(AGENPARL) - Roma, 5 Maggio 2025 - Banja Luka – Il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano tedesco Berliner Zeitung, nella quale ha ribadito la sua posizione politica: la Bosnia-Erzegovina deve tornare a funzionare secondo i principi sanciti dagli Accordi di Dayton, sottolineando che attualmente lo Stato non rispetta la propria Costituzione.
“La mia politica mira a far funzionare la Bosnia-Erzegovina secondo la Costituzione. Oggi ciò non avviene. Il fatto che uno straniero – l’Alto Rappresentante – possa modificare le leggi senza legittimità democratica è un abuso che viola lo stesso spirito di Dayton”, ha dichiarato Dodik.
“Un immigrato clandestino impone leggi al nostro Paese”
Dodik ha definito il lavoro dell’Alto Rappresentante Kristijan Šmit come arbitrario e incostituzionale, ribadendo che le leggi devono essere approvate esclusivamente dal Parlamento statale. Ha anche criticato il sostegno che alcuni politici tedeschi darebbero, a suo dire, alle posizioni bosgnacche a scapito dei serbi.
“Apprezzo molto la Germania, ma alcuni dei suoi politici hanno un atteggiamento chiaramente sbilanciato. Se comprendessero davvero Dayton, vedrebbero che abbiamo ragione: la Republika Srpska sta difendendo la Bosnia-Erzegovina, non la sta distruggendo.”
“Dayton violato da anni da poteri stranieri”
Nel corso dell’intervista, Dodik ha fatto riferimento ai precedenti Alti Rappresentanti che, secondo lui, hanno distorto il significato di Dayton, citando figure come Wolfgang Petritsch e Carlos Westendorp. Quest’ultimo, ricorda Dodik, aveva già ammesso che i poteri di Bonn fossero contrari agli Accordi di Dayton.
“Viviamo da trent’anni in una sorta di inganno istituzionale. I poteri dell’Alto Rappresentante non hanno alcuna legittimità e stanno paralizzando lo Stato.”
“Nessuna secessione, ma rispetto per l’autonomia”
Smentendo qualsiasi intento secessionista, Dodik ha chiarito che la proposta di una nuova Costituzione per la Republika Srpska non contraddice Dayton, bensì ne ripristina i principi originari.
“Dayton prevedeva che la Republika Srpska avesse un proprio esercito e una propria polizia di frontiera. Vogliamo semplicemente che vengano rispettati quegli accordi. Non vogliamo separarci, ma vogliamo essere rispettati come popolo costituente.”
“Islamismo politico in crescita: l’Europa non può ignorarlo”
La parte più controversa dell’intervista ha riguardato il tema dell’islamismo in Bosnia-Erzegovina. Dodik ha dichiarato che parte dell’establishment bosgnacco è legato a ideologie islamiste, accusando la comunità musulmana di essere diventata un fattore politico dominante nel Paese.
“Rispetto i musulmani come cittadini, ma non la loro politica. La visione di Alija Izetbegović è ancora viva e mira a creare una Bosnia a maggioranza musulmana. Questo non è accettabile per noi.”
Dodik ha anche denunciato il modo in cui i serbi sono stati rappresentati nei media occidentali durante e dopo la guerra, facendo riferimento a un celebre caso di disinformazione pubblicato dal New York Times.
“Non chiediamo che ci appoggino, ma che ci trattino con giustizia. Vogliamo solo che siano rispettate la legge e la Costituzione.”
Conclusione
Milorad Dodik si conferma una figura centrale e divisiva nella politica bosniaca. L’intervista al Berliner Zeitung evidenzia le sue posizioni ferme contro l’ingerenza internazionale e a favore di un ritorno alla piena autonomia interna delle entità, così come previsto dagli Accordi di Dayton, ma allo stesso tempo rilancia narrazioni che alimentano la polarizzazione all’interno del Paese.
