(AGENPARL) - Roma, 10 Aprile 2026 - ISLAMABAD – Una capitale blindata, diecimila agenti in strada e gli occhi del mondo puntati sul Serena Hotel. Islamabad si appresta a vivere domani, sabato 11 aprile, la giornata più importante della sua storia diplomatica recente. Sotto la mediazione del Primo Ministro Shehbaz Sharif, le delegazioni di Washington e Teheran si siederanno faccia a faccia per trasformare la fragile tregua mediata dal Pakistan in una pace duratura.
La missione di JD Vance e la regia di Trump
A guidare la delegazione americana non è il Dipartimento di Stato, ma il Vicepresidente JD Vance. Una scelta di altissimo profilo che porta il timbro diretto di Donald Trump. Sebbene il Presidente sia rimasto a Washington, la sua presenza alla “consolle” dei negoziati è totale. Trump ha già tracciato il perimetro: l’Iran è al tavolo perché non ha altre carte da giocare. La missione di Vance è dunque quella del “poliziotto buono” incaricato di trovare una quadra tecnica, mentre da Mar-a-Lago il “regista” mantiene la pressione massima, pronto a chiudere ogni finestra diplomatica se Teheran non darà garanzie scritte sulla riapertura totale dello Stretto di Hormuz.
Il ruolo di Israele: l’assente più presente
Israele non siederà fisicamente al tavolo – un’impossibilità diplomatica per il Pakistan ospitante – ma la sua ombra domina ogni sessione. Benjamin Netanyahu, pur avendo accettato la richiesta di Trump di “abbassare il volume” dei raid in Libano per 48 ore (il cosiddetto protocollo low-key), ha chiarito che Gerusalemme non si sentirà vincolata da alcun accordo che non garantisca lo smantellamento della minaccia di Hezbollah al confine nord. Israele agisce come un osservatore esterno dotato di diritto di veto militare: se il “pacchetto Islamabad” sarà ritenuto troppo debole, l’azione di difesa israeliana riprenderà senza sconti.
Pechino garante del “silenzio delle armi”
Il vero assicuratore dell’evento resta però Pechino. Il Ministro degli Esteri Wang Yi è già sul posto per monitorare i progressi. La Cina, che ha garantito l’incolumità diplomatica dei delegati iraniani, vede in questo summit l’occasione per consacrare l’asse Islamabad-Pechino come nuovo baricentro diplomatico mondiale, capace di risolvere crisi che l’Occidente ha solo alimentato. Domani Islamabad non sarà solo la capitale del Pakistan, ma il centro di gravità di una pace che il mondo attende col fiato sospeso.
