(AGENPARL) - Roma, 9 Marzo 2026 - (AGENPARL) – Mon 09 March 2026 REGIONE PUGLIA
AZIENDA OSPEDALIERO – UNIVERSITARIA
CONSORZIALE POLICLINICO DI BARI
BARI – PIAZZA GIULIO CESARE 11
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Policlinico di Bari, eseguito il primo trattamento di radioembolizzazione epatica (TARE):
nuova opzione avanzata per i tumori del fegato
Microsfere caricate con Ittrio-90 rilasciano l’effetto terapeutico all’interno della lesione
tumorale, riducendo l’irradiazione del tessuto sano. Risultato dell’equipe di medicina nucleare
diretta dal prof. Rubini
Microsfere radioattive in grado di colpire in modo selettivo le cellule tumorali, preservando
quanto più possibile il fegato sano. Al Policlinico di Bari è stato eseguito per la prima volta un
trattamento di radioembolizzazione epatica TARE (Trans Arterial RadioEmbolization), una
procedura mini-invasiva e ad alta specializzazione eseguita dall’Unità operativa di Medicina
Nucleare diretta dal prof. Giuseppe Rubini.
Si tratta di una procedura complessa che integra competenze multidisciplinari e prevede un
percorso accurato: valutazione del paziente, analisi dell’appropriatezza clinica, diagnostica
avanzata (TC e PET), definizione personalizzata della dose, simulazione pre-trattamento e
somministrazione terapeutica. La TARE utilizza microsfere caricate con Ittrio-90 (90Y), un
radionuclide che emette radiazioni β- ad alta energia ma con scarsa penetrazione, in modo da
rilasciare l’effetto terapeutico soprattutto all’interno della lesione tumorale, riducendo
l’irradiazione del tessuto sano.
“È un’opzione terapeutica – spiega il prof. Giuseppe Rubini – indicata quando l’asportazione
chirurgica del tumore non è tecnicamente fattibile o quando l’intervento chirurgico risulta
controindicato per le condizioni cliniche del paziente. La radioembolizzazione è un intervento
che assomiglia più a un lavoro di precisione che a un’azione d’urto: le microsfere, trasportate
dal flusso sanguigno, arrivano nel cuore del tumore e lì rilasciano la loro forza con una
penetrazione limitata, proteggendo quanto più possibile il tessuto sano. Questa opzione può
inoltre consentire, in casi selezionati, di riportare il tumore entro criteri compatibili con la
candidabilità al trapianto di fegato, di cui il Policlinico di Bari è centro di riferimento regionale”.
L’intervento rappresenta un nuovo passo nel potenziamento delle terapie oncologiche avanzate
in Puglia, grazie all’attivazione di un percorso strutturato e conforme ai requisiti clinici,
organizzativi e di sicurezza previsti dalle linee guida nazionali. Fondamentale la collaborazione
di tutte le Unità operative coinvolte nel team multidisciplinare per il carcinoma epatocellulare
(HCC), tra cui Medicina Interna, Oncologia Medica, Chirurgia epato-biliare e Trapianti di fegato,
Diagnostica per immagini, Medicina Nucleare e unità operativa di Danno Epatico, con un ruolo
decisivo di queste ultime nella realizzazione del primo trattamento.
L’esecuzione della TARE prevede una fase preliminare di simulazione: uno studio angiografico
super-selettivo associato all’iniezione di un radiofarmaco diagnostico che “simula” la
distribuzione di quello terapeutico. Le immagini scintigrafiche e SPECT/CT consentono una
valutazione tridimensionale e permettono la pianificazione personalizzata e le stime
dosimetriche. La dose terapeutica viene quindi calcolata attraverso specifici software, in
sinergia tra medico nucleare e fisico sanitario.
Il primo paziente sottoposto a TARE al Policlinico è stato selezionato dalla dottoressa Maria
Rendina, direttrice dell’Unità operativa di Danno epatico e Trapianto, condiviso e approvato dal
team multidisciplinare e ricoverato presso l’Unità operativa di Gastroenterologia diretta dalla
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