(AGENPARL) - Roma, 15 Marzo 2026 - “Guardiamo con preoccupazione all’ipotesi di una seconda moschea a Pordenone, vista l’intenzione da parte della comunità islamica di dare vita a un altro centro culturale, oltre quello della Comina, in un capannone a Roveredo in Piano”. Lo dichiara Emanuele Loperfido, deputato e presidente provinciale di Fratelli d’Italia, dopo la notizia apparsa sulla stampa di una possibile seconda moschea pordenonese alla quale vorrebbe dara vita la parte più legata ai Paesi africani della comunità islamica presente sul territorio. “Siamo per l’assoluta libertà di culto – sottolinea Loperfido – ma anche per il rispetto delle regole. L’Imam parla di dialogo e integrazione. Tuttavia dall’articolo emerge come all’interno della stessa comunità islamica vi siano divisioni dovute a differenze linguistiche e culturali. È un elemento che non può essere sottovalutato. Il rischio è che queste scissioni, più che semplici differenze organizzative, possano nascondere forme di radicalizzazione o massimalismi interni alle comunità. Proprio per questo Fratelli d’Italia insiste da tempo sull’importanza della lingua italiana come lingua comune, perché è lo strumento principale per favorire l’integrazione reale, superare le divisioni e impedire la formazione di comunità parallele chiuse. Non solo. Stiamo valutando con le amministrazioni comunali coinvolte la disciplina normativa sui luoghi di culto per capire la fattibilità del progetto. Allo stesso modo abbiamo posto con forza il tema della trasparenza dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto, affinché sia sempre chiara la provenienza delle risorse utilizzate. In questa direzione Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge – prima firmataria Sara Kelany, che ho sottoscritto – che prevede il divieto del velo integrale che copre il volto nei luoghi pubblici, negli uffici, nelle scuole e nelle università; la regolamentazione e il tracciamento dei finanziamenti destinati alle moschee; pene più severe per il reato di induzione al matrimonio mediante l’inganno. Sono misure di buonsenso e di civiltà che servono a difendere i principi fondamentali della nostra società: trasparenza, sicurezza, libertà e rispetto delle donne. Perché l’integrazione vera non significa chiudere gli occhi di fronte ai problemi, ma affermare con chiarezza le regole e i valori della nostra comunità nazionale”, conclude Loperfido.