(AGENPARL) - Roma, 24 Febbraio 2026 - Un nuovo studio sul DNA antico ha ricostruito le profonde trasformazioni genetiche avvenute in Europa tra il 6500 e il 4000 a.C., periodo in cui i discendenti degli agricoltori dell’Anatolia occidentale si mescolarono con le popolazioni locali di cacciatori-raccoglitori. La ricerca mostra che, nella maggior parte del continente, questo processo portò a un ricambio di ascendenza compreso tra il 70% e il 100%.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature con il titolo “Lasting Lower Rhine-Meuse forager ancestry shaped Bell Beaker expansion”, evidenzia come i primi agricoltori si siano diffusi in Europa attraverso due principali rotte: una via i Balcani e la Tracia verso l’Europa centrale e un’altra lungo la costa mediterranea.
Durante l’espansione, questi gruppi — identificati come primi agricoltori europei — si incrociarono progressivamente con i cacciatori-raccoglitori occidentali, dando origine a nuove popolazioni miste. Attraverso questo processo di integrazione continua, gli antenati indigeni furono in gran parte sostituiti, contribuendo in modo decisivo alla composizione genetica degli europei moderni.
Tuttavia, la ricerca individua una significativa eccezione nell’area del Basso Reno-Mosa, che comprende parti degli attuali Paesi Bassi, Belgio e Germania. In queste zone umide, fluviali e costiere, caratterizzate da abbondanti risorse naturali ma meno adatte all’agricoltura intensiva precoce, le comunità di cacciatori-raccoglitori sopravvissero molto più a lungo rispetto ad altre regioni europee.
Secondo gli autori, in quest’area una popolazione con circa il 50% di ascendenza cacciatori-raccoglitori persistette per circa 3.000 anni in più, arrivando fino al periodo del Vaso Campaniforme intorno al 2500 a.C. La continuità sarebbe stata favorita da dinamiche di integrazione in cui donne provenienti da comunità agricole si unirono ai gruppi locali, insieme a un flusso genetico limitato e a specifiche condizioni ambientali.
Nel complesso, lo studio conferma che la diffusione dell’agricoltura ha rappresentato uno dei principali fattori di trasformazione genetica dell’Europa preistorica, ma dimostra anche come alcune regioni abbiano funzionato da rifugi a lungo termine per tradizioni culturali e linee genetiche mesolitiche.
