
(AGENPARL) - Roma, 20 Maggio 2026 - Con una votazione di 50 a 47, il Senato degli Stati Uniti ha compiuto un passo formale per avanzare una risoluzione volta a limitare l’autorità del Presidente Donald Trump nel proseguire le operazioni militari contro l’Iran. Il provvedimento impone all’amministrazione la necessità di ottenere l’approvazione del Congresso, sollevando interrogativi su razionalità, costi, strategia e obiettivi finali del conflitto in corso.
Il contesto istituzionale
Il voto di martedì segna la prima volta, dall’inizio delle ostilità nel mese di febbraio, che una delle due camere del Congresso procede concretamente verso una misura di questo tipo. Nonostante l’opposizione di gran parte dell’apparato repubblicano, quattro senatori del GOP — Bill Cassidy, Rand Paul, Susan Collins e Lisa Murkowski — si sono uniti alla quasi totalità dei Democratici, segnalando una frattura interna che va oltre la semplice dialettica parlamentare.
Il nodo legale: la War Powers Resolution
La pressione legislativa si è intensificata dopo la scadenza, lo scorso 1° maggio, del termine di 60 giorni previsto dalla War Powers Resolution del 1973. Tale legge impone al Presidente l’obbligo di ricevere l’autorizzazione del Congresso per mantenere forze statunitensi impegnate in ostilità.
L’amministrazione Trump ha tentato di neutralizzare la questione definendo gli scontri con l’Iran come una “piccola escursione” (little excursion) e sostenendo che il fragile cessate il fuoco, in vigore da aprile, abbia interrotto il conteggio dei giorni previsto dalla legge. Una tesi, quella del Segretario alla Guerra Pete Hegseth, che ha trovato ferma opposizione sia tra i legislatori Democratici che in una parte dello schieramento Repubblicano, i quali puntano il dito contro il mantenimento del blocco navale statunitense ai porti iraniani e la costante operatività delle forze armate nell’area.
Sebbene il provvedimento presenti un percorso a ostacoli — con un probabile veto presidenziale e una forte resistenza prevista alla Camera — il significato politico è inequivocabile. Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha duramente criticato l’approccio di Trump, definendo le manovre presidenziali “l’operato di un bambino che gioca con una pistola carica”.
La votazione certifica una crescente insofferenza verso i costi politici e strategici di una guerra che, a Washington, inizia a essere percepita come sempre meno sostenibile.