(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 - La produzione mondiale di energia nucleare ha raggiunto nel 2025 un nuovo massimo storico, ma dietro il record globale si nasconde una trasformazione molto più profonda: la crescita dell’ultimo decennio è stata trainata quasi interamente dalla Cina.
Tra il 2015 e il 2025 Pechino ha quasi triplicato la propria produzione nucleare, passando da circa 171 a 485 terawattora (TWh). Un incremento di circa 314 TWh, superiore all’intero aumento netto registrato nello stesso periodo a livello mondiale.
Il dato è particolarmente significativo perché mostra due realtà apparentemente contraddittorie. Da una parte, il nucleare mondiale produce oggi più elettricità che in qualsiasi altro momento della storia. Dall’altra, escludendo la Cina, nel 2025 il resto del pianeta ha prodotto meno energia nucleare rispetto a dieci anni prima.
È quindi difficile parlare di una rinascita nucleare uniforme. Quello che sta avvenendo assomiglia piuttosto a un gigantesco spostamento geografico del baricentro dell’industria atomica dall’Occidente verso l’Asia, con la Cina protagonista assoluta.
Il record mondiale del 2025
Nel 2025 le centrali nucleari mondiali hanno generato complessivamente circa 2.845 TWh di elettricità, contro circa 2.815 TWh dell’anno precedente.
L’aumento è stato quindi di circa 30 TWh, pari all’1,3%.
La Cina, da sola, ha però incrementato la propria produzione di oltre 34 TWh. Ciò significa che l’aumento cinese è stato superiore alla crescita netta mondiale: senza il contributo di Pechino, la produzione nucleare globale sarebbe leggermente diminuita.
Ancora più impressionante è il confronto decennale.
Nel 2015 la produzione mondiale si attestava intorno ai 2.576 TWh. Dieci anni dopo è arrivata a 2.845 TWh, con un aumento di circa 269 TWh, pari al 10,5%.
Nello stesso intervallo la Cina è passata da 171 a 485 TWh, aggiungendone circa 314.
In altre parole, il resto del mondo nel suo complesso ha perso circa 45 TWh.
La crescita cinese non ha quindi semplicemente rappresentato una quota importante dell’espansione mondiale: ha più che compensato la contrazione netta verificatasi nel resto del pianeta.
Un record mondiale arrivato dopo quasi vent’anni
Il nuovo massimo storico assume un significato ancora diverso osservando l’andamento di lungo periodo.
La produzione nucleare mondiale aveva già raggiunto circa 2.803 TWh nel 2006. Il record del 2025 supera quindi quel livello soltanto dell’1,5% circa, nonostante siano trascorsi quasi vent’anni.
Nel frattempo, la domanda mondiale di energia e di elettricità è aumentata enormemente.
Il settore nucleare ha dovuto attraversare una lunga fase caratterizzata dalla chiusura di vecchi impianti occidentali, dagli effetti dell’incidente di Fukushima del 2011, dal phase-out tedesco, dai problemi della flotta francese e dai lunghi tempi necessari per costruire nuovi grandi reattori in molte economie avanzate.
Il risultato è che il record del 2025 non racconta tanto un’esplosione globale dell’energia atomica quanto il recupero di una stagnazione durata quasi due decenni.
Ed è proprio in questo periodo che la Cina ha costruito la propria nuova industria nucleare.
Gli Stati Uniti restano primi, ma la Cina si avvicina
Gli Stati Uniti conservano saldamente il primato mondiale in termini di produzione.
Nel 2025 le centrali americane hanno generato circa 826 TWh, equivalenti al 29% dell’elettricità nucleare mondiale.
La Cina è seconda con circa 485 TWh, pari al 17,1%, mentre la Francia occupa la terza posizione con circa 390 TWh, pari al 13,7%.
Seguono Russia, Corea del Sud, Giappone e Canada.
Il vantaggio americano rimane considerevole, ma le traiettorie dei due principali produttori sono completamente differenti.
Nel 2015 gli Stati Uniti producevano circa 839 TWh. Dieci anni più tardi sono a 826 TWh: sostanzialmente una situazione di stabilità.
La Cina è invece passata da 171 a 485 TWh.
