
(AGENPARL) Roma, 21 dicembre – Giovanni Grasso, Presidente Opi (Ordini delle Professioni infermieristiche) Arezzo e Regione Toscana è categorico: dobbiamo rendere operativo, quanto prima, un nuovo “Patto per l’Infermieristica nella Politica Socio Sanitaria Toscana 2020-2025”
Lo annuncia intervenendo in occasione del forum risk management di Arezzo appena conclusosi, determinato più che mai a riaffermare il ruolo fondamentale degli infermieri nel “sistema sanità” “Gli infermieri sono una delle spine dorsale del Sistema Sanitario Regionale – ricorda Grasso – e sono in possesso di uno spiccato senso di solidarietà sociale e etico professionale. Fin dall’inizio della pandemia hanno dimostrato di riuscire sopperire alle carenze di risorse umane e materiali, senza ascoltare la fatica e le difficoltà”.
Presidente, può fare un quadro dell’impegno attuale degli infermieri in Regione Toscana?
“In Toscana si contano oltre 30000 infermieri che lavorano ogni giorno, in regime di iporisorse, senza usufruire di accordi economici incentivanti, subendo cambiamenti organizzativi repentini, irruenti, a volte incoerenti. Vede, gli infermieri agiscono sia a livello individuale sia in quanto membri e coordinatori di team interprofessionali, portano l’assistenza centrata sulla persona più vicino alle comunità dove sono maggiormente necessari, aiutando così a migliorare i risultati di salute ed il rapporto costo-benefici dei servizi. Essi contribuiscono alla prevenzione ed al controllo delle malattie con la sorveglianza, la diagnosi precoce e la promozione della salute e stili di vita sani.”
Ma dove e come operano quotidianamente?
“In comunità in primis, aiutano a promuovere e mantenere la salute ed il benessere di una popolazione sempre più anziana, in linea con il concetto dell’invecchiamento attivo. In ambito ospedaliero dove si occupano di un’ampia gamma di servizi, dagli incidenti e l’emergenza fino alle cure palliative. Come protagonisti in situazioni di crisi e post crisi gli infermieri contribuiscono alla comunicazione del rischio, alla pianificazione della risposta ed agli aspetti di partecipazione multisettoriale, ai programmi di preparazione all’emergenza. Ma potrei citarle anche l’impegno nell’erogazione dei servizi che vanno dalla gestione dei traumi alla salute mentale ed alla riabilitazione nel recupero post-emergenza. Vede, io credo che il futuro della professione passi attraverso percorsi che tutti i protagonisti del sistema dovranno condividere. In concreto bisogna: progettare e fornire servizi assistenziali in primis basati sull’equità, l’integrità, la correttezza ed il rispetto del genere e dei diritti umani, sviluppare servizi sanitari e socio-sanitari guidati dai bisogni di salute, dall’evidenza e dalle priorità strategiche valorizzando l’infermieristica, adottare un approccio flessibile da implementare con il coinvolgimento delle comunità, delle aziende e delle organizzazioni di liberi professionisti; lavorare insieme su obiettivi comuni, agire in collaborazione e supportare gli sforzi reciproci . È necessario infine creare consapevolezza nella popolazione sull’importanza della professione infermieristica per la Salute della cittadinanza. Alla luce di ciò è necessario rendere operativo, subito, un nuovo “Patto per l’Infermieristica nella Politica Socio Sanitaria Toscana 2020-2025”.
Presidente, cosa prevede questo nuovo Patto?
“Abbiamo l’obiettivo di delineare un percorso comune su diverse tematiche a partire proprio dal PERSONALE INFERMIERISTICO. Gli organici adeguati dovranno essere la strada che ci porterà a dare un servizio di eccellenza. La carenza infermieristica è un imperativo da mettere al centro delle agende politiche. Diciamo NO alla precarietà lavorativa e all’erogazione di infermieri da parte delle agenzie interinali. NO allo sfruttamento e al mercato al ribasso infermieristico, SI al dispiegamento di una forza lavoro infermieristica capace di soddisfare costantemente gli standard assistenziali stabiliti e le aspettative del pubblico e del privato. Le strategie possono contare su raccomandazioni basate sull’evidenza e sul supporto tecnico per migliorare lo skill-mix, la performance e la mobilità. I piani regionale riguardanti le risorse umane per la sanità devono tener conto dei costi; coprire il fabbisogno di personale infermieristico a tutti i livelli; gestire le migrazioni e mantenersi coerenti con gli approcci di condivisione delle competenze a livello interno e interprofessionale. Gli organici infermieristici devono essere adeguati per garantire livelli qualitativi di cura nelle degenze e nel territorio e bisogna adeguare tutte le realtà toscane con le presenze infermieristiche Medie nelle 24 ore. Altro punto fondamentale del Patto su cui lavoreremo – dichiara Grasso – sarà l’ EMERGENZA URGENZA. Riteniamo fondamentale l’implementazione delle competenze specialistiche per le professioni sanitarie e in particolare nel settore dell’emergenza/urgenza. Il modello attuale diffuso nella maggior parte dei nostri territori è efficace, efficiente e soddisfa le aspettative delle Regioni. Rispetto a prese di posizione mediatiche sulla presenza dei professionisti sulle ambulanze, condividiamo quanto espresso dalla Regione quando è stato affermato che ci siamo trovati semplicemente di fronte a “strumentalizzazioni di qualcuno per creare divario tra professionisti invece che coesione e multi professionalità. In quest’ambito appare fondamentale anche un processo di revisione organizzativa, Dobbiamo prevedere l’armonizzazione delle procedure infermieristiche territoriali tra aree vaste, la definizione dei livelli formativi in ingresso nel sistema (certificazioni necessarie) e degli anni di esperienza pregressa, la revisione sistema dispatch regionale per attività di centrale operative, la valutazione delle implicazioni nella guida delle automediche, Le implicazioni della revisione L25/2001, Implementare definitivamente la valorizzazione delle funzioni di triage e See and Treat in Pronto Soccorso, sviluppando quest’ultimo delle Case della Salute. Il lavoro che ci attende è lungo ma ce la faremo.”
