(AGENPARL) - Roma, 28 Gennaio 2026 - (AGENPARL) – Wed 28 January 2026 *Pollenzo, 28 gennaio 2026*
*L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo inaugura l’Anno
Accademico 2025/2026:contemporaneità, policrisi e la centralità del cibo
come leva per una buona vita *
*Ospite d’onore il Prof. dell’ospite d’onore Paolo Vineis, Professore di
Epidemiologia ambientale presso l’Imperial College di Londra, con la lectio
“**Cibo, ambiente e salute: siamo a un punto di svolta?”.*
*Mercoledì 28 gennaio 2026* l’Università di Scienze Gastronomiche di
Pollenzo ha inaugurato il suo *ventiduesimo anno accademico* con una
cerimonia che ha posto al centro *tre concetti interdipendenti*: la
*contemporaneità*, le *policrisi globali* e la *centralità del cibo* come
leva per affrontare le sfide presenti e future.
La giornata, tenutasi presso la Sala Rossa dell’Albergo dell’Agenzia, ha
visto riunita l’intera comunità universitaria intorno a una visione
complessa e multidisciplinare del presente.
Ad aprire la mattinata è stata la relazione del *Rettore Nicola Perullo*,
seguita dall’intervento delle due rappresentanti degli Studenti Elisa
Carone e Emma Maria Deandrea.
*La contemporaneità oltre l’attualità: il discorso del Rettore*
Il Rettore Nicola Perullo ha aperto i lavori introducendo una distinzione
concettuale fra due termini spesso confusi: ‘*attualità*’ e ‘
*contemporaneità*’.
Se l’attualità è lo sguardo appiattito sul presente, la contemporaneità è
quella capacità di tenere insieme passato, presente e futuro, anticipando
ciò che deve ancora arrivare. “*Non adagiarsi sul presente e anticipare,
costruire il futuro attraverso ciò che non ci soddisfa del presente”*, ha
spiegato il Rettore, evocando l’insegnamento di Edgar Morin sulla ‘
*policrisi*’ – un concetto che descrive il sistema complesso di crisi
distinte e specifiche che si potenziano reciprocamente: climatiche,
politiche, pandemiche, di biodiversità.
In questo contesto, il Rettore, ancora citando Edgar Morin, ha affermato:
“*Mi piace ricordare un libro del filosofo francese che si chiama ‘La testa
ben fatta’: è meglio possedere una testa ben fatta che una testa piena. La
testa ben fatta è una testa multidisciplinare che vede tante prospettive
contemporaneamente, che riesce ad articolare flessibilmente queste
prospettive con uno sguardo che non è soltanto il proprio, piuttosto che
accumulare nozioni isolate, slegate tra di loro, caratteristico della testa
piena. La testa ben fatta è la testa critica, che connette e unisce, che è
il contrario della testa iper specializzata che frammenta il sapere*”.
Quindi: “*Il futuro non è già scritto* – ha evidenziato – *perché il futuro
è ciò che facciamo ogni giorno*”.
“*Negli scenari futuri devono trovare spazio nuove forme di socialità e
nuovi modelli di welfare, immaginando un futuro policentrico orientato alla
buona vita. È necessario ragionare in termini di unità, collaborazione e
decentramento globale*” ha aggiunto il Rettore “*Oggi si parla molto di
intelligenza artificiale, ma non è tutto qui. Occorre superare una visione
asfissiante che contrappone tecnofili e tecnofobici, e lavorare su un’idea
di università con un concetto di apprendimento che vada oltre i soli
studenti. Siamo un Paese in movimento e dobbiamo adottare un’ottica
policentrica, andando verso una formazione ampia, capace di creare nuove
prospettive e alleanze*”.
E ancora: “*Pollenzo ribadisce che al centro ci sono gli studenti, ma non
solo. Ecco il concetto di Universitas studiorum: dove le parole chiave sono
‘conoscere, coltivare, condividere, collaborare’. L’Università è un luogo
di socialità, di comunanza, di cose fatte insieme: studiare anche per il
piacere di stare insieme*”.
*Centralità del cibo e nuovi orizzonti formativi*
Nella sua relazione, il Rettore ha quindi presentato come concretizzazione
di questa visione l’evoluzione dell’*offerta formativa di Pollenzo*. A
partire da ottobre 2026, l’università articolerà la sua didattica
attorno a *quattro
macro aree*, corrispondenti ai *quattro corsi di laurea*: *cultura,
riflessione critica e territorio*; t*ecnologia, innovazione e sostenibilità*;
*economia, impresa e managerialità*; *salute, benessere e qualità della
vita*.
Fra questi, il nuovo corso triennale interateneo con il Politecnico di
Torino “*Food Tech for Ecological Transition*” rappresenta l’integrazione
fra dimensione scientifica e umanistica. Perullo ha sottolineato come la
centralità del cibo non sia una “protervia accademica” ma una necessità
storica: il cibo, inteso come “crocevia” attraverso cui leggere il mondo,
consente di affrontare simultaneamente le questioni di giustizia
ambientale, salute pubblica, equità sociale e innovazione tecnologica.