Produzione nucleare 2025:
| Paese | Produzione indicativa | Quota mondiale |
|---|---|---|
| Stati Uniti | 826 TWh | 29,0% |
| Cina | 485 TWh | 17,1% |
| Francia | 390 TWh | 13,7% |
| Russia | 219 TWh | 7,7% |
| Corea del Sud | 185 TWh | 6,5% |
| Giappone | 94 TWh | 3,3% |
| Canada | ~85 TWh | ~3,0% |
La differenza fondamentale è dunque nella velocità.
La flotta americana è enorme, altamente efficiente e caratterizzata da elevati fattori di capacità, ma è costituita in gran parte da impianti costruiti decenni fa. La Cina continua invece ad aggiungere nuovi reattori.
Se le traiettorie recenti proseguissero senza grandi cambiamenti, il sorpasso cinese potrebbe arrivare nel prossimo decennio. Proiettare meccanicamente gli attuali tassi di crescita resta tuttavia rischioso: produzione, entrata in servizio dei reattori, pensionamento degli impianti e fattori di capacità possono modificare significativamente la tempistica.
Pechino ha trasformato il nucleare in una politica industriale
La differenza non riguarda soltanto il numero dei reattori.
La Cina ha progressivamente costruito una filiera nucleare nazionale completa, collegando politica energetica, industria pesante, ingegneria, costruzioni, manifattura avanzata, ricerca e sviluppo.
Secondo il profilo dedicato alla Cina dalla World Nuclear Association, il Paese dispone di un vasto programma di reattori operativi, in costruzione e pianificati.
L’approccio cinese permette inoltre di replicare progetti e competenze su più siti. La serializzazione è un elemento cruciale nell’economia nucleare: costruire ripetutamente tecnologie simili permette alle imprese, ai fornitori e alle squadre specializzate di conservare conoscenze che rischiano invece di andare perdute quando tra un progetto e il successivo trascorrono molti anni.
È uno dei principali contrasti rispetto a una parte dell’Occidente, dove numerosi progetti recenti hanno dovuto ricostruire competenze industriali dopo lunghi periodi con poche nuove centrali.
Tianwan e la macchina industriale cinese
L’espansione continua anche nel 2026.
Tra i progetti che testimoniano il ritmo del programma cinese figura l’unità 7 della centrale di Tianwan. Gli sviluppi nei grandi siti nucleari cinesi mostrano come Pechino stia progressivamente trasformando la costruzione di reattori da evento eccezionale a processo industriale ripetibile.
Ed è proprio questa capacità di mantenere contemporaneamente numerosi cantieri a rappresentare uno dei maggiori vantaggi strategici della Cina.
Non significa che il modello sia privo di rischi. Costruire un numero crescente di impianti richiede standard di sicurezza estremamente elevati, personale qualificato, regolamentazione efficace, catene di fornitura affidabili e capacità di gestire combustibile e rifiuti per molti decenni.
Ma sul piano strettamente industriale la continuità degli ordini permette al Paese di mantenere attive competenze che altrove sono diventate rare e costose.
Francia: la ripresa non cancella il declino decennale
La Francia rappresenta un caso molto diverso.
Nel 2025 la produzione nucleare francese è aumentata di circa 9,6 TWh, raggiungendo approssimativamente 390 TWh.
Il recupero è significativo, soprattutto dopo i problemi tecnici e manutentivi che avevano pesantemente ridotto la disponibilità del parco francese negli anni precedenti.
Tuttavia, il dato rimane inferiore di circa 47 TWh rispetto al 2015.
La Francia conserva una delle flotte nucleari più importanti del pianeta e un sistema elettrico fortemente dipendente dall’atomo, ma deve affrontare la sfida dell’invecchiamento degli impianti esistenti e contemporaneamente quella della costruzione della nuova generazione di reattori.
La situazione evidenzia un problema comune alle economie nucleari mature: mantenere la produzione esistente può diventare quasi importante quanto costruire nuova capacità.
Il ritorno graduale del Giappone
Il Giappone offre un altro esempio significativo.
Nel 2025 la produzione nucleare nipponica sarebbe cresciuta di circa 9,2 TWh, raggiungendo 94 TWh, con un incremento superiore all’11% rispetto all’anno precedente.
Il dato segnala il progressivo ritorno in funzione dei reattori dopo il crollo seguito all’incidente di Fukushima.
Ma la distanza dai livelli precedenti al 2011 rimane enorme.
Nel 2010 il Giappone produceva circa 292 TWh di elettricità nucleare: oltre tre volte il livello raggiunto nel 2025.
