
(AGENPARL) – Wed 18 June 2025 https://www.aduc.it/articolo/declino+cognitivo+dovuto+al+passare+anni+dolcezza_39379.php
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Declino cognitivo dovuto al passare degli anni. La dolcezza che nutre il cervello
La memoria, il linguaggio, la comunicazione, l’attenzione, la percezione visiva e spazio-temporale nel corso degli anni planano verso il basso in modo non lineare.
Un’analisi, proveniente da molteplici studi e pubblicata sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Science”, evidenzia come l’invecchiamento cerebrale non proceda in modo lineare, ma segua una traiettoria a forma di S (sigmoidea) caratterizzata da fasi critiche e transizioni ben definite.
Questo declino è il risultato di un intreccio di cambiamenti metabolici, vascolari e infiammatori che, nel tempo, compromettono la funzionalità e la connettività delle reti neurali.
In particolare, già intorno ai 40-47 anni, il cervello inizia a mostrare i primi segni di destabilizzazione delle reti neurali. Questi si accompagnano ad un aumento dei marcatori metabolici, cioè degli indicatori biologici che riflettono lo stato del metabolismo di un organismo. Fra questi vi è l’emoglobina glicata (la quantità di glucosio legata all’emoglobina nei globuli rossi): un rilevatore della glicemia media degli ultimi 2-3 mesi, che ne fa un indicatore fondamentale per la diagnosi e il monitoraggio del diabete, poichè segnala una perdita di capacità delle cellule cerebrali di rispondere efficacemente all’insulina (insulino-resistenza) così compromettendo il metabolismo del glucosio e condizionando la funzione cognitiva.
Va ricordato che il cervello utilizza il glucosio come principale fonte energetica.
Questo primo “gradino” sembra quindi indicare il momento in cui la capacità di un organismo di mantenere un equilibrio tra l’energia assunta e quella consumata (omeostasi energetica) inizia a “piegarsi”, rappresentando così una finestra per possibili interventi prima che si verifichino danni irreversibili.
Durante questo periodo transitorio, la ridotta capacità del cervello di utilizzare il glucosio rende i neuroni particolarmente vulnerabili.
La ricerca ha, inoltre, mostrato che le aree cerebrali con maggior richiesta energetica sono quelle che invecchiano più rapidamente e sono anche le prime ad essere interessate dalla resistenza insulino-neuronale. Tale disfunzione metabolica sembra essere il motore principale della destabilizzazione delle reti, segnando il passaggio da uno stato di stress metabolico a quello più grave nel quale il metabolismo energetico di un tessuto o di un organo è ridotto rispetto ai livelli normali il che, nel tempo, può contribuire al declino cognitivo.
Una delle scoperte più interessanti riguarda il potenziale degli interventi metabolici: studi effettuati con particolari composti (ketoni) hanno dimostrato che, se vengono somministrati precocemente – ossia durante la fase critica della mezza età tra i 40 e i 60 anni – è possibile stabilizzare le reti cerebrali compromesse. I chetoni offrono una fonte di energia alternativa ai neuroni, contribuendo così a invertire, almeno in parte, il processo di destabilizzazione. Tuttavia, l’efficacia di tale approccio diminuisce negli stadi successivi, quando il danno neuro-metabolico diventa più profondo e difficile da correggere.
Questi risultati offrono importanti spunti per strategie preventive e terapeutiche: adottare interventi mirati durante questo periodo critico potrebbe avere effetti significativi nel preservare le funzioni cognitive e ritardare l’invecchiamento cerebrale.
In sostanza, comprendere la natura non lineare di questi cambiamenti permette di individuare il momento giusto per agire e, potenzialmente, prevenire o attenuare il declino cognitivo legato all’età.
(Articolo pubblicato sul quotidiano LaRagione del 17 Giugno 2025)
Primo Mastrantoni, presidente comitato tecnico-scientifico di Aduc
COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
URL: http://www.aduc.it
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