(AGENPARL) - Roma, 23 Agosto 2026 - La Repubblica Ceca continua a essere esposta ad attività di spionaggio informatico riconducibili ad attori legati alla Cina. A richiamare l’attenzione sulla minaccia è Lukáš Kintr, direttore dell’Ufficio nazionale per la sicurezza informatica e dell’informazione (NÚKIB), secondo il quale Praga deve mantenere alta la guardia non soltanto nei confronti delle campagne cyber ostili, ma anche rispetto alla crescente dipendenza da tecnologie e infrastrutture provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese.
Le dichiarazioni di Kintr arrivano in un momento particolarmente delicato per la sicurezza digitale ceca. Il nuovo Rapporto sullo stato della sicurezza informatica nella Repubblica Ceca per il 2025, pubblicato dal NÚKIB il 21 agosto 2026 e preso in esame dal governo ceco il 17 agosto, mostra infatti un quadro apparentemente contraddittorio: gli incidenti registrati sono diminuiti, ma gli attacchi stanno diventando più sofisticati e alcune delle minacce più importanti sono direttamente collegate ad attori statali.
Kintr: la Repubblica Ceca deve preparare un “piano B”
Secondo quanto affermato da Kintr durante il programma Poledne s Moravec, i tentativi di spionaggio informatico provenienti dalla Cina non si sono fermati. Il tema, tuttavia, va oltre il singolo attacco o la singola campagna di infiltrazione.
Il direttore del NÚKIB ha richiamato l’attenzione anche sulla dipendenza tecnologica. Per Praga, aumentare la presenza di tecnologie cinesi nelle infrastrutture e nei sistemi strategici può comportare rischi che devono essere valutati non soltanto sotto il profilo economico, ma anche sotto quello della sicurezza nazionale.
La questione centrale diventa quindi quella della resilienza. Se una tecnologia straniera utilizzata in un settore importante dovesse improvvisamente diventare indisponibile, essere sottoposta a restrizioni oppure non poter più essere considerata affidabile, lo Stato dovrebbe essere in grado di continuare a funzionare.
Da qui la necessità, indicata da Kintr, di predisporre un “piano B” centralizzato, evitando situazioni nelle quali istituzioni e infrastrutture critiche risultino eccessivamente dipendenti da un unico fornitore o da tecnologie sulle quali lo Stato ceco non dispone di un controllo sufficiente.
Il precedente APT31 e l’attribuzione alla Cina
L’allarme non nasce nel vuoto. Uno dei passaggi più significativi del rapporto NÚKIB riguarda proprio le operazioni informatiche attribuite ad attori statali.
Nel maggio 2025 il governo ceco ha effettuato quella che il NÚKIB definisce la prima attribuzione pubblica nazionale di una campagna informatica malevola condotta contro il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Ceca.
Le indagini delle istituzioni di sicurezza ceche hanno attribuito la campagna, protrattasi nel tempo, al gruppo APT31, indicato dalle autorità ceche come collegato alla Repubblica Popolare Cinese. Nel corso dello stesso anno Praga ha inoltre collaborato con partner internazionali per individuare e denunciare attività riconducibili ad altri attori cinesi e russi operanti nel cyberspazio.
Questo precedente aiuta a comprendere perché le dichiarazioni di Kintr sulla persistenza dei tentativi di spionaggio vengano considerate particolarmente rilevanti. Per le autorità ceche, la minaccia cyber non riguarda più soltanto criminali interessati a ottenere denaro attraverso ransomware, frodi o furti di credenziali: comprende anche operazioni più complesse che possono avere finalità strategiche, diplomatiche e di intelligence.
Meno incidenti, ma aggressori più sofisticati
Il rapporto relativo al 2025 offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione della minaccia.
Nel corso dell’anno il NÚKIB ha registrato 203 incidenti informatici, 65 in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione interrompe una crescita durata tre anni ed è stata determinata soprattutto dal calo degli attacchi DDoS associati a gruppi hacktivisti.
Il dato numerico, tuttavia, non deve essere interpretato come un miglioramento automatico della sicurezza.
Lo stesso Kintr ha sottolineato che il calo degli incidenti non significa che il cyberspazio sia diventato più sicuro: le autorità osservano infatti una crescente sofisticazione degli aggressori e un aumento della gravità di alcuni episodi.
Anche le statistiche sulla severità degli incidenti mostrano questa dinamica. Gli episodi classificati come molto significativi, potenzialmente capaci di avere conseguenze importanti sul funzionamento delle istituzioni e sull’erogazione dei servizi pubblici, sono passati da uno a due. Gli incidenti di sicurezza classificati come significativi sono invece scesi da 18 a 12.
Il messaggio è quindi chiaro: contare semplicemente gli attacchi non basta più per misurare il livello della minaccia. Un numero inferiore di operazioni può comunque provocare danni maggiori se gli aggressori possiedono capacità tecniche superiori, scelgono con maggiore precisione i propri obiettivi o riescono a rimanere nascosti nei sistemi compromessi per periodi prolungati.
