
Il mercato dell’oro ha visto un ulteriore consolidamento dei prezzi, con il valore spot che si è stabilizzato a 2.725,73 dollari l’oncia, segnando un guadagno per la terza settimana consecutiva. Questo risultato è stato trainato principalmente dalla domanda di beni rifugio, una scelta che molti investitori stanno facendo per proteggere i propri capitali in un contesto di alta volatilità. A contribuire alla decisione di molti di investire nell’oro ci sono sia le crescenti tensioni geopolitiche internazionali sia l’incertezza sul futuro delle elezioni statunitensi.
Dopo aver toccato il massimo storico di 2.758,37 dollari l’oncia mercoledì, i prezzi dell’oro hanno subito un leggero ribasso, stabilizzandosi. Gli investitori, attratti dal recente rally, hanno registrato profitti e optato per una posizione di consolidamento. Dall’inizio della settimana, l’oro è comunque aumentato dello 0,2%, mantenendo il trend positivo che ha caratterizzato gli ultimi mesi e confermandosi ancora una volta come il bene rifugio per eccellenza.
Contrariamente al trend dell’oro, il palladio ha segnato una flessione del 2,1%, scendendo a 1.133 dollari l’oncia. Questo calo arriva dopo che il palladio aveva raggiunto ieri il picco massimo degli ultimi dieci mesi, spinto da una domanda industriale in ripresa. Il metallo ha comunque mostrato una buona performance settimanale con un aumento del 5%, dimostrando un rinnovato interesse da parte degli investitori.
L’argento, che aveva toccato all’inizio della settimana il livello più alto dal 2012, ha visto una lieve contrazione dello 0,7%, con il prezzo che si è attestato a 33,46 dollari l’oncia. Anche il platino ha seguito una traiettoria simile, registrando una discesa dell’1,3% e chiudendo la giornata a 1.013,30 dollari l’oncia. Questi metalli, pur mostrando segni di rallentamento rispetto ai livelli record dei giorni precedenti, continuano a beneficiare della domanda dei settori industriale e dell’elettronica, che rimane solida nonostante le fluttuazioni di mercato.
Gli investitori continuano a orientarsi verso i metalli preziosi come beni rifugio, spinti dalla combinazione di fattori geopolitici e dall’incertezza economica, aggravata dall’instabilità dei mercati azionari. In questo scenario, l’oro mantiene il ruolo di principale asset di protezione contro inflazioni e rischi economici, mentre metalli come palladio, argento e platino riflettono la domanda dei settori produttivi.
Con l’avvicinarsi delle elezioni negli Stati Uniti e il perdurare di tensioni globali, le prospettive per i metalli preziosi sembrano rimanere solide, seppur con l’aspettativa di movimenti di prezzo più cauti, almeno fino alla fine dell’anno.