(AGENPARL) - Roma, 7 Aprile 2026 - (AGENPARL) – Roma, 7 aprile 2026 – “Trasformare un selfie di sette anni fa in un caso politico è l’ennesimo segnale di un dibattito pubblico che fatica a restare ancorato alla realtà. Parliamo di una fotografia scattata nel 2019, durante un evento pubblico: un contesto in cui chiunque svolga attività politica sa bene che centinaia di persone chiedono una foto. Si tratta di un fatto ordinario, quotidiano, privo di qualsiasi rilevanza politica. C’è poi un elemento ancora più significativo: al momento di quello scatto, il soggetto oggi richiamato nelle cronache non risultava indagato per reati di mafia né era noto per altri motivi. È dunque improprio utilizzare oggi quell’immagine in chiave retroattiva per costruire insinuazioni. Eppure è esattamente ciò che si tenta di fare: prendere un elemento neutro, svuotarlo del suo contesto e attribuirgli significati che non ha. È un metodo preciso, che nulla ha a che fare con il giornalismo: si alimenta il sospetto senza prove, si suggeriscono collegamenti inesistenti e si punta a colpire la reputazione, non a fare chiarezza. Chi conosce la politica reale sa che un selfie non è una relazione, non è un rapporto, non è un legame: è semplicemente una foto. Continuare su questa strada significa abbassare il livello del confronto democratico, sostituendo il merito con l’insinuazione. La verità è semplice: non c’è alcuna notizia, se non la volontà di costruirne una”.
Lo ha detto il deputato di Fratelli d’Italia, Marcello Coppo.