
(AGENPARL) – Roma, 16 marzo 2020 – In un paese in cui molti individui, aziende, istituzioni e governi locali stanno prendendo decisioni difficili per il bene della nazione, l’attore più importante di tutti – il Governo Conte – continua su una strada coni suoi miopi decreti scritti con una sciatta incompetenza.
Infatti, il Governo di Giuseppe Conte ha annunciato giorni fa misure «eccezionali» per salvare l’Italia.
«Il governo è vicino alle imprese, ai commercianti, ai liberi professionisti, alle famiglie, ai nonni, alle mamme e ai papà che stanno facendo un sacrificio per la salute di tutti», dichiara il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in conferenza stampa.
Vediamo cosa prevede il maxi decreto che dovrebbe essere l’ennesimo decretino dell’Esecutivo cioè l’ennesima prova dell’incompetenza del principale attore.
Secondo l’articolo 2 (potenziamento delle risorse umane del Ministero della salute) «tenuto conto della necessità di potenziare le attività di vigilanza, di controllo igienico-sanitario e profilassi svolte presso i principali porti e aeroporti, anche al fine di adeguare tempestivamente i livelli dei servizi alle nuove esigenze sanitarie derivanti dalla diffusione del COVID-19, il Ministero della salute è autorizzato ad assumere con contratto di lavoro a tempo determinato con durata non superiore a tre anni, 40 unità di dirigenti sanitari medici, 18 unità di dirigenti sanitari veterinari e 29 unità di personale non dirigenziale con il profilo professionale di tecnico della prevenzione, appartenenti all’area III, posizione economica F1, del comparto funzioni centrali, da destinare agli uffici periferici, utilizzando graduatorie proprie o approvate da altre amministrazioni per concorsi pubblici, anche a tempo indeterminato. Per far fronte agli oneri derivanti dall’attuazione comma 1, è autorizzata la spesa di euro 5.092.994 per l’anno 2020, di euro 6.790.659 per gli anni 2021 e 2022 e di euro 1.697.665 per l’anno 2023».
Alla richiesta per fronteggiare l’epidemia Coronavirus di personale professionale da schierare sul campo come medici, infermieri, tecnici di laboratorio, ricercatori e personale sanitario a tempo indeterminato come si provvede? Assumiamo a tempo determinato per tre anni dirigenti sanitari e dirigenti sanitari veterinari. In altre parole signor Ministro, la truppa si lamenta! Davvero? Allora aumentate i colonnelli!».
Secondo l’articolo 6 (Requisizione in uso o in proprietà) «Fino al termine dello stato di emergenza, dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, il Capo del Dipartimento della protezione civile può disporre, con proprio decreto, la requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere, occorrenti per fronteggiare la predetta emergenza sanitaria, anche per assicurare la fornitura delle strutture e degli equipaggiamenti alle aziende sanitarie o ospedaliere ubicate sul territorio nazionale, nonché per implementare il numero di posti letto specializzati nei reparti di ricovero dei pazienti affetti da detta patologia. La requisizione in uso può protrarsi fino al 31 luglio 2020, ovvero fino al termine al quale sia stata ulteriormente prorogata la durata del predetto stato di emergenza».
Oggi ci accorgiamo che dobbiamo colmare il nostro gap sanitario che a causa di una scellerata politica della spending review abbiamo deciso di chiudere ospedali e reparti anche di Malattie infettive.
Paghiamo oggi lo scotto di non essere stati capaci di costruire nuovi ospedali, di riaprire i reparti di malattie infettive, di potenziare i laboratori con nuova tecnologia e di investire nella ricerca e nella tecnologia. And last but not least avremmo sicuramente evitato di far scappare la nostra menti migliori all’estero.
Perché alla resa dei conti, oggi i nostri giovani hanno solo due scelte: o fare i camerieri o prendere la valigia.
Secondo l’articolo 15 (Disposizioni straordinarie per l’autorizzazione alla produzione di mascherine chirurgiche)«Per la gestione dell’emergenza COVID-19, e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, è consentito produrre mascherine chirurgiche in deroga alle vigenti norme.
- In coerenza con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari.
- Le aziende produttrici che intendono avvalersi della deroga di cui al comma 1, devono inviare all’Istituto superiore di sanità autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, dichiarano quali sono le caratteristiche tecniche delle mascherine e che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici devono altresì trasmettere all’Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine oggetto della stessa.
- L’istituto superiore di sanità, nel termine di 2 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel comma 3, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine alle norme vigenti.
- Qualora all’esito della valutazione di cui al comma 4 le mascherine risultassero non conformi alle vigenti norme, impregiudicata l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, il produttore cessa immediatamente la produzione».
Secondo l’Art. 16 (Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività) «Per contenere il diffondersi del virus COVID-19, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, sull’intero territorio nazionale, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma3, del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9.
- Ai fini del comma 1, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, gli individui presenti sull’intero territorio nazionale, sotto la propria responsabilità, sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio».
Il ragionamento è molto semplice: visto che ormai è un Paese che non è più capace di produrre neanche le mascherine, perché non abbiamo fatto più una politica industriale seria volta a creare occupazione, ogni individuo è autorizzato ad utilizzare mascherine prive del Marchio CE. Quindi risolto il problema.
