(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - Il fotovoltaico mondiale sta attraversando una fase di espansione senza precedenti e, se l’attuale traiettoria proseguirà, il volume della produzione elettrica solare potrebbe raddoppiare approssimativamente ogni tre anni. Parallelamente cresce rapidamente anche la diffusione delle automobili elettriche, delineando una trasformazione strutturale dei sistemi energetici e dei trasporti alla quale Europa e Repubblica Ceca dovranno adattarsi.
È il quadro tracciato da Ondráš Přibyla, direttore del progetto Climate Facts, intervenuto nel programma di discussione Poledne s Moravec. Secondo Přibyla, la crescita delle tecnologie energetiche alternative ai combustibili fossili non deve più essere considerata un fenomeno marginale: è ormai una trasformazione globale destinata ad avere profonde conseguenze economiche, industriali e ambientali.
Fotovoltaico: da 2.500 a 10.000 TWh
I numeri citati da Přibyla mostrano la velocità della trasformazione. Secondo il direttore di Climate Facts, lo scorso anno gli impianti fotovoltaici mondiali hanno prodotto circa 2.500 terawattora (TWh) di elettricità.
Mantenendo l’attuale dinamica di crescita, la produzione potrebbe raggiungere 5.000 TWh nel 2028 e arrivare a 10.000 TWh nel 2031.
Si tratterebbe quindi di una quadruplicazione nell’arco di circa sei anni.
La progressione può essere sintetizzata così:
- circa 2.500 TWh: produzione fotovoltaica mondiale indicata per l’ultimo anno;
- circa 5.000 TWh nel 2028: primo raddoppio;
- circa 10.000 TWh nel 2031: secondo raddoppio.
Se questa traiettoria venisse confermata, il fotovoltaico assumerebbe un peso sempre maggiore nella produzione elettrica mondiale, con conseguenze significative non soltanto per il settore energetico, ma anche per le reti elettriche, i sistemi di accumulo, l’industria, i trasporti e gli investimenti infrastrutturali.
Non è soltanto una rivoluzione energetica
Il punto centrale dell’analisi di Přibyla è che la crescita del solare non rappresenta un fenomeno isolato.
Il mondo sta attraversando contemporaneamente una trasformazione del modo in cui produce energia e del modo in cui utilizza quell’energia. Da una parte aumenta la produzione da fonti rinnovabili; dall’altra procede l’elettrificazione di settori tradizionalmente dipendenti direttamente dai combustibili fossili.
Uno degli esempi più evidenti riguarda proprio i trasporti.
Secondo i dati richiamati da Přibyla, anche il numero di automobili elettriche vendute tende a raddoppiare nell’arco di circa tre anni.
Fotovoltaico ed elettromobilità diventano quindi due componenti della stessa trasformazione: produrre quantità crescenti di elettricità attraverso fonti a basse emissioni e utilizzare sempre più l’elettricità anche per attività precedentemente alimentate attraverso benzina, diesel, gas o altri combustibili.
La Repubblica Ceca deve decidere come adattarsi
Per Přibyla, la questione fondamentale non consiste più nel chiedersi se questa trasformazione avverrà, ma come la Repubblica Ceca e l’Europa riusciranno ad affrontarla.
«Ci troviamo in questa situazione e l’intera Repubblica Ceca, forse tutta l’Europa, deve affrontarla per poterne uscire al meglio», ha affermato.
La velocità della trasformazione pone infatti diverse sfide.
Una crescita molto rapida del fotovoltaico richiede reti elettriche capaci di gestire una produzione maggiormente decentralizzata e variabile. Diventano inoltre sempre più importanti gli accumuli energetici, la flessibilità della domanda, le interconnessioni tra Paesi e una gestione intelligente dei consumi.
Allo stesso tempo, la diffusione dell’auto elettrica richiede infrastrutture di ricarica, adeguamenti della rete e una trasformazione dell’industria automobilistica.
Per economie industriali fortemente integrate nelle catene automobilistiche europee, come quella ceca, il cambiamento assume quindi anche una dimensione economica e occupazionale.
Cambiamento climatico e combustibili fossili
Secondo Přibyla, la trasformazione energetica deve essere interpretata anche alla luce del cambiamento climatico prodotto dall’accumulo dei gas serra legato, in larga parte, all’utilizzo dei combustibili fossili.
Ridurre l’impiego di carbone, petrolio e gas e sostituirli progressivamente con fonti energetiche a basse emissioni rappresenta uno degli strumenti principali per limitare le emissioni future.
Ma il cambiamento climatico già in corso pone contemporaneamente un’altra questione: l’adattamento.
