(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - Oltre il 70% dei pazienti riferisce difficoltà nelle attività manuali, soprattutto lavorative. In Senato Istituzioni, società scientifiche, pazienti e rappresentanti del mondo del lavoro a confronto su prevenzione, diagnosi e presa in carico.
Un milione di italiani soffre di eczema delle mani e, tra questi, 80.000 convivono con una forma cronica, con circa la metà dei pazienti che presenta forme refrattarie alle terapie disponibili. Numeri che si inseriscono in un quadro più ampio: il 33,9% degli italiani convive con una patologia dermatologica, una prevalenza cresciuta del 14% rispetto al 1990.
Tra le patologie della cute, l’Eczema Cronico delle Mani è quella più frequentemente correlata all’attività lavorativa, in particolare per le professioni che comportano una maggiore esposizione ad acqua, detergenti, sostanze irritanti, uso prolungato di guanti e altri fattori di rischio ambientali.
Per molti pazienti la patologia non si esaurisce nei sintomi cutanei, ma si insinua direttamente nella quotidianità: circa 8 persone su 10 giudicano almeno moderato l’impatto dell’Eczema Cronico delle Mani sulla qualità della vita, con una percentuale che raggiunge l’88,4% tra le donne. Un impatto che si lega direttamente anche alla vita professionale, con oltre il 70% dei pazienti che riferisce difficoltà nello svolgimento delle attività manuali, in particolare lavorative; il 35,3% ha usufruito di permessi per malattia nell’arco degli ultimi dodici mesi e il 24,5% risulta inabile al lavoro.
Un tema reso ancora più rilevante dal possibile divario tra la dimensione reale del fenomeno e quella che emerge dalle segnalazioni: secondo i dati INAIL, in Italia le malattie cutanee rappresentano circa l’1,3% del totale degli infortuni denunciati – di cui più dell’80% è costituito da dermatiti da contatto ed eczemi – un dato in contrasto con il 10%-40% riscontrato in altri paesi europei.
Questi i temi al centro dell’incontro odierno in Senato “Eczema cronico delle mani: consapevolezza della patologia, qualità di vita delle persone e le professioni più a rischio”, promosso dal Senatore Ignazio Zullo per approfondire le conseguenze dell’Eczema sulla vita quotidiana e lavorativa e favorire un confronto sulle possibili azioni per favorire una diagnosi precoce e una presa in carico più efficace.
“L’Eczema Cronico delle Mani è una patologia che merita maggiore attenzione anche da parte delle Istituzioni, perché le sue conseguenze possono andare oltre la dimensione strettamente sanitaria e incidere sulla vita quotidiana e professionale delle persone” evidenzia Il Senatore Ignazio Zullo, Componente della 10ª Commissione permanente (Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale) del Senato della Repubblica “È nostro compito mantenere alta l’attenzione su condizioni croniche che rischiano di essere sottovalutate e contribuire a creare le condizioni affinché trovino risposte adeguate all’interno delle politiche sanitarie e sociali. Portare questo tema in Senato significa riconoscerne la rilevanza e dare voce ai bisogni delle persone che ne sono interessate”.
L’incontro di Roma rappresenta il momento istituzionale di sintesi del percorso promosso da TEHA (The European House – Ambrosetti) in collaborazione con Confartigianato e realizzato con il contributo non condizionante di LEO Pharma, che ha portato il confronto nelle regioni italiane, con l’obiettivo di accrescere la conoscenza dell’Eczema Cronico delle Mani tra le categorie professionali maggiormente esposte ai fattori di rischio e mantenere alta l’attenzione sulle sue conseguenze sanitarie, sociali e lavorative.
“Quando una patologia incide sulla possibilità di svolgere il proprio lavoro, il tema sanitario diventa anche sociale e occupazionale. L’Eczema Cronico delle Mani ne è un esempio concreto: per questo è fondamentale aumentare la conoscenza della patologia e dei fattori di rischio e favorire una diagnosi tempestiva. In continuità con il percorso avviato con Confartigianato e Leo Pharma abbiamo voluto approfondire il legame con il mondo del lavoro, concentrandoci sulle categorie professionali maggiormente esposte e favorendo il confronto tra mondo clinico, Istituzioni, pazienti, professioni e tutti gli attori coinvolti nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura” commenta Rossana Bubbico, Responsabile dell’Area Think Tank della Practice Health & Life Sciences.
Accanto alla maggiore consapevolezza della patologia, un nodo centrale riguarda la capacità di intercettare tempestivamente i pazienti e accompagnarli verso un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. In questo contesto, il dermatologo riveste un ruolo centrale nel riconoscimento e nella gestione dell’Eczema Cronico delle Mani, in particolare quando la patologia persiste o presenta una maggiore complessità.
“Una diagnosi tempestiva e un corretto inquadramento della patologia sono fondamentali per indirizzare il paziente verso il percorso terapeutico più appropriato” sottolinea Giovanni Pellacani, Presidente di SIDeMaST “È importante rafforzare la capacità del sistema di intercettare questi pazienti e favorire un accesso tempestivo allo specialista, soprattutto nelle forme persistenti o più difficili da controllare. L’obiettivo deve essere quello di garantire una presa in carico dermatologica strutturata e continuativa, capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi della malattia e di rispondere in maniera appropriata alla sua evoluzione”.
La presa in carico assume una valenza ancora più specifica quando l’Eczema Cronico delle Mani si intreccia con l’attività professionale. In questi casi, individuare i fattori che possono causare o aggravare la patologia e intervenire sull’esposizione diventa parte integrante di un approccio che affianchi alla cura anche un’adeguata strategia di prevenzione.
“Riconoscere precocemente i fattori professionali che causano o aggravano l’eczema cronico delle mani è fondamentale. Un ritardo può prolungare l’esposizione ad irritanti od allergeni, perpetuando l’infiammazione e favorendo l’evoluzione verso forme cliniche difficili da controllare” osserva Cataldo Paturno, Presidente di SIDAPA “per questo, fin dai primi sintomi è necessario affiancare ad un adeguato trattamento farmacologico una corretta valutazione delle attività svolte e delle sostanze utilizzate nell’ambiente di lavoro. La collaborazione tra dermatologo, medico competente, lavoratore e azienda permette di individuare interventi concreti: sostituire le sostanze responsabili quando possibile, cambiare se necessario la mansione, ridurre i contatti con fattori potenzialmente aggravanti, scegliere dispositivi di prevenzione adeguati e promuovere la cura della barriera cutanea. Diagnosi tempestiva e prevenzione personalizzata sono essenziali per tutelare la qualità di vita e la possibilità di continuare ad esercitare la propria attività lavorativa”.














