(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 - L’Unione europea rafforza le regole sugli imballaggi con nuove restrizioni sulle sostanze potenzialmente nocive utilizzate nei materiali destinati a entrare in contatto con gli alimenti. Al centro delle nuove disposizioni ci sono soprattutto i PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche conosciute anche come “sostanze chimiche permanenti” per la loro estrema persistenza nell’ambiente.
Il nuovo quadro normativo europeo sugli imballaggi introduce limiti particolarmente severi alla presenza di PFAS negli imballaggi alimentari, intervenendo su materiali largamente utilizzati per le loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti.
Si tratta di sostanze che possono essere impiegate, per esempio, nei rivestimenti di confezioni destinate ad alimenti grassi, carte per pasticceria e altri contenitori che devono resistere all’umidità e ai grassi. Una delle loro funzioni è impedire che confezioni di patatine fritte, prodotti da forno e altri alimenti oleosi perdano consistenza o si impregnino rapidamente.
Con le nuove soglie europee, questa applicazione è destinata però a ridursi drasticamente.
PFAS, limiti tanto bassi da impedirne di fatto l’utilizzo
Secondo le associazioni tedesche per la tutela dei consumatori, i valori limite introdotti sono talmente bassi da rendere sostanzialmente impossibile continuare a utilizzare intenzionalmente i PFAS come rivestimenti idrorepellenti e antigrasso negli imballaggi alimentari interessati.
La misura rappresenta un cambiamento significativo per l’industria del packaging, chiamata a individuare materiali e rivestimenti alternativi capaci di garantire prestazioni analoghe senza ricorrere a queste sostanze.
I PFAS comprendono un vasto gruppo di composti sintetici caratterizzati da legami chimici particolarmente resistenti. Proprio questa caratteristica, utile dal punto di vista industriale, determina anche la loro elevata persistenza.
Le sostanze sono oggetto da anni di crescente attenzione normativa e scientifica per i possibili effetti sulla salute e per la loro capacità di accumularsi e persistere nell’ambiente.
La nuova disciplina europea non significa tuttavia che tutti gli imballaggi già prodotti debbano essere immediatamente eliminati. Le scorte già immagazzinate potranno continuare a essere utilizzate, evitando così la distruzione immediata di grandi quantità di materiali già disponibili.
Una riforma degli imballaggi molto più ampia
La stretta sui PFAS rappresenta soltanto uno degli elementi di una trasformazione più ampia della politica europea sugli imballaggi.
L’obiettivo dell’UE è intervenire sull’intero ciclo di vita del packaging: progettazione, quantità di materiale utilizzato, riciclabilità, riutilizzo e produzione finale di rifiuti.
Molte delle modifiche più evidenti per i cittadini saranno però graduali. Secondo il calendario previsto, una parte consistente delle conseguenze concrete della nuova disciplina diventerà maggiormente visibile entro il 2030.
La direzione scelta dall’Unione è comunque chiara: utilizzare meno materiale, eliminare progressivamente alcune forme di plastica monouso e progettare confezioni più facilmente riciclabili.
Confezioni più piccole e meno spazio vuoto
Una delle novità più rilevanti riguarda le dimensioni degli imballaggi.
In futuro le confezioni dovranno essere progettate in modo da ridurre al minimo il materiale superfluo. La questione riguarda in modo particolare il commercio elettronico, dove è frequente ricevere prodotti relativamente piccoli all’interno di scatole molto più grandi.
Le nuove disposizioni prevedono che lo spazio vuoto consentito nelle confezioni utilizzate, per esempio, per gli ordini online venga limitato al 50%.
Il calcolo non riguarderà soltanto lo spazio materialmente privo di qualsiasi contenuto. Anche i materiali utilizzati per riempire la scatola e proteggere il prodotto — come carta, pluriball o scaglie di polistirolo — saranno considerati parte dello spazio vuoto.