Tokyo sta quindi recuperando una parte della capacità perduta, spinta anche dalla necessità di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e migliorare la propria sicurezza energetica.
Europa in ritirata, Asia in espansione
Il cambiamento emerge ancora più chiaramente passando dai singoli Paesi alle regioni.
Nel 2015 l’Asia-Pacifico produceva circa 420 TWh di energia nucleare. Nel 2025 il totale è salito a quasi 845 TWh.
In appena dieci anni la produzione regionale è quindi praticamente raddoppiata.
L’Asia-Pacifico genera ormai quasi il 30% dell’elettricità nucleare mondiale e si avvicina rapidamente al Nord America.
Quest’ultimo ha prodotto circa 921 TWh nel 2025, contro 952 TWh dieci anni prima.
Il cambiamento più evidente riguarda però l’Europa: da circa 968 TWh nel 2015 a 759 TWh nel 2025, una contrazione vicina al 22%.
Non tutta l’Europa segue la stessa traiettoria, naturalmente. Francia, Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia e altri Paesi mantengono programmi nucleari importanti, mentre altri hanno ridotto o eliminato la produzione.
Ma il quadro aggregato è inequivocabile: il centro di gravità dell’espansione nucleare mondiale si sta spostando verso est.
OCSE e non-OCSE: due traiettorie opposte
La stessa trasformazione appare confrontando economie OCSE e non OCSE.
Nel corso dell’ultimo decennio la produzione nucleare dei Paesi OCSE sarebbe diminuita di circa 96 TWh.
Quella dei Paesi non OCSE è invece aumentata di quasi 366 TWh.
Le economie sviluppate continuano a produrre circa due terzi dell’elettricità nucleare mondiale perché possiedono flotte storiche enormi, in particolare Stati Uniti e Francia.
Ma non sono più il principale motore della crescita.
Questo potrebbe avere conseguenze industriali che vanno ben oltre il mercato elettrico. Chi costruisce oggi numerosi reattori accumula esperienza nella progettazione, nella componentistica, nei sistemi di controllo, nella formazione degli operatori e nella gestione dei grandi cantieri.
La leadership futura dell’industria nucleare dipenderà quindi non soltanto dal numero di centrali operative, ma dalla capacità di continuare a costruirle.
Il paradosso del 2025: record nucleare, quota energetica in calo
C’è poi un dato apparentemente paradossale.
Nonostante il record assoluto della produzione nucleare, la sua quota nell’approvvigionamento energetico mondiale non è aumentata.
Nel 2025 il nucleare avrebbe fornito circa 31 exajoule, rispetto ai 30,7 EJ del 2024.
Nello stesso periodo, però, l’offerta energetica globale complessiva è cresciuta da circa 592,2 a 600,3 EJ.
La conseguenza è che la quota nucleare sarebbe leggermente diminuita:
dal 5,19% al 5,17%.
Il nucleare ha quindi stabilito un record, ma il resto del sistema energetico mondiale è cresciuto ancora più rapidamente.
È una distinzione essenziale. Aumentare la produzione in termini assoluti non significa necessariamente aumentare il peso relativo di una fonte all’interno del mix energetico.
La Cina ha ancora un enorme spazio per crescere
Proprio questo aspetto rende particolarmente importante il caso cinese.
Nonostante sia già il secondo produttore nucleare del mondo, l’energia atomica rappresenterebbe appena il 3,3% circa del fabbisogno energetico complessivo cinese, sulla base della metrica energetica utilizzata nel rapporto citato.
La percentuale relativamente bassa dipende soprattutto dalle dimensioni gigantesche del sistema energetico nazionale.
La Cina è il maggiore consumatore mondiale di carbone, un enorme consumatore di petrolio e gas e, contemporaneamente, il principale mercato mondiale per molte tecnologie rinnovabili.
Il nucleare deve quindi crescere all’interno di un sistema che nel frattempo continua anch’esso a espandersi.
È proprio qui che emerge il potenziale di lungo periodo: la Cina è già abbastanza grande nel nucleare da determinare la direzione delle statistiche mondiali, ma il nucleare occupa ancora una quota relativamente piccola del suo sistema energetico.
Perché Pechino punta sull’atomo
La strategia cinese risponde a più obiettivi contemporaneamente.
