(AGENPARL) - Roma, 31 Maggio 2026 - La direttrice ferroviaria Roma–Perugia continua a mostrare tutte le sue fragilità, in un momento in cui la mobilità umbra avrebbe invece bisogno di certezze, affidabilità e una prospettiva chiara. Da settimane si susseguono segnalazioni di ritardi prolungati, soppressioni improvvise, convogli sovraffollati e servizi sostitutivi che spesso non riescono a garantire un rientro dignitoso. È un disagio che non riguarda più soltanto la quotidianità dei pendolari, ma che sta assumendo una dimensione più ampia, capace di incidere sulla qualità della vita, sul lavoro e sulla percezione stessa del servizio pubblico.
A riportare con forza il tema al centro del dibattito è stata l’associazione Unicommercio, che ha parlato di una situazione ormai oltre il limite della tollerabilità. La richiesta avanzata alla Regione è stata chiara: aprire immediatamente un confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per verificare il rispetto del contratto ferroviario e ottenere interventi urgenti. La Presidente Stefania Proietti ha raccolto l’appello e nei giorni scorsi ha inviato una lettera formale al Ministro Matteo Salvini, chiedendo un incontro per affrontare in modo diretto e trasparente le criticità della linea.
Il quadro che emerge dalle testimonianze dei pendolari è quello di un servizio che fatica a reggere. Le attese possono superare le quattro ore, soprattutto nelle fasce serali, quando i treni provenienti da Roma accumulano ritardi significativi o vengono cancellati senza preavviso. In questi casi, i bus sostitutivi non sempre risultano sufficienti e la mancanza di informazioni tempestive contribuisce a creare un clima di incertezza e frustrazione. A complicare ulteriormente la situazione ci sono i cantieri infrastrutturali lungo la linea, che impongono cambi obbligati a Terni o Foligno e una riorganizzazione degli orari che non sempre riesce a garantire continuità.
Il comitato dei pendolari parla apertamente di una gestione che non tutela gli utenti. Mancano comunicazioni chiare, non vengono predisposte misure minime di assistenza durante le attese prolungate e non esiste un piano strutturato per affrontare le emergenze. Il malcontento è diffuso e, come sottolineano gli stessi viaggiatori, non si tratta più di episodi isolati ma di un problema sistemico che richiede risposte immediate.
A rendere il quadro ancora più delicato è l’ipotesi di un possibile declassamento di alcune corse non rientranti nelle fasce di punta. Una scelta che comporterebbe l’utilizzo di materiale rotabile meno performante, tempi di percorrenza più lunghi e una riduzione ulteriore della qualità del servizio. Per una regione che già oggi fatica a mantenere collegamenti competitivi con la capitale, si tratterebbe di un passo indietro difficile da sostenere.
A confermare l’invio della lettera al MIT è stato l’assessore regionale ai Trasporti, Francesco De Rebotti, che ha ribadito la necessità di riportare al centro dell’attenzione la qualità del trasporto locale. Secondo l’assessore, la direttrice Roma–Umbria presenta difficoltà crescenti per i lavoratori e occorre ritrovare un equilibrio che oggi è saltato a sfavore del servizio regionale. L’Alta Velocità resta un obiettivo importante, ma non può essere l’unico tema: la priorità, in questo momento, è garantire un servizio affidabile ai pendolari.
La Regione attende ora una risposta dal Ministero per aprire un tavolo tecnico che affronti in modo organico la gestione dei cantieri, la qualità del servizio, il rischio declassamento e le misure immediate per tutelare gli utenti. La direttrice Roma–Perugia non è soltanto una linea ferroviaria: è un asse strategico per studenti, lavoratori, imprese e per la stessa competitività dell’Umbria. Intervenire oggi significa evitare che una criticità già evidente si trasformi in un limite strutturale per l’intero territorio.