La misura dovrebbe incentivare produttori, distributori e piattaforme di commercio elettronico a scegliere confezioni maggiormente proporzionate alle dimensioni effettive dei prodotti.
Stretta sulla plastica monouso
Un altro pilastro della riforma riguarda alcuni imballaggi di plastica destinati a essere utilizzati una sola volta.
Saranno vietate determinate confezioni in plastica monouso per frutta e verdura fresca non trasformata. L’obiettivo è ridurre l’impiego di packaging quando non risulta strettamente necessario per conservare o proteggere il prodotto.
La disciplina riguarderà anche i sacchetti di plastica estremamente leggeri.
Sono comunque previste eccezioni. Questi sacchetti potranno continuare a essere utilizzati quando necessari per motivi igienici oppure nel caso di alimenti venduti sfusi, quando il loro impiego contribuisce a prevenire lo spreco alimentare.
La normativa cerca quindi di trovare un equilibrio tra due obiettivi ambientali: ridurre la quantità di plastica utilizzata e, contemporaneamente, evitare che l’eliminazione dell’imballaggio determini un aumento degli alimenti buttati.
L’Europa produce quasi 178 chili di rifiuti da imballaggio per abitante
La portata del problema emerge dai dati sulla produzione di rifiuti.
Secondo Eurostat, nel 2023 nell’Unione europea sono stati generati mediamente 177,8 chilogrammi di rifiuti da imballaggio per abitante.
Una quantità considerevole che riflette la crescente diffusione del commercio elettronico, dei prodotti confezionati e delle modalità di consumo basate su imballaggi usa e getta.
Le nuove norme europee puntano pertanto non soltanto a migliorare il riciclaggio, ma a ridurre a monte la quantità complessiva di packaging immesso sul mercato.
Il principio è che il riciclo, pur essendo fondamentale, non può rappresentare l’unica risposta. Per ridurre l’impatto ambientale è necessario anche produrre meno rifiuti fin dall’inizio.
Obiettivo: -15% di rifiuti da imballaggio entro il 2040
L’Unione europea ha stabilito un percorso progressivo di riduzione dei rifiuti da imballaggio rispetto ai livelli del 2018.
Il primo traguardo è una diminuzione del 5% entro il 2030. La riduzione dovrà salire al 10% entro il 2035 e raggiungere almeno il 15% entro il 2040.
La gradualità dovrebbe concedere alle imprese il tempo necessario per riprogettare prodotti, confezioni e catene logistiche.
Per il settore industriale la trasformazione sarà significativa. Ridurre dimensioni e peso delle confezioni richiederà nuovi processi di progettazione, mentre le restrizioni sui materiali spingeranno verso lo sviluppo di alternative considerate più sostenibili.
Anche il commercio elettronico dovrà adattarsi, soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione delle dimensioni delle scatole e la riduzione dei materiali utilizzati per riempirle.
Dal riciclo alla prevenzione dei rifiuti
La nuova strategia europea segna soprattutto il passaggio da una politica concentrata prevalentemente sulla gestione del rifiuto a una politica che cerca di impedirne la produzione.
Un imballaggio più piccolo richiede meno materie prime, occupa meno spazio durante il trasporto e genera meno rifiuti. Un materiale più facilmente riciclabile può invece essere reinserito più efficacemente nel ciclo produttivo.
Parallelamente, la riduzione di alcune sostanze negli imballaggi alimentari aggiunge una dimensione sanitaria e ambientale alla riforma.
Il risultato sarà una trasformazione progressiva del packaging utilizzato quotidianamente dai cittadini europei. Gli effetti più visibili richiederanno ancora alcuni anni, ma la direzione indicata da Bruxelles è ormai definita: meno sostanze problematiche, meno plastica monouso, confezioni più piccole e maggiore riciclabilità.
Per consumatori e imprese si apre così una fase di transizione destinata a modificare profondamente il modo in cui alimenti, acquisti online e numerosi beni di consumo vengono confezionati e distribuiti nel mercato europeo.
