(AGENPARL) - Roma, 20 Aprile 2026 - “L’operazione antimafia condotta nei quartieri Sperone e Brancaccio di Palermo, dal ROS dei Carabinieri e dallo SCO della Polizia, che ha portato all’arresto di 32 persone tra cui il boss Nino Sacco e allo smantellamento di una pervasiva rete estorsiva e di spaccio di stupefacenti, restituisce un quadro allarmante della forza di Cosa nostra in territori storicamente difficili. La lotta alla mafia non può subire rallentamenti e deve essere la priorità della agenda di istituzioni e politica”.
Lo dice Sonia Alfano, responsabile dipartimento Legalità di Azione.
“La pressione del racket – prosegue Alfano – non si è mai allentata e la capacità riorganizzativa di Cosa nostra è molto forte. L’arresto di Nino Sacco impone una riflessione seria su quanto accaduto nel recente passato. Nel 2020, durante la gestione del Ministro di giustizia Bonafede, Sacco fu scarcerato per l’emergenza COVID anche se non se ne comprendeva la necessità dal momento che i detenuti al 41/bis sono in celle singole. In quell’occasione, lanciai l’allarme sulla pericolosità delle scarcerazioni dei detenuti in regime di alta sicurezza e 41-bis, chiedendo le dimissioni di Bonafede e dei vertici del DAP. Grazie a quella denuncia e ai successivi question time in Parlamento, il Ministero fu costretto a varare un decreto d’urgenza per riportare in cella i boss, compreso Nino Sacco. I fatti di oggi dimostrano che avevamo visto giusto: la caratura criminale di certi soggetti non muta, e la loro permanenza fuori dalle strutture detentive rappresenta un rischio inaccettabile per la collettività. La lotta alla mafia non ammette distrazioni o sottovalutazioni; è una pratica che richiede fermezza e visione, specialmente nella gestione dei circuiti detentivi di massima sicurezza. Ringrazio gli inquirenti e le Forze dell’ordine per l’eccellente lavoro svolto” conclude Alfano.