Le infrastrutture, l’agricoltura, la gestione delle risorse idriche e gli stessi sistemi energetici devono essere preparati a condizioni climatiche differenti da quelle del passato.
Ed è proprio sul rapporto tra energia e acqua che il dibattito ceco sta assumendo una rilevanza particolare.
Siccità, secondo Přibyla non basta affrontare il singolo problema
Il direttore di Climate Facts ha criticato l’idea di affrontare gli effetti del cambiamento climatico separatamente, concentrandosi, per esempio, esclusivamente sulla siccità.
«Combattere la siccità è di per sé un’assurdità. Non è un’impresa eroica, anche se i politici vorrebbero presentarla come tale», ha dichiarato Přibyla.
Il punto è che la scarsità d’acqua non può essere affrontata soltanto attraverso interventi emergenziali quando il fenomeno si manifesta.
Secondo Přibyla, occorre intervenire soprattutto sulle tecniche agricole e sulla capacità del territorio di trattenere l’acqua nel suolo.
Un terreno capace di assorbire e conservare maggiormente le precipitazioni può infatti ridurre la vulnerabilità durante i periodi secchi. La gestione dell’acqua diventa così una questione che coinvolge agricoltura, paesaggio, gestione del territorio e adattamento climatico.
Siccità e nucleare: il problema dell’acqua
La relazione tra disponibilità idrica e sistema energetico è diventata particolarmente evidente quest’anno, dopo che la siccità ha provocato problemi alle centrali nucleari in Ungheria e Romania.
Le centrali termoelettriche, comprese quelle nucleari, hanno bisogno di sistemi di raffreddamento e quindi la disponibilità e la temperatura dell’acqua possono diventare elementi importanti per la loro operatività.
Il tema è stato sollevato nel dibattito anche dall’eurodeputato ceco Luděk Niedermayer, secondo il quale nella Repubblica Ceca manca ancora un confronto sufficientemente approfondito sulla quantità d’acqua necessaria per un’eventuale espansione della produzione nucleare.
La discussione sull’energia nucleare, secondo questa posizione, dovrebbe quindi considerare non soltanto capacità produttiva e sicurezza energetica, ma anche disponibilità futura delle risorse idriche e costo effettivo dell’elettricità prodotta.
Il settore energetico ceco utilizza circa il 30% dell’acqua
I dati citati durante Poledne s Moravec mostrano quanto sia importante la questione.
Nel 2024 il settore energetico avrebbe utilizzato 381,2 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità equivalente a circa il 30% del consumo complessivo della Repubblica Ceca.
È un numero che assume un significato particolare se analizzato insieme alla prospettiva di periodi di siccità più frequenti o intensi.
Non è ancora chiaro quanto il consumo idrico delle centrali elettriche possa diminuire attraverso nuove tecnologie, sistemi di raffreddamento differenti o miglioramenti dell’efficienza. Il problema, tuttavia, secondo Niedermayer, dovrebbe essere affrontato apertamente nella pianificazione energetica.
«Ma ora abbiamo un’ideologia secondo cui il problema non esiste», ha affermato l’eurodeputato.
Fotovoltaico e nucleare: tecnologie con caratteristiche differenti
La discussione mette in evidenza anche una delle questioni centrali della futura politica energetica europea: trovare il giusto equilibrio tra tecnologie con caratteristiche molto diverse.
Il fotovoltaico presenta il vantaggio di poter essere installato rapidamente e in maniera distribuita, ma la sua produzione varia in funzione dell’irraggiamento solare. Per aumentare fortemente la quota di energia solare diventano quindi fondamentali reti, accumuli, interconnessioni e sistemi flessibili di consumo.
Il nucleare può invece fornire grandi quantità di elettricità programmabile e con basse emissioni operative di carbonio, ma richiede investimenti iniziali elevati, lunghi tempi di costruzione e infrastrutture di raffreddamento.
La questione dell’acqua aggiunge dunque un’ulteriore variabile alle valutazioni economiche e strategiche.
In un clima che cambia, la disponibilità futura di acqua può diventare un parametro energetico, proprio come il costo del capitale, il prezzo dei combustibili, la capacità delle reti o la disponibilità delle materie prime.
La crescita esponenziale cambia la pianificazione energetica
L’aspetto forse più significativo dei numeri presentati da Přibyla riguarda la natura della crescita.
Quando una tecnologia raddoppia la propria diffusione ogni tre anni, la trasformazione può apparire inizialmente gestibile per poi accelerare molto rapidamente.
Partendo da 2.500 TWh, un raddoppio porta a 5.000 TWh. Il raddoppio successivo porta a 10.000 TWh. Un ulteriore raddoppio teorico porterebbe a 20.000 TWh.
