(AGENPARL) - Roma, 26 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 26 February 2026 PROCURA DELLA REPUBBLICA
presso il Tribunale di Modena
REGISTRO N. 27
Prot. 2046
Modena, 26 febbraio 2026
COMUNICATO STAMPA
Oggi la Procura della Repubblica di Modena ha delegato ai Carabinieri del Nucleo
Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) del Gruppo
Forestale di Modena l’esecuzione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice
per l’udienza preliminare del Tribunale di Modena, avente ad oggetto il complesso delle
discariche “Feronia 0, 1 e 2” e dei relativi comparti aziendali, situati nel comune di Finale
Emilia (MO).
La richiesta di sequestro preventivo delle discariche è stata avanzata al Giudice
dell’udienza preliminare (GUP) poiché questa Procura aveva già esercitato l’azione penale
con richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito del medesimo procedimento penale.
L’esercizio della azione penale con richiesta di rinvio a giudizio non aveva interrotto
la prosecuzione delle condotte illecite, rendendo assolutamente necessario ed urgente
l’applicazione del vincolo cautelare reale sulle discariche e sui relativi comparti aziendali.
Nel suddetto procedimento penale gli imputati sono il legale rappresentante della
società di gestione “Feronia S.r.l.” e l’ex Dirigente Responsabile del Servizio ARPAE-SAC di
Modena, accusati del delitto di inquinamento ambientale in concorso (art.li 110 e 452 bis
co. 2 c.p.).
All’ex Dirigente ARPAE è contestata altresì l’omissione di atti d’ufficio (art. 328 co.
1 c.p.) per non aver adottato i provvedimenti obbligatori di diffida ed attuazione delle
procedure di bonifica, pur avendo ricevuto ripetute comunicazioni sui continui
superamenti dei limiti di contaminazione; mentre al gestore della discarica è ascritta la
condotta di avere causato l’inquinamento senza attivarsi con la presentazione di un
adeguato piano di caratterizzazione, di una analisi di rischio, e senza comunque avere posto
in essere le necessarie misure di prevenzione, come prescritto dal codice dell’ambente.
È contestato altresì l’illecito amministrativo di cui all’art. 25 undecies lettera a)
D.L.vo 231/2001, in relazione all’ipotesi di reato di cui all’art. 452 bis co. 2 c.p., alla società
“Feronia S.r.l.” per il cospicuo vantaggio economico tratto dai risparmi di spesa legati alla
mancata adozione delle necessarie misure di prevenzione ambientale.
Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura ed adottato dal Giudice all’esito di
una complessa ed articolata attività investigativa che documentava un perdurante e grave
fenomeno di inquinamento ambientale nel territorio del comune di Finale Emilia.
L’attività d’indagine ha avuto origine da esposti presentati da comitati cittadini e
veniva sviluppata dai Carabinieri del NIPAAF, con il supporto degli approfonditi
accertamenti eseguiti dal consulente tecnico del pubblico Ministero attraverso l’analisi
incrociata di report specifici, di determine dirigenziali e di comunicazioni tra il gestore e
l’ente di controllo ARPAE; ciò permetteva di accertare:
– il superamento dei valori soglia di contaminazione: in particolare sono stati
documentati complessivamente 2267 superamenti delle Concentrazioni Soglia di
Contaminazione (CSC) tra ila 2008 e il 2023, altri 61 nel solo 2024, ed ulteriori superamenti
dei Valori di Fondo, che hanno interessato ben 18 piezometri. Si tratta di sforamenti
rilevanti, costanti e continui a far data dall’anno 2008. Esemplificativamente il “ferro” ha
raggiunto picchi fino a 102.000 ug/l e 109.000 ug/l nell’agosto 2025, superando di quasi
dieci volte i già innalzati Valori di Fondo autorizzati (fissati a 11.440 ug/l);
– omissioni nelle comunicazioni: nel periodo 2021-2023, la società di gestione ometteva di
comunicare all’Autorità Amministrativa in modo completo ed esaustivo i parametri
oggetto di sforamento. Dati fondamentali riguardanti ferro, manganese, nichel, arsenico,
boro, solfati ed antimonio, che sono stati disattesi, violando palesemente gli obblighi di
trasparenza;
– l’inquinamento delle acque di drenaggio: un grave ulteriore inquinamento diretto si è
da ultimo verificato nelle acque di drenaggio (c.d. “sotto-telo” della discarica). Nel solo
periodo maggio-agosto 2025, sono stati registrati 62 reiterati sforamenti in un unico
piezometro; qui sono state rilevate concentrazioni di ben 13 parametri fuori norma. Si
tratta di sostanze di origine prettamente antropica ed estremamente nocive, tra cui cromo
totale, p-toluidina, benzene, PCB, cloruro di vinile, mercurio e cromo esavalente;
– gravi discrepanze analitiche: sono emerse pesanti difformità tra i referti analitici
presentati dal gestore (che riportavano esito negativo o nei limiti) e quelli eseguiti dai
tecnici ARPAE nelle medesime date, come accertato nei prelievi del 7 maggio 2025. Le
analisi pubbliche attestavano infatti il netto superamento dei limiti di legge per sostanze
pericolose come anilina, benzoperilene e cianuri, ignorate nei report privati.
Il gestore, secondo cui l’inquinamento era imputabile alla mera conformazione
naturale del terreno, aveva precedentemente ottenuto un innalzamento dei “Valori di
Fondo”, ossia una deroga ai limiti più severi fissati direttamente dalla legge. Invero le
risultanze investigative dimostravano che i nuovi prelievi superavano abbondantemente
anche tali soglie, tanto che il Giudice per l’udienza preliminare, nel decreto di sequestro
preventivo, riconosceva, con un alto grado di probabilità logica, che la fonte
dell’inquinamento derivasse proprio dalla gestione continuativa della discarica.
Emergeva, infine, una sostanziale inerzia amministrativa visto che non era mai stato
redatto od imposto un piano di caratterizzazione complessivo e riferito all’intero impianto.
Gli interventi finalizzati alla prevenzione ed alla eventuale bonifica si erano infatti sempre
limitati ad eventi singoli e circoscritti, e nonostante la continua violazione dei limiti di
accettabilità delle immissioni di sostanze inquinanti nelle acque sotterranee, il gestore non
aveva mai presentato, e ARPA non aveva mai richiesto un piano di caratterizzazione globale
che considerasse l’interezza del comparto della discarica.
Il provvedimento odierno è stato chiesto ed emesso al fine di interrompere l’attività
che avrebbe aggravato irreparabilmente la matrice ambientale di un’area sita in zona
agricola e vasta circa 228.000 metri quadrati, visto che l’impianto, pienamente operativo,
continuava a ricevere ingenti quantità di rifiuti, pari a oltre 107.000 tonnellate solo tra
febbraio e novembre 2025.
Si rammenta che gli imputati devono considerarsi presunti innocenti fino a sentenza
irrevocabile di condanna.
IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
Luca Masini
MASINI
MINISTERO
DELLA
GIUSTIZIA
10:25:31
GMT+01:00
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