(AGENPARL) - Roma, 21 Aprile 2026 - Mentre gli USA tentano il blitz diplomatico a Islamabad, Pechino si muove su un altro fronte: Xi Jinping chiama a raccolta l’Africa per arginare gli effetti del conflitto Iran-Israele.
Non c’è solo il Pakistan nello scacchiere della crisi. Mentre JD Vance vola verso Islamabad, il Presidente cinese Xi Jinping lancia un messaggio potente da Pechino: la Cina è pronta a lavorare con i paesi africani per affrontare gli “effetti collaterali” del conflitto in Medio Oriente. Incontrando il Presidente del Mozambico, Daniel Chapo, Xi ha messo nel mirino l’instabilità globale causata dallo scontro tra Israele, USA e Iran.
L’Africa come vittima collaterale
Per Xi Jinping, il conflitto non è un affare privato tra Washington e Teheran, ma una minaccia allo sviluppo del continente africano. “La Cina vuole promuovere la pace e lo sviluppo insieme ai paesi locali”, ha dichiarato il leader cinese, esortando la comunità internazionale a praticare un “autentico multilateralismo”. Un attacco neanche troppo velato all’unilateralismo di Donald Trump e alla sua strategia della “massima pressione”.
Il fronte della tregua
La Cina si propone come il garante di un cessate il fuoco globale, ponendosi in antitesi alla diplomazia muscolare americana. Mentre i media ufficiali iraniani accusano Washington di vivere di “illusioni”, Pechino costruisce un blocco di consenso che va dall’Asia all’Africa, puntando sulla stabilità dei mercati e sulla sicurezza energetica, seriamente minacciata dai venti di guerra nel Golfo Persico.
Consiglio per il tuo Agenparl:
Questo pezzo si incastra perfettamente dopo quello della Tasnim. Mostra come l’Iran non sia solo: da una parte ha la sua forza militare, dall’altra ha la sponda diplomatica pesante della Cina che muove i pezzi in Africa.