*La voce della comunità studentesca*
Successivamente sono intervenute le rappresentanti degli studenti *Emma
Maria De Andrea* ed *Elisa Carone*, che hanno portato in aula questioni
urgenti: la crisi climatica, l’ecoansia, i disturbi del comportamento
alimentare, l’uso politico del cibo in conflitti globali.
De Andrea ha sottolineato come i gastronomi del futuro debbano ‘essere
custodi di una riconnessione tra anima e nutrimento’, mentre Carone ha
rivolto un appello a docenti e istituzioni affinché supportino gli studenti
nel costruire un pensiero critico non frammentato.
La loro partecipazione ha rappresentato un momento dirompente, appassionato
e profondo, oltre che un appello accorato al dialogo costruttivo fra le
generazioni dell’ateneo
*La prospettiva sistemica: la lectio del prof. Paolo Vineis*
L’epidemiologo all’*Imperial College di Londra* e membro dell’*Accademia
Nazionale dei Lincei* professor *Paolo Vineis* ha offerto una riflessione
densa sui temi della biodiversità alimentare e culturale, della crisi
ambientale e del ruolo della scienza.
Partendo dall’antropocene – l’era geologica segnata dalla trasformazione
umana del pianeta – Vineis ha articolato il tema della tensione tra
riduzionismo e olismo scientifico.
“*Il riduzionismo consiste nel pensare che c’è una molecola per ogni
problema. Ma sappiamo che in biologia vige la ridondanza*”, ha spiegato,
illustrando come approcci sistemici possono convivere con il rigore
scientifico.
Ha presentato ricerche condotte su 500.000 europei dimostrando come la
biodiversità alimentare – intesa come varietà nelle specie assunte con
l’alimentazione – riduca significativamente la mortalità. La dieta 3V
proposta da ricercatori come Scrinis e Fardet (vrai, végétal, varié) non
solo beneficia la salute umana ma riduce anche le emissioni di CO₂ e il
consumo di suolo.
Vineis ha inoltre affrontato la questione della responsabilità nelle crisi
planetarie, sottolineando come le cause delle policrisi non siano sempre
identificabili in singoli responsabili ma piuttosto in “crimini di sistema”
legati a strutture produttive complesse.
Ha concluso sottolineando il rischio che l’intelligenza artificiale, pur
rappresentando uno strumento importante, rischi di cristallizzare visioni
dominanti e di escludere le conoscenze tradizionali di popoli e culture
“altre”, compromettendo la diversità culturale necessaria per affrontare le
sfide planetarie.
* qui la LECTIO DEL PROF. VINEIS
*
*Carlo Petrini – La visione di un polo universitario e la sfida della
cooperazione*
A conclusione della cerimonia ha preso la parola il *Presidente di UNISG
Carlo Petrini*, ribadendo l’impegno storico dell’università verso una
prospettiva multidisciplinare sul cibo, tracciando però un’evoluzione
concettuale: dal riconoscimento della multidisciplinarietà al
riconoscimento della centralità del cibo come disciplina in dialogo con
tutte le altre. Ha citato l’esempio di Harvard, che sta studiando il
modello di Pollenzo nel rapporto fra cibo e formazione.
Petrini ha inoltre annunciato l’intenzione di trasformare Pollenzo in un
polo universitario integrato con le altre università piemontesi, e di
aumentare significativamente la componente internazionale: da un attuale
42% a un obiettivo del 60% di studenti non italiani entro tre anni.
“*Se rispettiamo le altre culture saremo in grado di avere anche
riconoscimenti per la nostra cultura*”, ha affermato, richiamando
l’attenzione sulla diversità come elemento motore del cambiamento.
Ha poi affermato: “*La relazione del professor Vineis ha messo in luce il
tema della biodiversità, ricordandoci che tutto è connesso. Noi a Pollenzo
abbiamo dato senso a quanto già aveva intuito Brillat-Savarin, padre della
gastronomia moderna occidentale, valorizzando le discipline connesse alla
gastronomia. Su questo percorso siamo nati e vi abbiamo dedicato 22 anni di
lavoro. Il cibo deve passare da una dimensione semplicemente
multidisciplinare a una dimensione centrale. Il cibo è la nostra vita, e
concepirlo come centrale richiede consapevolezza. E in riferimento alla
bellissima relazione delle due rappresentanti degli studenti, che hanno
proposto considerazioni e idee piene di sentimento e di positività, voglio
ricordare che il gastronomo del futuro deve essere anche un soggetto
politico*”.
Ha chiuso infine con una riflessione sul momento storico: “*È finito il
tempo della competizione. Si è aperto il periodo storico che dovrà basarsi
sulla cooperazione e sulla condivisione*”.
Una sfida che ripone nelle mani della comunità universitaria la
responsabilità di trasformare la crisi in opportunità.
*https://www.unisg.it/comunicati/luniversita-di-scienze-gastronomiche-di-pollenzo-inaugura-lanno-accademico-2025-2026-contemporaneita-policrisi-e-la-centralita-del-cibo-come-leva-per-una-buona-vita/
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*in allegato immagini della cerimonia*
Alessandra Abbona
*Ufficio Stampa / Press Office*
Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
