(AGENPARL) - Roma, 8 Novembre 2026 - «I nuovi dati illustrati da Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione dell’INPS, riportano al centro una delle questioni più significative dell’eredità dei governi Conte: la gestione del Reddito e della Pensione di cittadinanza e, soprattutto, l’assenza di adeguati meccanismi di controllo preventivo sulle risorse pubbliche erogate. I numeri parlano chiaro: oltre 1,7 miliardi di euro sono stati complessivamente erogati a titolo di Reddito e Pensione di cittadinanza a persone che non ne avevano diritto. Di questa cifra, al 31 dicembre 2025, risultavano ancora da recuperare 1,463 miliardi di euro. Un’enorme esposizione per le finanze pubbliche, aggravata dalla difficoltà di rientrare in possesso di risorse che avrebbero dovuto essere destinate a chi ne aveva effettivamente diritto. Particolarmente significativo è il dato relativo ai controlli della Guardia di Finanza sulle domande presentate tra il 2019 e il 2021. Nel filone riguardante persone che avevano omesso di dichiarare lo stato di detenzione o condanne penali incompatibili con il beneficio, oltre l’82% delle posizioni controllate è risultato irregolare. Parliamo di oltre otto posizioni su dieci, nell’ambito di verifiche mirate su soggetti selezionati per il rischio di irregolarità, non della totalità dei beneficiari. Un quadro che trova riscontri anche in Puglia, dove le verifiche hanno portato alla luce casi rilevanti di indebita percezione del sussidio. Nell’ottobre 2026, a Lecce, 66 persone sono state denunciate per aver percepito irregolarmente oltre 900 mila euro. A Taranto, nel giugno 2026, altre 20 persone sono state individuate per indebite erogazioni superiori a 400 mila euro. Episodi che confermano quanto sia fondamentale disporre di controlli efficaci e tempestivi, a tutela delle risorse pubbliche e di chi ha realmente diritto agli aiuti. Il problema, come evidenziato dallo stesso rappresentante dell’INPS, riguarda soprattutto il meccanismo con cui veniva erogato il sussidio: per un triennio si è fatto affidamento sulle autocertificazioni dei richiedenti, rinviando verifiche e controlli a una fase successiva all’erogazione. Un’impostazione che ha consentito anche a persone detenute o con condanne ostative di accedere a prestazioni alle quali non avevano diritto. Non è in discussione la necessità di sostenere le persone e le famiglie in condizioni di difficoltà economica. È in discussione il modello con cui si è scelto di farlo. Una politica sociale efficace deve garantire aiuti a chi ne ha realmente bisogno, ma deve anche assicurare che ogni euro dei contribuenti venga speso nel rispetto delle regole. La solidarietà non può essere disgiunta dalla legalità e dalla responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Con il Governo Meloni si è avviato un cambiamento attraverso l’Assegno di inclusione, con un sistema di accesso e verifica dei requisiti diverso da quello del precedente Reddito di cittadinanza. È una discontinuità che va accompagnata da controlli rigorosi e da un’effettiva capacità di intercettare le situazioni irregolari prima che si traducano in erogazioni indebite».
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre, vicepresidente della Commissione Finanze e Tesoro a Palazzo Madama.