Gli attacchi alla disponibilità dei sistemi restano i più frequenti
Nel 2025 gli attacchi finalizzati a compromettere la disponibilità dei sistemi informatici hanno rappresentato il 46% degli incidenti registrati dal NÚKIB, confermandosi la categoria più frequente.
Una parte importante di questi episodi è tradizionalmente costituita dagli attacchi DDoS, nei quali un’infrastruttura viene sommersa da un enorme volume di richieste allo scopo di renderla temporaneamente irraggiungibile.
Il loro impatto può variare notevolmente: un breve blocco di un sito web pubblico è molto diverso dalla compromissione di un sistema essenziale. Tuttavia, quando gli obiettivi sono amministrazioni, infrastrutture strategiche o fornitori di servizi essenziali, anche gli attacchi alla disponibilità possono assumere una dimensione politica.
Phishing: nove organizzazioni su dieci colpite
Per le organizzazioni interpellate dal NÚKIB, la minaccia più diffusa resta invece il phishing.
Nove intervistati su dieci hanno dichiarato di essersi confrontati con attacchi di phishing nel corso del 2025. Le organizzazioni hanno inoltre segnalato un aumento della sofisticazione dei messaggi e il possibile impiego di strumenti di intelligenza artificiale nella loro preparazione.
L’intelligenza artificiale generativa può infatti rendere più semplice produrre comunicazioni linguisticamente convincenti, personalizzate e adattate al contesto della vittima. Ciò può rendere più difficile riconoscere un tentativo di frode basandosi soltanto sugli errori grammaticali o sulle formulazioni insolite che caratterizzavano molte campagne del passato.
Il rapporto evidenzia però anche un problema organizzativo: più di un terzo delle organizzazioni coinvolte nell’indagine non aveva sottoposto i propri dipendenti a test contro minacce di questo tipo.
La componente umana rimane dunque uno degli elementi più delicati della sicurezza informatica.
L’avvertimento sulle tecnologie e sui dati provenienti dalla Cina
Il rapporto NÚKIB dedica particolare attenzione anche alla sicurezza della catena tecnologica.
Nel corso del 2025 l’autorità ceca ha pubblicato due importanti avvisi. Uno riguardava determinati prodotti di DeepSeek, mentre il secondo richiamava l’attenzione sui rischi connessi al trasferimento di dati e all’amministrazione remota dalla Repubblica Popolare Cinese.
Il secondo intervento è particolarmente importante perché, secondo il NÚKIB, ha rappresentato un cambiamento di approccio: invece di concentrarsi su una singola tecnologia o su un singolo prodotto, l’autorità ha affrontato un problema più generale, applicabile potenzialmente a differenti settori, servizi e dispositivi.
La questione riguarda il controllo effettivo sui dati e sui sistemi. Se informazioni sensibili vengono trasferite verso giurisdizioni estere, oppure se componenti critiche possono essere amministrate da remoto da soggetti situati all’estero, diventano rilevanti non soltanto le caratteristiche tecniche del prodotto, ma anche la legislazione del Paese d’origine, la struttura proprietaria del fornitore e la capacità delle autorità straniere di esercitare pressioni o ottenere accesso alle informazioni.
È in questo contesto che acquista significato l’invito di Kintr a evitare dipendenze eccessive e a predisporre alternative.
La sicurezza informatica diventa sicurezza nazionale
Il caso ceco riflette una trasformazione più ampia del concetto di cybersecurity.
Per anni la protezione informatica è stata considerata prevalentemente una questione tecnica: antivirus, firewall, password, aggiornamenti software e protezione delle reti. Oggi è sempre più intrecciata con la sicurezza nazionale, la politica industriale, le telecomunicazioni e la sovranità tecnologica.
La scelta di un fornitore può avere conseguenze che vanno ben oltre il prezzo di acquisto di un prodotto. Un’infrastruttura digitale può rimanere operativa per molti anni, gestire grandi quantità di informazioni sensibili ed essere integrata con altri sistemi strategici.
Per questo la diversificazione dei fornitori e l’esistenza di alternative operative stanno assumendo un peso crescente nelle strategie di resilienza.
Un “piano B”, in questo senso, non significa necessariamente eliminare immediatamente tutte le tecnologie provenienti da un determinato Paese. Significa soprattutto assicurarsi che la continuità dello Stato e dei servizi essenziali non dipenda da una tecnologia che potrebbe improvvisamente non essere più disponibile, sicura o politicamente sostenibile.
Oltre 21 mila reati informatici in un anno
Accanto allo spionaggio statale continua inoltre a crescere la criminalità informatica tradizionale.
Nel 2025 sono stati registrati nella Repubblica Ceca 21.137 reati legati alla criminalità informatica e a Internet, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente. Tra le forme più diffuse figurano le frodi basate sull’ingegneria sociale e sulla manipolazione delle vittime.
