(AGENPARL) - Roma, 9 Settembre 2024 - (AGENPARL) – lun 09 settembre 2024 COMUNE DI PIACENZA
Gabinetto del Sindaco
Ufficio Stampa
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Piacenza, 9 settembre 2024
Oggetto: Commemorazione dei Caduti del 9 settembre 1943
Con un senso di profonda partecipazione, come ogni anno Piacenza rende omaggio ai
Caduti nella battaglia del 9 settembre 1943, che proprio qui a Barriera Genova, porta di
ingresso verso il cuore della nostra città, vide militari e civili opporsi strenuamente, gli uni
accanto agli altri, all’incedere delle truppe naziste. Nel loro sacrificio, nel valore di
quell’estremo atto d’amore verso la propria terra, nell’anelito della lotta per la libertà che
vide gli albori in quella mattina di fine estate, riconosciamo commossi, ancora oggi, il
germoglio della Resistenza.
Erano trascorse poche ore da quando, la sera prima, la radio aveva trasmesso l’annuncio
dell’armistizio nel breve, lapidario proclama del generale Badoglio. Le milizie tedesche
avanzavano verso le linee di difesa collocate in punti strategici – a Rottofreno, sul ponte di
Trebbia, alla Galleana, a Sant’Antonio – sino a questo stesso piazzale, dove il 4°
Reggimento di Artiglieria, comandato dal colonnello Dante Coperchini, avrebbe subito le
perdite più pesanti. La disparità nella dotazione di armamenti era schiacciante, ma solo i
ripetuti bombardamenti di un aereo Luftwaffe, levatosi in volo da San Damiano, poterono
costringere alla resa definitiva i soldati italiani.
Tra le loro file si sarebbero contati, al termine di quel durissimo scontro a fuoco, 31 morti e
decine di feriti. Cinque vittime tra coloro che non indossavano una divisa dell’Esercito, sotto
i colpi del mitra che continuò a sparare anche lungo corso Vittorio Emanuele, mentre il
nemico siPIACENZA
avvicinava PRIMOGENITA
a piazza Cavalli dove – su ordine
del generale
Rosario Assanti alla
DELL’UNITÀ
D’ITALIA
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guida del Comando di zona – venne sventolato infine il drappo bianco che scongiurò, per la
città, l’ombra di una rappresaglia ancor più devastante, ma non poté evitare la deportazione
nei campi di lavoro, in Germania, per i militari che furono fatti prigionieri.
Coltivare il ricordo di questo drammatico capitolo del nostro passato, determinante nel
segnare l’inizio del lungo e difficile percorso verso la Liberazione, significa non solo onorare
chi ha dato la vita per un futuro di pace, pluralismo e convivenza civile tra i popoli, ma anche
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