
(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - “Combattenti di Hezbollah durante una parata nel sud di Beirut (immagine di repertorio).” Foto: Voce d’America / Pubblico Dominio
Il fronte libanese registra un’ulteriore, netta escalation. Nelle ultime 24 ore, Hezbollah ha dichiarato di aver condotto 22 operazioni militari contro postazioni e assetti dell’esercito israeliano, in risposta a quelle che il gruppo libanese definisce continue violazioni del cessate il fuoco e attacchi contro le aree civili nel sud del Libano.
Secondo le fonti locali e i media in lingua ebraica, una raffica di missili è stata lanciata contro la regione della Galilea, attivando le sirene d’allarme in diverse città, tra cui Kiryat Shmona. L’intensificarsi degli scontri segue la decisione, presa mercoledì dal comando israeliano, di dichiarare “zone di combattimento” tutte le aree a sud del fiume Zahrani, imponendo l’evacuazione immediata dei residenti.
L’innovazione tecnologica: la sfida dei droni FPV Un elemento di particolare rilievo in questa fase del conflitto è l’impiego massiccio da parte di Hezbollah di droni FPV (First-Person View). Questi piccoli velivoli “kamikaze” sono dotati di un collegamento fisico in fibra ottica (lungo fino a 30 km) che trasmette video e comandi direttamente all’operatore. Questa tecnologia permette ai droni di bypassare totalmente i sistemi di guerra elettronica e di disturbo (jamming) israeliani, rendendoli estremamente difficili da intercettare per i radar e i sistemi di difesa convenzionali. Il quotidiano Maariv ha descritto questa minaccia come un “incubo terrificante” per l’esercito israeliano, sottolineando le difficoltà di Tel Aviv nel contrastare un’arma a basso costo capace di colpire con estrema precisione truppe e blindati.