Questo non significa che il fotovoltaico continuerà necessariamente a raddoppiare allo stesso ritmo indefinitamente: vincoli infrastrutturali, economici, industriali e di mercato possono modificare la curva di crescita.
Ma una simile dinamica dimostra perché le decisioni prese oggi sulle reti elettriche e sulle infrastrutture possono risultare decisive nel giro di pochi anni.
Le reti progettate per un sistema dominato da grandi centrali centralizzate devono adattarsi alla presenza di milioni di impianti distribuiti, batterie, pompe di calore, automobili elettriche e consumatori che possono diventare contemporaneamente produttori di energia.
Elettromobilità e fotovoltaico si rafforzano reciprocamente
Anche la crescita delle automobili elettriche può contribuire a modificare profondamente il sistema.
Milioni di nuovi veicoli elettrici significano un aumento della domanda di elettricità, ma rappresentano potenzialmente anche una grande quantità di capacità di accumulo distribuita.
Con infrastrutture e sistemi di gestione adeguati, la ricarica può essere spostata nelle ore in cui l’elettricità è più abbondante o meno costosa. In prospettiva, alcune tecnologie potrebbero permettere anche uno scambio bidirezionale tra batterie dei veicoli e rete.
L’integrazione tra fotovoltaico, batterie, reti intelligenti ed elettromobilità potrebbe quindi diventare una delle caratteristiche principali del sistema energetico del prossimo decennio.
Una trasformazione industriale, non soltanto ambientale
Per la Repubblica Ceca la posta in gioco è particolarmente elevata perché la transizione riguarda settori fondamentali della sua economia.
L’automotive rappresenta una componente importante dell’apparato industriale del Paese. Il passaggio progressivo dai motori a combustione alle motorizzazioni elettriche modifica componentistica, competenze, processi produttivi e catene di fornitura.
Analogamente, l’espansione delle energie rinnovabili genera domanda per pannelli, inverter, batterie, software, trasformatori, infrastrutture di rete e servizi di gestione dell’energia.
La transizione climatica diventa quindi anche una competizione industriale e tecnologica.
La domanda per Praga e per l’Europa non riguarda soltanto quanto velocemente diminuire le emissioni, ma quale parte delle tecnologie necessarie alla trasformazione verrà sviluppata e prodotta all’interno dell’economia europea.
Il nodo della sicurezza energetica
Gli ultimi anni hanno inoltre dimostrato che la politica energetica non può essere separata dalla sicurezza.
Un sistema maggiormente diversificato, nel quale una quota crescente dell’elettricità viene prodotta localmente attraverso sole, vento, nucleare e altre fonti, può ridurre alcuni tipi di dipendenza dalle importazioni di combustibili.
Allo stesso tempo possono emergere nuove dipendenze: materie prime critiche, batterie, componenti elettronici, pannelli fotovoltaici e tecnologie necessarie alla gestione delle reti.
Per questo la transizione energetica richiede una strategia che tenga contemporaneamente conto di costi, emissioni, sicurezza degli approvvigionamenti, capacità industriale, reti e resilienza climatica.
La sfida per l’Europa
Il messaggio che emerge dal dibattito è che la trasformazione è già in corso.
Se il fotovoltaico continuerà a crescere a ritmi vicini a quelli indicati da Přibyla e se anche l’elettromobilità manterrà una dinamica simile, entro pochi anni il panorama energetico e automobilistico mondiale potrebbe essere molto diverso da quello attuale.
Per la Repubblica Ceca e per l’Europa la questione diventa quindi soprattutto come adattarsi abbastanza rapidamente.
La crescita delle rinnovabili deve essere accompagnata dall’ammodernamento delle reti e dall’accumulo. L’elettrificazione dei trasporti richiede infrastrutture e trasformazione industriale. La costruzione di nuova capacità energetica deve tenere conto della disponibilità di acqua e delle conseguenze del cambiamento climatico.
E l’adattamento alla siccità non può limitarsi a interventi di emergenza, ma deve coinvolgere agricoltura, territorio e gestione delle risorse idriche.
La transizione energetica appare quindi sempre meno come una semplice sostituzione di una fonte con un’altra. È una trasformazione complessiva del sistema energetico, industriale e dei trasporti.
Se davvero la produzione fotovoltaica mondiale continuerà a raddoppiare nell’arco di circa tre anni, la velocità del cambiamento renderà sempre più difficile rinviare le decisioni. Per Praga, come per il resto dell’Europa, la sfida sarà riuscire a trasformare questa accelerazione globale in un’opportunità industriale ed energetica, evitando allo stesso tempo nuove vulnerabilità.
