(AGENPARL) - Roma, 5 Giugno 2026 - L’Iran alza il livello dello scontro verbale e diplomatico. Mohsen Rezaei, influente consigliere del Leader della Rivoluzione Islamica e membro del Consiglio di Expediency, ha definito lo Stretto di Hormuz come il “braccio armato della deterrenza” di Teheran. In un momento di estrema tensione in tutto il Medio Oriente, queste dichiarazioni chiariscono la postura strategica della Repubblica Islamica.
La denuncia di Teheran: “Sabotaggio diplomatico”
Secondo Rezaei, Washington sta attuando un modello di “sabotaggio diplomatico” sistematico. Il generale ha presentato un atto d’accusa dettagliato, spiegando perché, al momento, ogni tentativo di dialogo sia considerato privo di basi solide. I punti critici sollevati da Teheran includono:
- Violazione dei patti: Gli Stati Uniti sono accusati di aver tradito ripetutamente gli accordi di cessate il fuoco concordati in precedenza.
- Blocco navale: Le restrizioni imposte alle navi e ai porti iraniani sono interpretate da Teheran non come semplici sanzioni, ma come una vera e propria dichiarazione di guerra.
- Disonestà strutturale: Il governo iraniano sostiene che i negoziati siano inficiati da una totale mancanza di buona fede, definendo il comportamento americano come manipolatorio.
Le condizioni per il tavolo dei negoziati
Nonostante i toni duri, l’Iran non chiude definitivamente le porte, ma pone condizioni imprescindibili per la ripresa del confronto. Le richieste di Teheran ruotano attorno a tre assi fondamentali:
- Revoca totale: La rimozione immediata e completa del blocco navale e portuale.
- Sblocco economico: Il rilascio di almeno 24 miliardi di dollari in fondi iraniani attualmente congelati nelle banche internazionali.
- Approccio globale: Teheran rifiuta negoziati parziali. Qualsiasi accordo deve includere tutti i fronti di crisi, con un riferimento esplicito alla stabilità del Libano, considerato un alleato inseparabile.
Deterrenza e sostenibilità della politica USA
Rezaei ha lanciato un avvertimento diretto all’amministrazione Trump. Secondo la sua analisi, la strategia americana — che cerca di bilanciare la stabilità dell’economia interna con una postura militare aggressiva — ha una “data di scadenza”. L’Iran punta sul logoramento dell’avversario, convinto che il costo della pressione militare diventerà presto insostenibile per Washington.
Il messaggio finale è di fermezza: il controllo dello Stretto di Hormuz rimane la leva di potere principale di Teheran. Finché il blocco non sarà rimosso, l’Iran intende mantenere la propria posizione, sostenendo Hezbollah e respingendo ogni tentativo di isolamento diplomatico che non tenga conto delle sue prerogative regionali.
