
Un’imminente tempesta si sta profilando all’orizzonte politico francese, una che potrebbe superare persino la furia dei gilet gialli. È quanto avverte un’ex consigliere di Macron, David Djaïz, il quale ha lanciato un segnale d’allarme riguardo all’attuazione dell’agenda verde nel paese. In un’intervista alla rivista parigina Le Point, Djaïz ha previsto una potenziale “rivolta sociale” di proporzioni epiche se la Francia continuerà sulla stessa strada, accusando il governo e le élite politiche di essere distanti dalla realtà e “contenti di gestire il declino”.
Il contesto in cui si inserisce questa previsione è turbolento e complesso. Il movimento dei gilet gialli ha già dimostrato la profondità della disaffezione sociale nei confronti del governo, con le sue proteste contro le tasse sul carbonio e la percezione di un sistema che beneficia solo una parte della società. Più recentemente, le proteste degli agricoltori hanno aggiunto un altro strato di tensione, mettendo in discussione l’agenda del Green New Deal e le politiche di libero scambio globaliste che minacciano le loro attività.
La Francia si trova dunque in una fase critica, dove l’agenda verde, pur essendo un obiettivo importante per affrontare le sfide ambientali, sembra alienare sempre più ampi settori della società. Djaïz sostiene che c’è un grave “deficit di pensiero strategico” nei corridoi del potere, con politiche che impongono oneri sproporzionati alle classi lavoratrici senza proporre alternative concrete per affrontare le sfide economiche e industriali.
La situazione è resa ancora più delicata dall’approccio dell’Unione Europea, con Bruxelles costretta a fare marcia indietro su alcune politiche ambientali a seguito della crescente opposizione pubblica. Questo suggerisce che la Francia non è l’unica ad affrontare tensioni interne riguardo all’agenda verde.
La soluzione proposta da Djaïz è un approccio più pragmatico, orientato alla costruzione di una base industriale europea in settori chiave come le batterie elettriche, per competere efficacemente con potenze globali come la Cina e gli Stati Uniti. Questo, sostiene, potrebbe essere un terreno comune su cui costruire un futuro per una coalizione di centrosinistra in Francia, una volta concluso il mandato di Macron.
Tuttavia, il futuro politico della Francia è tutto tranne che chiaro. Mentre alcuni vedono in figure come Djaïz dei potenziali leader di un nuovo movimento politico, altri guardano verso la possibilità di una svolta populista, con Marine Le Pen pronta a capitalizzare la crescente insoddisfazione nei confronti del governo attuale.
In questo clima di incertezza e agitazione sociale, una cosa è chiara: la Francia si trova di fronte a una sfida cruciale nel trovare un equilibrio tra le esigenze ambientali e sociali, e nel farlo senza scatenare una rivolta che potrebbe far impallidire anche i tumultuosi giorni dei gilet gialli.