro cause, non dalla propaganda".
Lo dichiara il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Stefano Minerva, intervenendo nel dibattito sul sistema sanitario pugliese.
"C'è chi continua a raccontare che tutte le difficoltà della sanità dipendano dalle Regioni – prosegue – ma i dati ufficiali raccontano una storia diversa. La spesa sanitaria, in rapporto al PIL, è passata dal 6,7% del 2014 al 6,3% degli ultimi anni. La Corte dei Conti ha evidenziato come il finanziamento statale cresca meno dei costi sostenuti dalle Regioni con un divario destinato ad aumentare nei prossimi anni. Anche la Fondazione GIMBE parla di un sottofinanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale. Non è un problema che riguarda soltanto la Puglia ma una questione nazionale che coinvolge tutte le Regioni, indipendentemente dal colore politico di chi le governa. Lo dimostrano i disavanzi registrati in molte realtà italiane, dalla Toscana alla Calabria fino all'Abruzzo. Perfino l'assessore alla Sanità del Veneto ha spiegato che senza un incremento del Fondo sanitario nazionale sarà sempre più difficile garantire servizi adeguati ai cittadini. Per questo sarebbe un errore trasformare una questione così seria in una polemica politica".
"Ma soprattutto – aggiunge – non possiamo dimenticare cosa c'è dietro quei numeri. Ci sono oltre cento milioni di euro investiti per assumere nuovi medici, infermieri e operatori sanitari. C'è il rinnovo del contratto nazionale di donne e uomini che ogni giorno si prendono cura di noi. Quella spesa non è un costo da tagliare, è il volto della sanità pubblica, la scelta di rafforzare gli ospedali invece che indebolirli, di dare dignità a chi durante il Covid chiamavamo eroe e che oggi continua, lontano dai riflettori, a prendersi cura delle nostre comunità. Di fronte a questa situazione avevamo due possibilità: chiudere reparti, bloccare le assunzioni, ridurre i servizi, oppure, assumerci una responsabilità che sapevamo sarebbe stata difficile da spiegare. Abbiamo scelto la seconda. Lo abbiamo fatto seguendo un principio semplice: chiedere un sacrificio maggiore a chi ha di più e proteggere chi ha di meno. L'addizionale IRPEF è rimasta invariata per i redditi fino a 15 mila euro, l'aumento è stato di circa 4 euro l'anno fino a 28 mila euro, di circa 19 euro fino a 50 mila euro e di circa 60 euro per i redditi superiori. Significa che la grande maggioranza dei pugliesi ha sostenuto un contributo minimo o addirittura nullo mentre è stato chiesto di più a chi aveva una maggiore capacità contributiva. Questa è la nostra idea di giustizia sociale. E quella scelte stanno già producendo risultati. Abbiamo rafforzato gli organici, recuperato oltre 155 mila prestazioni sanitarie, avviato un piano straordinario sulle liste d'attesa, assegnato obiettivi precisi ai direttori generali e continuiamo a lavorare per ridurre la mobilità passiva. Sappiamo che c'è ancora tanto da fare. Nessuno sostiene il contrario. Ma i problemi non si risolvono fingendo che non esistano o cercando un colpevole di turno, si risolvono assumendosi la responsabilità di affrontarli".