Il nucleare permette di produrre grandi quantità di elettricità programmabile con emissioni operative di carbonio molto basse. Può affiancare l’enorme espansione cinese di solare ed eolico fornendo generazione continua e riducendo parte della dipendenza dal carbone.
Esiste poi una componente legata alla sicurezza energetica.
Una centrale nucleare richiede quantità relativamente contenute di combustibile rispetto all’enorme flusso logistico necessario per alimentare continuamente impianti a carbone o gas. L’uranio può inoltre essere immagazzinato più facilmente per periodi prolungati.
Per un Paese che importa enormi quantità di energia attraverso rotte marittime strategicamente vulnerabili, la diversificazione ha quindi anche una dimensione geopolitica.
Infine c’è la politica industriale: padroneggiare la tecnologia nucleare significa sviluppare competenze in metallurgia, ingegneria, turbine, sistemi digitali, materiali, robotica, sicurezza e costruzioni complesse.
La nuova competizione nucleare
Il boom cinese sta inevitabilmente influenzando anche le strategie degli altri grandi Paesi.
Gli Stati Uniti stanno cercando di rilanciare la propria industria attraverso nuovi reattori avanzati, piccoli reattori modulari, maggiore capacità domestica nel ciclo del combustibile e investimenti nella catena di approvvigionamento.
La Russia continua a essere uno dei maggiori esportatori mondiali di tecnologia nucleare e servizi legati al combustibile.
La Corea del Sud punta a rilanciare le esportazioni dei propri reattori.
Francia e Regno Unito stanno cercando, con modalità differenti, di ricostruire programmi di nuove centrali.
India e numerose economie emergenti considerano il nucleare una possibile componente della crescita futura della domanda elettrica.
La competizione non riguarda quindi soltanto chi produrrà più TWh, ma chi controllerà tecnologie, combustibile, componentistica, finanziamenti e costruzione dei reattori della prossima generazione.
Una rinascita nucleare mondiale? Non ancora
I numeri impongono infine una distinzione importante.
È corretto dire che l’interesse globale verso l’energia nucleare è aumentato sensibilmente. Diversi governi stanno prolungando la vita delle centrali, riavviando reattori, progettando nuovi impianti o investendo nelle tecnologie avanzate.
Ma i dati del decennio 2015-2025 non descrivono ancora un boom mondiale omogeneo.
Descrivono soprattutto un boom cinese accompagnato dalla stabilità o dalla contrazione di numerose flotte nucleari mature.
Gli Stati Uniti restano primi, ma producono sostanzialmente quanto dieci anni fa. L’Europa nel complesso è arretrata. Il Giappone sta recuperando dopo Fukushima senza essere ancora tornato ai vecchi livelli.
La Cina, invece, ha aggiunto circa 314 TWh in dieci anni.
Il resto del mondo, complessivamente, ne ha persi circa 45.
Questa è probabilmente la statistica che meglio sintetizza la trasformazione in corso.
Il vero significato del sorpasso cinese nella crescita
Per decenni il cuore dell’industria nucleare mondiale è stato situato tra Stati Uniti, Europa occidentale, Russia e Giappone. Le grandi flotte costruite nella seconda metà del Novecento continuano ancora oggi a dominare la produzione.
Ma la fotografia delle centrali esistenti racconta il passato; quella dei cantieri racconta molto di più sul futuro.
La Cina sta costruendo competenze, infrastrutture e una catena industriale destinate a funzionare per decenni. Ogni nuovo reattore non aggiunge soltanto capacità elettrica: mantiene attivi fornitori, progettisti, saldatori specializzati, produttori di componenti e istituzioni tecniche necessarie per costruire quello successivo.
È questo effetto cumulativo a rendere l’espansione cinese strategicamente più importante del semplice aumento annuale della produzione.
Il record mondiale del 2025 può dunque essere letto in due modi.
Il primo è ottimistico: l’energia nucleare mondiale non ha mai prodotto così tanto e numerosi Paesi stanno tornando a considerarla una tecnologia centrale per sicurezza energetica, decarbonizzazione e crescita della domanda elettrica.
Il secondo è molto più selettivo: senza la Cina, la produzione mondiale sarebbe oggi inferiore a quella di dieci anni fa.
La grande rinascita nucleare globale, almeno nei dati di produzione, deve quindi ancora materializzarsi.
La rinascita nucleare cinese, invece, è già realtà.