Presidente, il Patto rileva un altro aspetto critico ovvero il rapporto tra TERRITORIO, INFERMIERE DI FAMIGLIA E COMUNITA’
“Il territorio ha dimostrato le proprie carenze e difficoltà. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che oltre l’80% delle risorse in sanità è assorbito dalla cronicità: essa rappresenta, quindi, la vera priorità di tutti i Paesi industrializzati. Un’urgenza legata alla crescita esponenziale della spesa sociale, non solo per l’invecchiamento della popolazione, ma anche per l’andamento del mercato del lavoro e i provvedimenti sui sistemi pensionistici. Penso ad uno Sviluppo di modelli di presa in carico, continuità e personalizzazione, soprattutto in ambito territoriale, come riferimento particolare, ma non ‘esclusivo’, alla fragilità e cronicità che mettano a frutto le potenzialità e competenze della professione infermieristica anche nella gestione dei percorsi di salute su tutto il territorio regionale. Partendo dalle Residenze Sanitarie Assistenziali è opportuno prevedere 1 infermiere nell’arco delle 24h in ciascuna Residenza Sanitaria Assistenziale, rivedendo il rapporto paziente/Infermiere in base al modulo di gravità. Penso che sia necessario rivedere i criteri di assegnazione, istituendo un tavolo di confronto con gli ordini professionali, per dare priorità a logiche qualitative piuttosto che quantitative. L’Infermiere di Famiglia e Comunità è responsabile delle cure domiciliari del paziente, in quanto sostitutive, ma anche integrative e continue, del ricovero ospedaliero; un professionista che agisce su livelli individuali, familiari e comunitari e non potrebbe essere altrimenti se vogliamo riformare l’assistenza territoriale in modalità di proattività, lavorando sulle reti e sulle risorse. Per mettere a regime il modello, è anche importante che l’Infermiere di Famiglia e Comunità abbia un bacino di popolazione di riferimento stabilito, variabile a seconda dei contesti geografici e demografici, che racchiuda tutti e non solo persone già inserite in un registro di cronicità e bisogno assistenziale. L’Infermiere di Famiglia e Comunità -dichiara Grasso – deve diventare un riferimento riconoscibile e raggiungibile liberamente sia da quella popolazione di riferimento, ma anche dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che hanno in carico quella stessa popolazione. Secondo i dati illustrati la FNOPI, dove il modello è già attivo l’Infermiere di Famiglia e Comunità evita ricoveri impropri, previene e diminuisce le complicanze, promuove auto cura e consapevolezza generando appropriatezza clinica oltre che economica proprio partendo dall’educazione al singolo e alle comunità, armonizza i percorsi e aumentando fiducia nel sistema e facendo diminuire i contenziosi, ma soprattutto risponde ai bisogni delle persone che dopo brevi esperienze di ospedalizzazione necessitano di lungo supporto assistenziale a volte coincidente con la vita stessa delle persone. L’infermiere di famiglia/comunità può rappresentare una soluzione per quanto riguarda l’assistenza nelle cosiddette “aree interne” la Cabina di regia istituita con Delibera Regionale 597 del 4 giugno 2018 aveva questo obiettivo, è arrivato il momento di riattivare questo importante tavolo. Istituire infine ed è fondamentale la presenza dell’ Infermiere negli istituti scolastici.
Presidente, concludendo, Lei nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della FORMAZIONE, perché?
Una recente indagine Almalaurea ha evidenziato che Il 65,1% degli infermieri con laurea triennale intende proseguire gli studi, nel 17,% dei casi con la laurea magistrale e nel 33,9% con i master e tra quelli con laurea magistrale il 37,3% intende proseguire gli studi con un master o altro corso di perfezionamento (qui si inseriscono le specializzazioni), mentre il 13,5% con il dottorato di ricerca. C’è la necessità che a formare gli infermieri siano gli infermieri. È necessaria una revisione dell’assetto formativo e dei rapporti tra Aziende ed Università, con particolare riguardo alla formazione post-base. Inoltre è necessario sviluppare standard di formazione, formazione continua, di addestramento, di condotta in modo che gli infermieri possano fornire assistenza di alta qualità durante la loro carriera. È arrivato il momento e soprattutto la necessità di confermare i Dipartimenti delle Professioni Infermieristiche ed Ostetriche, inserire la Dirigenza Infermieristica a pieno titolo nella Direzione Strategica e creare, finalmente, il Settore delle professioni Infermieristiche in Assessorato, a Direzione Infermieristica e 5 professional individuati con il coinvolgimento degli ordini professionali. Un programma ambizioso che un grande ordine saprà realizzare.”