(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - Si accende lo scontro diplomatico tra Teheran e Beirut. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha risposto con durezza alle recenti accuse del presidente libanese Joseph Aoun, il quale, in un’intervista alla CNN, aveva puntato il dito contro l’Iran, accusandolo di utilizzare il Libano come “merce di scambio” nelle proprie dispute regionali con Stati Uniti e Israele.
La replica di Teheran Araghchi, attraverso un post sui social, ha respinto ogni addebito. “Se il Libano fosse una carta di pressione per l’Iran, avremmo raggiunto un accordo molto tempo fa” ha scritto il ministro, ribaltando il tavolo: “Salva il Libano dal tuo vero nemico, Signor Presidente”, ha aggiunto, sottintendendo che le reali minacce alla sicurezza libanese non provengano da Teheran, ma dalle operazioni militari israeliane.
Il contesto: un cessate il fuoco fragile Lo scambio al vetriolo giunge in una fase estremamente delicata per il Paese dei Cedri, impegnato nell’attuazione del recente accordo di cessate il fuoco con Israele. Nonostante le intese, la situazione sul campo resta instabile: le continue tensioni con Hezbollah – di cui l’Iran resta il principale sostenitore politico e militare – mettono a dura prova la sovranità dello Stato libanese.
Il dibattito interno Le parole di Aoun riflettono una crescente pressione interna in Libano, dove gran parte dell’establishment politico preme per una maggiore indipendenza dalle influenze esterne. Tuttavia, la posizione di Hezbollah continua a pesare come un’ipoteca sul futuro della politica di sicurezza nazionale, in un Paese che, come sottolineato dal suo Presidente, è ormai “stanco delle guerre”.
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