Il dato mostra come le autorità debbano affrontare contemporaneamente almeno due grandi categorie di minacce.
Da una parte ci sono gli attori criminali, generalmente interessati al profitto economico. Dall’altra operano soggetti collegati o attribuiti a Stati stranieri, le cui motivazioni possono comprendere spionaggio politico ed economico, raccolta di intelligence, accesso a infrastrutture strategiche e preparazione di capacità utilizzabili in future crisi.
Le tecniche impiegate possono sovrapporsi, rendendo l’attribuzione particolarmente complessa.
Crescono gli investimenti, ma mancano specialisti
Il rapporto contiene comunque alcuni segnali positivi.
Più della metà delle organizzazioni intervistate ha dichiarato di aver aumentato il budget destinato alla sicurezza informatica nel 2025. Inoltre, il 54% considera sufficienti le risorse finanziarie disponibili.
Il problema principale rimane però quello delle competenze.
La Repubblica Ceca, come numerosi altri Paesi europei, deve confrontarsi con una carenza di professionisti specializzati. Secondo le organizzazioni consultate dal NÚKIB, uno degli ostacoli principali al reclutamento è costituito da retribuzioni non sufficientemente competitive.
Aumentare il budget destinato a software e infrastrutture non è infatti sufficiente se non esistono professionisti capaci di configurare correttamente i sistemi, analizzare gli incidenti, individuare anomalie e rispondere rapidamente alle compromissioni.
La nuova legge ceca sulla cybersecurity e la NIS2
Il 2025 è stato anche un anno importante dal punto di vista normativo.
Il 1° novembre 2025 è entrata in vigore la nuova legge ceca sulla sicurezza informatica, che recepisce nell’ordinamento nazionale i requisiti della direttiva europea NIS2 e amplia in maniera significativa il numero di soggetti sottoposti alla regolamentazione.
Parallelamente è stato introdotto un nuovo portale del NÚKIB destinato a diventare il punto centrale attraverso il quale le organizzazioni regolamentate possono comunicare con l’autorità e adempiere agli obblighi previsti dalla normativa.
La maggiore estensione del perimetro regolamentato risponde alla crescente interdipendenza dell’economia digitale: un incidente presso un singolo fornitore può propagarsi lungo la catena di approvvigionamento e avere conseguenze su numerose altre organizzazioni.
Le minacce previste per il 2026 e il 2027
Il rapporto non si limita ad analizzare quanto accaduto nel 2025, ma presenta anche una prospettiva sulle minacce che potrebbero caratterizzare il 2026 e il 2027.
Il NÚKIB richiama in particolare l’attenzione sul possibile utilizzo improprio delle piattaforme di comunicazione per distribuire contenuti dannosi e condurre attività di spionaggio informatico, oltre che sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale e sulle conseguenze che questa tecnologia potrebbe avere per l’ambiente della sicurezza.
L’IA rappresenta infatti una variabile importante sia sul fronte offensivo sia su quello difensivo. Può aiutare gli aggressori a rendere più convincenti le campagne di social engineering, elaborare grandi quantità di informazioni e automatizzare alcune attività. Allo stesso tempo, può essere utilizzata dai difensori per individuare comportamenti anomali e accelerare l’analisi degli incidenti.
Praga di fronte alla sfida della resilienza digitale
Il quadro delineato dal NÚKIB mostra dunque una Repubblica Ceca alle prese con un ambiente informatico nel quale la quantità degli attacchi non coincide necessariamente con la loro pericolosità.
I 203 incidenti registrati nel 2025 rappresentano una diminuzione rispetto all’anno precedente, ma l’aumento della sofisticazione, le attività attribuite ad attori statali e la crescita della criminalità informatica impediscono di considerare il problema in fase di ridimensionamento.
La Cina occupa una posizione particolarmente sensibile in questa discussione. La precedente attribuzione della campagna contro il Ministero degli Esteri ad APT31, gli avvertimenti sui rischi relativi al trasferimento dei dati e alla gestione remota dalla Repubblica Popolare Cinese e le nuove dichiarazioni di Kintr sulla persistenza dei tentativi di spionaggio delineano una preoccupazione che riguarda contemporaneamente cybersecurity, intelligence e dipendenza tecnologica.
Per Praga, la risposta sembra quindi destinata a svilupparsi lungo due direttrici: rafforzare la capacità di individuare e contrastare gli attacchi e, contemporaneamente, ridurre le dipendenze tecnologiche considerate più rischiose.
Il principio del “piano B” evocato da Kintr sintetizza questa strategia: nell’attuale contesto geopolitico, proteggere un’infrastruttura non significa soltanto impedire che venga violata. Significa anche garantire che possa continuare a funzionare qualora una tecnologia, un fornitore o un servizio estero venissero improvvisamente meno.
Fonte principale: Rapporto e comunicato del NÚKIB sullo stato della sicurezza informatica ceca nel 2025
