(AGENPARL) - Roma, 26 Giugno 2026 - Tensione diplomatica tra Roma e Teheran. Nonostante il colloquio telefonico avvenuto giovedì sera tra il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, in cui Roma ha fermamente respinto le accuse, questa mattina il viceministro degli Esteri iraniano per gli affari legali e internazionali, Kazem Gharibabadi, ha rilanciato con forza le contestazioni contro l’Italia.
Il punto di scontro Al centro della disputa ci sono le presunte dichiarazioni del segretario generale della NATO riguardo all’uso di basi militari statunitensi in Italia e Romania per operazioni contro l’Iran. Il governo iraniano interpreta queste parole come una conferma del sostegno dell’Alleanza all’aggressione militare e punta il dito contro i due paesi europei, definendoli “facilitatori chiave” delle operazioni.
La posizione di Teheran Come riporta stamattina l’agenzia Mehr, il viceministro Gharibabadi, intervenendo tramite il suo profilo X, ha avvertito che tali azioni comportano una “responsabilità internazionale” per l’Italia e la Romania. La linea di Teheran si basa su un preciso riferimento normativo: il diplomatico ha citato la risoluzione 3314 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sostenendo che uno Stato che consente l’utilizzo del proprio territorio da parte di terzi per aggressioni contro un altro paese diviene, a sua volta, colpevole di aggressione.
La replica di Roma La posizione dell’Italia, ribadita da Tajani durante il colloquio con Araghchi, come riportato ieri dall’agenzia Irna, resta di netta smentita. Il ministro ha chiarito che nessun aereo coinvolto in operazioni contro l’Iran è decollato da territorio italiano e che il governo non ha mai autorizzato alcuna operazione di questo tipo. Tajani ha inoltre assicurato che nessuna base militare italiana è stata utilizzata per attacchi e che non sarà permesso in futuro.
Nonostante la richiesta di Araghchi di un’ulteriore e ufficiale smentita da parte di Roma, le dichiarazioni di Gharibabadi di questa mattina indicano che, sul piano della comunicazione internazionale, la questione resta aperta.
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