Ma il bello ancora deve venire.
Leggiamo al Titolo II Misure a sostegno del lavoro al Capo I (Estensione delle misure speciali in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale in particolare alcuni articoli.
L’Art. 28 (Indennità lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali) stabilisce «Ai lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e la data di entrata in vigore della presente disposizione, non titolari di pensione e non titolari di rapporto di lavoro dipendente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, è riconosciuta un’indennità una tantum pari a 500 euro. L’indennità di cui al presente articolo non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
- L’indennità di cui al presente articolo è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 86,5 milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al Ministero dell’economia e delle finanze. Qualora dal predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti, anche in via prospettica, rispetto al predetto limite di spesa, non possono essere adottati altri provvedimenti concessori».
L’Art. 29 (Indennità lavoratori del settore agricolo) stabilisce «Agli operai agricoli a tempo determinato, non titolari di pensione, che nel 2019 abbiano effettuato almeno 50 giornate effettive di attività di lavoro agricolo, è riconosciuta un’indennità una tantum pari a 500 euro. L’indennità di cui al presente articolo non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.
- L’indennità di cui al presente articolo è erogata dall’INPS, previa domanda, nel limite di spesa complessivo di 330milioni di euro per l’anno 2020. L’INPS provvede al monitoraggio del rispetto del limite di spesa e comunica i risultati di tale attività al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Qualora dal predetto monitoraggio emerga il verificarsi di scostamenti rispetto al predetto limite di spesa, non possono essere adottati altri provvedimenti concessori.
- Agli oneri si provvede a valere su risorse MEF».
Insomma è la prova della mancanza di visione di politica industriale, quella che dovrebbe invece far ripartire il sistema economico Paese e che investe sugli ammortizzatori sociali anziché sulle imprese che creano posti di lavoro.
Secondo l’Art. 59 (Rimessione in termini per i versamenti) «I versamenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni, inclusi quelli relativi ai contributi previdenziali ed assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria, in scadenza il 16 marzo 2020 sono prorogati al 20 marzo 2020». Altro problema risolto!
Ma l’apice del decreto Cura-Italia viene raggiunto con l’articolo Art. 45 (Sospensione termini di impugnazione dei licenziamenti) «A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604».
Riassumendo.
E’ l’Italietta della mancanza totale di una visione futura, quella fatta da provvedimenti economici miopi e contraddittori. Quella che ancora insiste sui crediti di imposta per rilanciare l’economia interna, quando alle imprese occorrono o soldi o commesse.
Per fare un esempio nella maggior parte dei casi con il fallimento l’impresa cessa la propria attività: il curatore si trova quindi ad affrontare gli esuberi inevitabili dei dipendenti e deve provvedere a licenziare e quando ricorrono i presupposti ad attivarsi per gli ammortizzatori sociali.
Ma se sono bloccati i licenziamenti come fanno ad accedere agli ammortizzatori sociali?
Il Governo farà un nuovo provvedimento per spiegare bene la situazione? Cioè un altro decretino?
Il dramma è che continuano i sintomi di un Paese che non vuole tornare ad essere competitivo che non sta facendo nulla per evitare la chiusura delle aziende, un’Italia che già pensa ai fallimenti delle imprese e ai conseguenti licenziamenti (bloccati!) che avverranno passata l’epidemia del Coronavirus con l’aumento degli ammortizzatori sociali (che i lavoratori non potranno accedere!).
Continuano le norme contraddittorie e poco chiare di un Esecutivo in forte affanno.
E’ l’Italietta degli avvocati del popolo mancati, dei pifferai magici incompetenti e degli apprendisti stregoni della politica i cui sbagli odierni ricadranno sugli italiani.
Insomma, un Paese che si è calato le braghe che non sa che pesci pigliare e che si sta lentamente arrendendo, facendo precipitare nel ridicolo l’immagine più di quanto già ci sia a livello internazionale.
Un’ Italia che ha perso l’abitudine di «sognare» e di coltivare una «visione», cioè in grado di vedersi come il Paese sarà tra dieci anni.
Manca chi è capace di pensare alla grande anche nei piccoli progetti; chi possiede una squadra di sognatori motivati e che tiene il cassetto dei sogni sempre aperto.
«Possiamo parlare di modello italiano – sottolinea il premier – non solo per il contenimento del contagio sul piano sanitario, ma anche per quanto riguarda la politica economica per far fonte a questa grande emergenza. Questa è una manovra economica poderosa, non possiamo combattere un’alluvione con gli stracci e i secchi. Ma abbiamo costruito una vera e propria diga protettiva per famiglie, imprese e lavoratori e vogliamo che l’Europa ci segua».
Infatti, l’Europa ci sta proprio seguendo, soprattutto la Germania che ha imboccato la strada dell’aumento della produzione e sta nazionalizzando temporaneamente le imprese in crisi mentre in Italia stiamo proseguendo sulla strada opposta, quella degli ammortizzatori sociali…
Dietro il nulla c’è solo – purtroppo – il banale nulla. E’ la mancanza di risorse intellettuali da parte di una classe dirigente nazionale che ha fallito il suo compito.
E il comportamento dell’Europa con la questione delle mascherine è sintomatico di quanto ci seguano e ci rispettino.