
Banja Luka – La deputata serba e membro della Presidenza della Bosnia-Erzegovina, Željka Cvijanović, ha dichiarato che i funzionari della Republika Srpska stanno operando in modo responsabile e costituzionale, mentre le tensioni nel paese sono alimentate dai rappresentanti politici bosniaci, che secondo lei stanno provocando conflitti e cercando di destabilizzare la situazione.
Durante una sessione tematica del Governo della Republika Srpska, Cvijanović ha voluto sottolineare che nella Srpska non esiste odio né minacce di guerra:
“Sono orgogliosa che nella Republika Srpska nessuno abbia mai parlato di guerra, instabilità o sparatorie. Qui non si fomentano conflitti. Siamo una comunità che difende la propria posizione in modo responsabile.”
Ha poi criticato le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa della Bosnia-Erzegovina e il tentativo, a suo dire, di abusare delle Forze Armate:
“Le decisioni sulla difesa devono essere prese per consenso. Tentativi unilaterali da parte del Ministro della Difesa non hanno alcuna base legale. Perfino i miei colleghi della Presidenza, inizialmente favorevoli, si sono poi ritirati di fronte all’evidenza dell’illegittimità.”
Cvijanović ha condannato le crescenti provocazioni provenienti dalla Federazione di Bosnia-Erzegovina (FBiH), citando episodi inquietanti come l’aggressione a minori serbi a Sarajevo e l’apparizione in pubblico di funzionari in uniformi mimetiche, che ha definito “una follia assolutamente inaccettabile”.
“Da noi nessuno si veste in mimetica per invocare la guerra. Non esiste questa mentalità nella Republika Srpska. Chi parla di armi e conflitti si rivela per ciò che è. Noi, al contrario, siamo per la stabilità e la sicurezza.”
Un passaggio particolarmente grave è stato quello in cui ha denunciato appelli all’assassinio del presidente Dodik apparsi su alcuni portali della FBiH, esprimendo sconcerto per l’assenza di reazioni istituzionali.
Ha anche criticato duramente l’operato di Kristian Schmidt, che considera illegittimo e responsabile di aver aggravato la crisi istituzionale:
“Nessuno crede più che Schmidt abbia il diritto di imporre leggi. La Bosnia-Erzegovina è oggi ostaggio di uno straniero non eletto, e questo è semplicemente inaccettabile.”
Riguardo alla politica estera della Bosnia-Erzegovina, Cvijanović ha parlato apertamente di fallimento totale:
“È diventata lo strumento di un’unica nazione. Alcuni ambasciatori rappresentano solo una parte del paese, ignorando gli altri membri della Presidenza. Questo è un chiaro crollo del sistema.”
Ha inoltre avvertito che tale gestione unilaterale potrebbe avere conseguenze penali, insistendo sul fatto che i membri serbi delle istituzioni non stanno facendo nulla di distruttivo, a differenza, secondo lei, degli altri due membri della Presidenza.
In chiusura, Cvijanović ha dichiarato che il tempo di Schmidt è finito:
“Ha fatto abbastanza danni. È ora che lasci questo Paese.”